Fallire. Siamo umani, siamo un fallimento.

 

FallimentoC’è ormai tutta una etica e una estetica legata al fallire e al fallimento. Ci sono quelli che non falliscono mai (gli stessi che non dovevano chiedere mai, come un celebre uomo profumato degli anni ’80) e che se accade soffrono come i titani romantici precipitati dall’Olimpo. Ci sono i prammatici che elogiano il fallimento perché così si fa esperienza, è una cosa buona giusta, guai a non fallire, il liberismo ce lo chiede, perché è solo prendere la rincorsa per arrivare più in alto, e alla fine vincere. Ci sono quelli che amano il fallire e chi fallisce, perché gli ultimi saranno i primi, e la logica del vincente è brutta, chi vince è spesso un prepotente, il fallito invece è simpatico, fa tenerezza, è buono per antonomasia.

Nessuno dice mai, o quasi mai, o se lo dice lo fa sottovoce, come un inciso del discorso, che fallire è normale, e non sempre implica un riscatto. Alle volte si fallisce e basta, senza nemmeno imparare granché, e bisogna darsi pace.

Non siamo tutti Steve Job, che fallisce perché lo cacciano dalla Apple, ma qualche anno dopo se la ricompra e si vendica dei suoi nemici. Non siamo tutti la Rowlings, che viene rifiutata da tutte le case editrici a cui invia il suo manoscritto, ed è una povera ragazza madre disoccupata che piange in treno prima di sfornare una sequela di best seller mondiali che mettono al riparo dalla miseria lei e i suoi discendenti per almeno cinque o sei generazioni.

Fallire, non riuscire in qualcosa a cui magari tenevamo molto, fa parte della vita, come vincere. Capita sul lavoro, e anche in amore. Non è sempre il primo tempo del film, alle volte le cose non riescono e basta, e non ti riusciranno mai, perché ci sono limiti che non sei in grado di superare e di travolgere. Ci sono, esistono, come ci sono circostanze che tu non puoi modificare perché sono più grandi di te. E fallisci.

La saggezza non è data da come ti impegni per trasformare il tuo fallimento in una rivincita. Il fallimento, di per sè, non ti insegna nulla se non che è andata male e tu ci soffri.

Alle volte ti insegna a guardare un po’ più in là del risultato immediato, o a fartene una ragione. Ma non è detto che sia lui a renderti più saggio, più forte, o nel lungo periodo più vincente.

Io credo che bisognerebbe semplicemente insegnare, ai bambini, ai giovani, agli adulti, che il fallimento fa parte della vita, e della vita di tutti, non solo di alcuni. Dobbiamo semmai imparare a circoscriverne il peso, per evitare che sia l’unica cosa che ci assilla o ci terrorizza, e alla fine ci definisce. Che la vita di ognuno di noi è questo impasto di bene e di male, di successi e batoste. Inscindibili, spesso imprevedibili, e quando prevedibili comunque provvisori.

Statisticamente non può andare bene tutto, per cui alle volte andrà alla grande, altre così così, altre uno schifo, per quanto ti ci sia impegnato allo spasimo. La grande lezione del fallimento non dovrebbe essere quella di voler superare i propri limiti ma di accettare che ne hai. E ne avrai sempre, per quanto tu ci lavori. Ci saranno sempre il granello di sabbia che ingrippa l’ingranaggio, la stecca imprevista nella melodia, chi non si attiene ai piani e chi ti tradisce perché hai sbagliato a dargli fiducia, gli errori di calcolo, gli errori di valutazione, la banale pigrizia, la fretta cattiva consigliera, la sciatteria. E molto spesso ci potrai fare poco, se non incrociare le dita che tutto fili diritto lo stesso, per qualche incomprensibile scelta del caso o benevolenza degli dei.

Non esistono i vincenti e i falliti, esistono solo gli esseri umani, che si arrabattano su questo pianeta per sfangarla alla meno peggio. Che siano re, capitani d’industria o poveri sconosciuti, ci sarà sempre un obiettivo che non hanno conseguito, qualcosa che li rende infelici ed insoddisfatti. Falliti.

Il fallimento è quella cosa che ci ricorda che per quanto possiamo impegnarci siamo sempre quello, umani. Certifica il nostro essere poveri animaletti deboli, in balia del caso e del destino. O delle nostre ossessioni, che qualche volta è persino peggio.

Per questo ci spaventa. Per questo lo odiamo tanto. Per questo non ce ne libereremo mai.

 

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