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Una delle cose che ho più apprezzato, nel comportamento di Peppino Englaro, è il fatto che di Eluana non esista una foto recente. Le uniche che si trovano in rete, e si vedono in tv e sui giornali sono quelle scattate prima dell’incidente, in cui Eluana è una bella ragazza mora e sorridente, dagli occhi pieni di vita e di speranza per un futuro che ahimè, come sappiamo, non ha potuto avere.

Dopo diciassette anni di stato vegetativo, chiunque abbia un briciolo di buon senso sa che quella immagine è appunto solo la foto di un passato lontano: se bastano pochi giorni di malattia anche non grave per ridurre un essere umano al pallido fantasma di se stesso, diciassette anni di incoscienza totale riducono qualunque corpo, pur se idratato e alimentato artificialmente, ad una larva.

In questi anni sul signor Englaro si sono riversate accuse di ogni sorta. Insinuazioni così basse, volgari, schifose che già da sole bastano a qualificare e far riconoscere che razza di persone orrende possano essere quelle in grado di partorire simili oscenità. Ma quel povero padre, oltre a non rispondere a parole alle offese più triviali, ha avuto il grande merito di non far trapelare una sola immagine della figlia come è oggi. Sarebbe stato molto facile, e mediaticamente vincente, rispondere agli attacchi più belluini con la sola evidenza di una foto, mostrare a quanti si ostinano a pensare che Eluana stia nel suo letto come una bella addormentata in attesa di un principe pronto a risvegliarla con un bacio e farle concepire un figlio, che invece le cose non stanno così, non stanno proprio così, che Eluana, ahimè non è più una principessa, ma un povero corpo svuotato di vita ed attaccato a dei tubi capaci di protrarre solo all’infinito alcune funzioni basilari, senza un senso e senza una ragione.

Se non ha scelto questa strada, è stato per amore e per pudore: amore verso la figlia, che aveva chiesto solo di poter mantenere la sua dignità di essere umano, e pudore di genitore e di cittadino che combatte una battaglia civile per tutti i suoi simili, non chiede favori e non aspira a trasformare il tutto in un macabro reality show. Da tutto il circo Barnum che gli si è scatenato attorno, Beppino Englaro ha cercato di proteggere sua figlia fino all’ultimo, combattendo con i mezzi della legge, non giocando in maniera furbetta sul pietismo facile o sul sensazionalismo d’accatto. Non chiede di essere compatito, non chiede che venga compatita Eluana: chiede che ad Eluana venga riconosciuto un suo diritto, come cittadina di uno stato laico e democratico, che consente a ciascuno di poter scegliere, controllare d interrompere i trattamenti sanitari cui viene sottoposto.

Non cerca pietà, pretende dignità e rispetto.

Forse è per questo motivo che ‘sto paese non riesce a capire la sua battaglia.