Attiro i matti

Attiro i matti. È un dato di fatto. Come mi giro, ne accalappio qualcuno. Peggio che il miele le mosche. Ma così, per strada, senza fare niente.

Per esempio, l’altro giorno, al mercato. Sto girando tranquilla fra i banchetti, guardando un maglioncino qui, una canotta là – sto diventando bravissima a trovare i saldi da cinque euro, un vero cane da tartufi – e mi si para davanti un signore sui sessant’anni, all’apparenza normale. Il matto ha questo, per fregarti: che, all’apparenza, sembra normale. Mi si para davanti, dunque, e mi fa: «Signorina, lei ha uno sguardo così dolce, posso farle una domanda?»

Penso che voglia una informazione, e replico: «Sì, certo, mi dica.»

Lui fa un sorrisone, contento di aver trovato qualcuno che gli dia ascolto, e dice: «Oh, finalmente, sapesse! Io cerco qualcuno con cui parlare da tanto… senta, mi dica, ma se io le dicessi che sono Napoleone Bonaparte, lei cosa mi direbbe? Che sono matto?»

La guardo serissima, ci rifletto un attimo, poi dico: «No. Che uno di noi due ha sbagliato secolo.»

Lui resta a fissarmi perplesso, poi strabuzza gli occhi: «Ma non vale, lei è una maestra!»

E se ne va, scocciato.

Deve aver deciso che la più matta sono io.

6 pensieri su “Attiro i matti

  1. Cara Galatea, non ho mai fatto una cosa simile (tipo scrivere su un blog o altro ancora) ma volevo solo dirti che devi reputarti fortunata, forse.

    Purtroppo la mia vita è stata costellata di incontri con persone che, quanto meno,se non proprio “matti” presentavano “problemi relazionali” profondi.
    In primis forse, e lo scrivo con grande dispiacere, uno dei miei genitori. Questo è stato il “marchio di fabbrica” probabilmente che mi ha perseguitato e reso “riconoscibile” da tante altre persone con questo tipo di problemi.
    Incontrarli al mercato e non rivederli più sarebbe davvero un sollievo, per me.

    Invece no, il destino (e nient’altro te lo assicuro) me li appioppa davanti in un qualsiasi ( o forse dovrei dire “preciso”..?!? ) momento della vita.
    Tu impari a “fiutarli” e loro….fan lo stesso con te!…non ti mollano più!
    Non ultimo potrei riportare il caso di un nuovo collega che non posso assolutamente licenziare o cambiare di mansione, è che resterà un mio collega col quale avrò a che fare per tot anni.
    Deprimente direi. Deprimente iniziare davvero a pensare che vi sia un “disegno” più ampio che faccia capitare certe cose (certi incontri) senza comprenderne davvero i motivi. Le storielle del tipo “devi espiare delle colpe commesse nella vita precedente…” o altre balle simili inizio davvero a pensare che abbiano un fondamento di verità.
    Il problema resta: perchè?
    Dire e agire seguendo il detto “lo conosci lo eviti” non basta.

    Boh, perdona – e perdonate – lo sfogo. Mi piacerebbe davvero trovare una soluzione.

    La cercherò

    Saluti
    M.

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  2. credo, anzi sono convinto, che siano i matti a rendere il mondo un posto bello da vivere…che poi, fondamentale sarebbe mettersi d’accordo sul significato della parola “matto”.
    😀
    …brava!

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  3. Grazie… Mi sono divertita tantissimo a leggere la storia di Didone. E se gli insegnanti la facessero leggere a scuola? Oppure c’è bisogno del parere dei genitori? Sono certa che sarebbero i primi a dare il consenso. 🙂

    In quanto ai “matti” io sono una di quelli.
    Una giovane donna, venuta in ambulatorio, mi ha chiesto direttamente: “lei crede che io sia matta?” Le ho risposto: “a me non interessa la Sua malattia, ma la Sua persona, che è molto di più di una malattia”.
    E poi ho aggiunto, sfidandola: “mi faccia conoscere una persona che possa dichiararsi completamente sana di mente”.
    È rimasta senza parole e se ne è andata. Adesso quando mi incontra mi guarda con circospezione.

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  4. La tua Didone mi ha salvato la vita. Letteralmente. Non te ne puoi fare un’idea di quanto sono felice!!! Muta il destino lentamente, a un’ora precipita. Ecco, la mia ora è arrivata leggendo la tua versione di quella fessa di Didone e quel fatuo di Enea. Grazie dal più profondo del mio cuore!!!!!

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Patti chiari, amicizia lunga: voi potete scrivere quello che volete, io posso bloccare chi mi pare

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