Cesare non abita più qui

Le forme della propaganda politica mi hanno sempre affascinato. Non vi è nulla di più instabile del passato: ogni epoca si riscrive il suo, filtrandolo attraverso il presente: e se lo storico stesso non può mai fare a meno di parlare della sua contemporaneità, figuriamoci cosa può fare il politico, che nell’attualità deve vivere, anzi, ci sguazza. Ogni movimento politico ricostruisce e propone ai suoi elettori una sua particolare visione del passato, che spaccia per l’unica reale, l’unica “vera” e di quella si proclama diretto erede. Perché ogni movimento, ogni partito ed ogni politico tout court giurano agli elettori che, una volta al potere, ricreeranno una scomparsa età dell’oro. La politica, pertanto, è molto spesso quella cosa che vive nel presente, progetta il futuro, ma, negli slogan e nei discorsi, assicura di voler riproporre il passato.

La storia classica, greca e romana, è sempre stata, tradizionalmente, il grande serbatoio da cui attingere ispirazioni ed esempi. Fino all’Ottocento, addirittura, serviva principalmente a questo: a fornire, cioè, una serie di situazioni e personaggi che potevano essere “spesi” nella propaganda e nella attualità. Non c’è capobanda, principotto, capopopolo che non si sia paragonato a Cesare ed Alessandro da solo, o non abbia trovato un pennivendolo qualsiasi disposto a sottoscrivere il paragone. Ad onta del fatto che la cultura classica era la cultura della classe dirigente, persino i rivoluzionari pigliavano esempi dal passato: se il loro nume ispiratore non poteva essere ovviamente un Augusto – ma già col buon Giulio qualche affinità si poteva trovare – si ripescava Spartaco. Che era Trace, schiavo e nemico di Roma, ma sempre della storia romana faceva parte.

Dal Medioevo in avanti ogni regime politico ha cercato nel richiamo all’antichità – specie quella classica- una forma di giustificazione del suo operato presente: del resto il termine stesso “rivoluzione” è piuttosto recente nella sua accezione positiva: in politica si preferivano quelli di renovatio o restauratio: il nuovo ordine come ritorno o riproposizione di quello già vigente in passato. I rivoluzionari americani giustificavano la loro rivolta contro l’Inghilterra tirando in ballo i diritti propri delle antiche colonie greche, che nascevano indipendenti dalla Madrepatria, e per scrivere la loro costituzione si ispiravano a Cicerone e Polibio; Napoleone (sia il I che il III) si ispirano alla figura di Giulio Cesare, se ne sentono epigoni e ne diventano biografi; la retorica ottocentesca italiana ripesca il mito di Roma ben prima del Fascismo; il Fascismo poi si appropria così in esclusiva dei Romani che ricrea una storia romana di cartapesta ad uso e consumo della sua propaganda interna ed esterna. E persino i pagani Nazisti, che vengon su impregnati di miti celtici, di pangermanesimo e tifano spudoratamente per Arduino, negli ultimi giorni del regime si paragonano agli Spartani delle Termopili, immaginati come biondi, belli, tragicamente eroici e imbevuti di un platonismo che somigliava tanto ad Hegel.

Tutto ciò per dire, insomma, che da almeno duemila anni, in Occidente, chi fa politica in genere si rifà alla storia antica, o meglio classica, ed è il motivo per cui la Storia antica ed i curricola di studi classici hanno continuato ad essere inseriti nell’educazione tipo della presunta futura classe dirigente. Fino ad oggi, almeno. Perché a scorrere invece la propaganda politica degli ultimi anni, soprattutto in Italia, ci si accorge di una inversione di tendenza. Gli accenni, sia da parte di politici che dei commentatori o degli adulatori (mi è scappata, volevo dire intellettuali di regime, o organici: ma vabbè, ci siamo capiti) stanno diventando sempre più sporadici. Berlusconi fonda un “Partito del popolo”che spergiura di voler togliere le vecchie oligarchie di mezzo? Un tempo il richiamo obbligato sarebbe stato ai Populares cesariani, addirittura ai Gracchi. Oggi l’esempio classico non viene neppure accennato. Non si capisce più? È possibile. È probabile. Ma la mancata citazione è sintomo di un cambiamento nella cultura della propaganda politica. Se si guarda agli esempi che vengono proposti oggi per convincere le masse, si nota come i paragoni con altri periodi storici siano limitati o alla storia del Novecento (lo stesso stigmatizzare l’avversario come fascista/comunista fa parte di ciò) o riprendano, sia a destra che a sinistra, esempi provenienti dalla letteratura e dalla cultura religiosa in senso lato. Il mondo classico è sparito: la culla della democrazia è l’America, non Atene; il paradigma dello Stato Totalitario è la Germania nazista o la Russia di Stalin, non più Sparta; e le radici sono quelle cristiane del medioevo1. Un mondo che ha una visione miope e bigotta sul passato, figuriamoci sul futuro.

