Museo for dummies: confessioni di una pessima fruitrice di musei

Quello che sto per dire scandalizzerà i più, e magari non mi crederanno. Ma io sono una pessima fruitrice di musei. Nel senso che quando mi portano a “visitare” un museo molto spesso mi annoio.

L’idea di museo che ho in testa (non vuol dire che sia poi quello che si trova nella realtà sempre, ma gli archetipi sono potentissimi) è un luogo arcigno, una infilata di sale zeppe di statue, quadri, oggetti. Tutti insieme. Tutti uno dietro all’altro.

Ecco, lo confesso, io alla terza sala ho il cervello che va in pappa e gli occhi che si chiudono. Passo davanti alle vetrine non capendo più quello che vedo, e quando esco non mi ricordo granché. E non importa se mi hanno infilato nelle orecchie una audioguida. A me, altra confessione, le audioguide tradizionali annoiano da morire, anzi infastidiscono.  Sei lì, con queste maledette cuffiette che ti isolano da tutto quanto c’è attorno, dai rumori della sala, dal chiacchiericcio degli altri. Sei lì e devi cercare il numerino dell’opera, schiacciare il tasto, e poi stare ferma lì ad aspettare che una voce quasi sempre scialba ti racconti che l’opera è stata fatta nell’anno tale, e dal pittore tale, che fa parte del tale movimento. Ve lo posso di’ cheppalle? Ecco, ve l’ho detto.

Io al museo mi annoio perché quasi sempre mi sembra un gran contenitore in cui il contenuto c’è ma il senso sembra che ce lo debba portare io. Io che a casa mi devo leggere qualcosa per sapere cosa vado a vedere, ritagliarmi un percorso, decidere che opere mi interessano perché magari le devo conoscere per motivi miei. Ma questo lavoro spesso e volentieri è proprio a carico mio, perché in rete trovo pochino sulle collezioni, e comunque, fidatevi, curatori di musei, se pure io che sono abbastanza scafata faccio fatica, figuriamoci se una cosa del genere lo fanno persone meno preparate.

Scatta così l’effetto mandria. Cioè che io entro al museo, e magari ci sto, ma passo per le sale senza capire una cippa, o al massimo limitandomi a guardare l’opera e dire “che bella!” in base ad una pura suggestione estetica passeggera. Ma se è passeggera passa, appunto, e mi lascia poco. E no, cari curatori di musei, alle volta non è meglio se avete riempito le vostre sale di cazzabubboli digitali e schermi interattivi e effetti speciali a palla, tanto che il vostro museo sembra una cosa a mezzo fra un concerto di Michael Jackson buonanima e l’ultimo episodio di Assassin’s Creed. Perché pure lì, io ogni tanto vado in confusione. Mi diverto, per carità, a provare tutti i vostri strumenti, come nella sala giochi quando avevo quattordici anni, ma poi alla fin fine, mi rimane in testa quello che mi rimaneva in testa alla sala giochi, e cioè pochino.

A me, a me che non sono un’esperta del ramo e spesso entro in un museo senza sapere quasi nulla di quello che ci troverò dentro, servono delle storie. Delle storie da ricordare e da incasellare in un percorso. Mi serve qualcuno che mi faccia non genericamente da guida, ma da Virgilio.

Avete presente Virgilio, quello della Commedia, che si sciroppa per due regni ultraterreni un Dante stordito? Quello che con infinita pazienza lo prende per mano, gli dice chi sono i dannati che vale la pena intervistare, gli spiega come sono fatti i luoghi in cui passano, lo avverte quando rischia di ruzzolare o di far incazzare un diavolone? Ecco, quella roba lì. Virgilio aveva alle spalle un’ottima sceneggiatura (gliela aveva scritta Dante, infatti, che come personaggio è stordito, ma come autore no, mai). E infatti tiene il pubblico per due cantiche intere e quanto sparisce rimpiangiamo che arrivi Beatrice, che sarà più decorativa ma è molto meno interessante.

Allora cari curatori, non odiatemi, vi prego. So che sono il vostro peggior utente. Sono pigra e brontolona e pretendo tanto. Ma io voglio che voi mi accompagnate. Il vostro museo non è un magazzino, è un percorso: fatemelo capire. Raccontatemelo. Mettete dei video su internet, perché me li possa andare a vedere prima. Parlatemi dei personaggi che hanno costruito il luogo, delle opere che ci sono. Se la statua l’ha comprata un granduca che metteva le corna alla moglie o scappava davanti al nemico, io lo voglio sapere. Sono i particolari che mi fanno restare in mente quella statua, quel ritratto. Altrimenti per me sono alla tutti uguali e finisce che mi fermo a guardare le opere più famose solo perché sono le uniche di cui so qualcosa.

