Filologia e libertà. Ovvero le sudate carte e gli eroi nascosti.

Uno sente dire: «È un filologo.» e subito pensa ad un topino grigio, chino sugli scartafacci da mattina a sera; un culo di pietra, come si diceva fra noi al liceo, di quelli che mai mettono fuori il muso dalla biblioteca, vivono una esistenza lontano dalla realtà e dai suoi problemi, ad occuparsi di virgole […]