1In realtà esiste tutto un filone della propaganda leghista che ricupera la storia antica, ovvero il mito dei Celti. Ora, che i Leghisti siano stati gli unici, in anni recenti, a riproporre tematiche legate all’antico nella propaganda politica già dà da pensare; ma va sottolineato che tali accenni ai Celti ed alla storia antica si sono molto ridotti negli ultimi anni. Ora persino la Padania preferisce richiamare le radici cristiane e la battaglia di Lepanto. I Celti pagani, anticristiani e antiromani dei primi tempi sono stati mandati in soffitta, di pari passo con le richieste “rivoluzionarie” della prima Lega.

Annunci

4 pensieri su “Cesare non abita più qui

  1. Forse è cambiato l’immaginario delle classi dirigenti. Prima si formava sui classici, quello delle attuali si è formato su Beautiful.

    Mi piace

  2. I politici italiani non conoscendo la storia in blocco, preferiscono ignorarla e si rifanno alle battute tradotte dai giornali esteri. Tra poco i nostri politici si convinceranno e cercheranno di convincere gli elettori di essere anglosassoni non immaginando neppure chi siano né quali abitudini abbiano. Del resto invitano la gente a gettare nel cestino la lingua italiana che chissà a che cosa serve. Loro parlano in dialetto.

    Mi piace

  3. Hai fatto un’analisi concettualmente e storicamente interessante e scritta in modo accattivante e gradevole! Sono entusiasta di aver scoperto il tuo blog, ti condivido 🙂

    Con ammirazione, Marika

    Mi piace

  4. Cara Galatea,
    seguo il suo blog da alcuni anni ma solo ora ho pensato di commentare un suo intervento, peraltro in colpevole ritardo.

    L’argomento da lei affrontato è estremamente interessante e meriterebbe di riempire le pagine di uno o più libri (diversi studiosi illustri si sono dedicati alla questione). Approfitto dello spazio concesso -sperando di non arrogarmi un diritto che non mi spetta- per dare un mio piccolo, insignificante contributo.

    Temo che la pressoché totale assenza di richiami al mondo antico da parte dei politici sia dovuta proprio all’abuso che se ne è fatto in passato, soprattutto in epoca fascista. Si aggiunga che, come lei stessa ha ricordato, la formazione classica è stata a lungo riservata alla classe dirigente e fu dunque bersaglio dagli studenti in rivolta durante il Sessantotto, da essi considerata una forma di conservatorismo da contrastare.

    Non meraviglia che l’attuale propaganda politica italiana eviti accuratamente paragoni e riferimenti alla classicità, poiché essi risulterebbero tanto pericolosi per la destra quanto sconvenienti per la sinistra.
    Si potrebbe anche riflettere sul fatto che, salvo eccezioni o certe similitudini iperboliche, mi sembra che richiamarsi ad un passato anteriore al secolo XX sia ormai una pratica del tutto scomparsa, forse un segno dell’esigenza, da parte dei politici italiani di ogni schieramento, di dare l’impressione di guardare sempre più verso un futuro luminoso e mai a un passato sempre considerato buio.

    Ciononostante, se posso esprimere il mio parere, ritengo sia preferibile che personaggi ed eventi storici restino appannaggio di studiosi e dilettanti interessati piuttosto che strumenti di lotta politica, come fin troppo spesso è avvenuto in passato. Trattasi, quest’ultimo, di un meccanismo che tende ad adattare forzosamente fatti a questioni ed esigenze di oggi, ignorando l’evidente distanza -non solo cronologica- che separa le due epoche. Il risultato è spesso l’atroce distorsione di una realtà, talvolta idealizzata, che dovrebbe invece essere indagata senza pregiudizi di matrice ideologica o di passione politica. Non le pare?

    La ringrazio augurandole una buona serata, sperando che abbia la pazienza di leggere questo commento insopportabilmente lungo e noioso.

    V.

    Mi piace

Patti chiari, amicizia lunga: voi potete scrivere quello che volete, io posso bloccare chi mi pare

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...