La tecnologia usatela, per carità, ma solo se al servizio di una storia da raccontare. Pure in Star Wars gli effetti speciali sono al servizio della storia, e i Jedi usano la spada laser quando devono combattere, mica per tagliarsi le unghie e riempire qualche inquadratura. E se non avete i soldi per le tecnologie, metteteci una cara vecchia guida umana, che fidatevi, se è brava e le avete scritto un buon copione fa molto di più.

Noi utenti siamo poco preparati e alle volte francamente irritanti, lo so. Ma vogliateci bene. In fondo tenete conto che entriamo da voi ritagliando il tempo dalla nostra vita, da un lavoro che ci spreme, da una valanga di impegni che ci sommerge. E quando abbiamo un’ora libera invece di spaparanzarci davanti alla tv ci sobbarchiamo la fatica extra di fare la coda, comprare un biglietto, entrare nel vostro sito archeologico, monumento, museo. Dovete spiegarcelo voi, e non con l’aria di chi ci fa una carità, ma di chi svolge il suo compito con gioia.

Non siamo più il colto pubblico di un tempo, che arrivava senza bisogno di nulla, perché aveva alle spalle la cultura e l’educazione necessaria per apprezzare le opere esposte e capirle. Siamo un po’ più rozzi, e meno educati.

Ma è compito vostro aiutarci a godere del vostro museo.

Altrimenti è come se il cuoco di un ristorante si arrabbiasse perché i clienti non arrivano “già mangiati”.

PS Nessun curatore di museo è stato maltrattato per questo post. Anzi, spesso i curatori di musei italiani stanno facendo di tutto per venire incontro al pubblico. Ma tenere presente anche quello che proviamo noi, utenti, è utile per confrontarsi.

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7 pensieri su “Museo for dummies: confessioni di una pessima fruitrice di musei

  1. Sei fortissima!
    Ci siamo trovati praticamente tutti, chi più chi meno, in queste condizioni (eccetto naturalmente gli appassionati e studiosi del settore).
    Per non morire dì troppe info, cerco di prepararmi prima.
    Ma non sempre c’è la voglia e/o il tempo…
    A Torino ho visto qualche bella mostra interattiva ed anche a Milano. Sono quelle che poi ricordo di più.

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  2. Mi ci ritrovo molto, soprattutto sulle audioguide.

    E l’eccezione viene dalle stesse parti di star wars: l’audioguida di Alcatraz prodotta da George Lucas (spero ancora in uso, io la provai molti anni fa), che appunto racconta una storia e lo fa molto bene.

    Recitata dai secondini originari che ti trattano come un prigioniero appena arrivato. Cammini e senti il rumore delle catene, entri nella tua cella e senti la porta sbattere dietro di te…

    Straconsigliata a chiunque capiti a San Francisco

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  3. Visitare le sale con poca o nulla gente piuttosto che essere sospinto dalla mandria senza la possibilità di valutare quello che vedo o meglio gustare quello che mi piace. Sì, perché non tutto è di mio gradimento. Quindi al museo ci vado quando gli altri stanno a casa

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  4. Grazie, Grazie di cuore, cara prof. Faccio la guida e l’accompagnatore turistico da 45 anni (ne ho 75) e il complimento più bello che mi fece qualche anno fa un signore già avanti negli anni fu: Ho visitato, per dovere, tanti musei in lungo e largo nel mondo, , lei è il primo che mi ha fatto “gustare” con piacere una visita di questo genere. Il tuo scritto rispecchia perfettamente il mio modo di fare il mio mestiere. Ti leggo sempre con grande gioia. Se capiti a Sybaris, fondatrice di Paestum, mi farebbe immenso piacere “guidarti” nel locale Museo e nell’area archeologica. Un abbraccio. Tonino Cavallaro

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  5. Meravigliosa come sempre! E che piacere avere la conferma che non sono solo io a pensare che la vetrina con dentro un “aryballos del VI secolo a.C.” non mi comunica niente, anche se il vasetto è esteticamente magnifico. Mentre se magari mi si diceva che cosa mettevano nell’aryballos, se veniva usato da una donna o da un uomo o come diamine faceva a stare in piedi senza versare il contenuto, magari poi imparavo qualcosa.
    Dovremmo imparare la divulgazione, anche museale, dagli inglesi, magari arricchendola con la nostra proverbiale creatività (se ce l’abbiamo ancora)

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