Ricette Letterarie: riso agli immigrati nella cucina italiana

Riso

Riso (fonte Wikipedia)

Non c’è niente di meglio della cucina italiana, vero? Eh, come facciamo da mangiare noi, con i prodotti italiani, nelle cucine italiane, con le ricette italiane… basta con queste ricette piene di ingredienti esotici, da radical chic che inquinano la nostra tradizione e la nostra cultura! E basta anche con le paste al pomodoro, le parmigiane, tutti piatti terroni adatti a popoli levantini e corrotti!

Mi farò un italianissimo, proletario risotto alle zucchine.

Ah, no. Le zucchine, tanto per cominciare. Sono immigrate. Dal Sud America. Per fare il brodo vegetale, ci devo mettere dentro una carota e una patata. Anche lei americana. Mannaggia. Il sedano, per fortuna, viene dal Mediterraneo. Dalla Sicilia, per essere precisi. Che da un Salvini prima maniera sarebbe stato considerato terrone e guardato con sospetto pure lui, per dire.

Passiamo al riso. Ve lo devo dire? Un sordido immigrato cinese. Arrivato in Italia ha colonizzato l’ambiente della Pianura Padana, sfrattando piante locali che erano qui da millenni. Oh, fanno così i cinesi, si sa.

Il soffrittino di cipolla ce lo mettiamo? Sì, ma è un’altra immigrata, la cipolla. Proviene dalla Palestina, perché nell’età del bronzo resti di cipolle sono stati ritrovati negli insediamenti cananei. Di sicuro la sua diffusione si deve agli antichi Egizi. Insieme a quella dell’aglio e del porro. Li vogliamo ributtare a mare questi immigrati che inficiano le tradizioni culinarie nostrane?

Andiamo avanti. Un po’ di colore a questo risotto biancastro ce lo vogliamo dare? Che dite, un pochino di zafferano? Che viene dal nord Africa, quindi immigrato pure lui. Oppure per risparmiare un po’ di curcuma? No, è originaria dell’Asia pure lei.

Niente spezie, sono tutta roba da debosciati levantini, dunque. Mangeremo sciapo, pallido e senza gusto, ma italico!

Per fortuna che a mantecare il risotto abbiamo due campioni di italianità: il burro e il grana. Oddio, il burro è tipico dei Celti, che a ben guardare in Italia erano immigrati pure loro. Che faccio, lascio, o la Meloni mi sgrida?

Be’ almeno sul grana padano, mica si avrà da ridire, no? Quello è italianissimo, nasce in Lombardia, nel trecento, nella Abbazia di Chiaravalle vicino a Milano, cazzarola, più italiano di così… non fosse che l’Abbazia di Chiaravalle era una dependance della più famosa Abbazia cistercense di Clairveaux. Cioè erano benedettini di origine francese. Immigrati anche loro, in pratica.

Certo potrei farmi una bella polenta con il sugo… ad no, il mais è americano, come il pomodoro. Vade retro. Quindi che faccio, mangio un vasetto di yogurt? Peggio che andar di notte, è turco, passato per la Grecia. E non posso nemmeno farmi un sandwich, che già lo dice il nome che è una roba foresta, e per di più annegato con la maionese, che è francese come il suo inventore, il duca di Richelieu.

Insomma, per mangiare rigorosamente italico mi sa che posso giusto provare ad arrostirmi un po’ di carne alla brace, senza aromi, senza nulla, e sperando che la bestia sia di razza rigorosamente italica, il che non è facile dopo secoli di ibridazioni.

Deve essere per questo che essere razzisti alla lunga nuoce alla salute. Si muore di fame, porca miseria.

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17 pensieri su “Ricette Letterarie: riso agli immigrati nella cucina italiana

  1. Quindi che faccio, mangio un vasetto di yogurt? Peggio che andar di notte, è turco, passato per la Grecia.
    ***
    È notorio che i tedeschi sono grandi consumatori di yogurt turchi, soprattutto quelli passati dalla Grecia.

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  2. Devo dire che questa metafora all’inizio non mi entusiasmava, ma ora comincia ad intrigarmi. Qui in realtà, più che di razzismo, stiamo parlando di xenofobia, ma poco importa. Di per sè, è comunque un male.
    Incidentalmente, il razzismo vero (discriminare gli ingredienti in base alla varietà biologica cui appartengono) è alla base di tutta la buona cucina. Ad esempio, io la bistecca alla Fiorentina la voglio di carne di mucca Chianina, e non di Scottona o Frisona o altro. Anche le patate, mica sono tutte uguali: per friggerle devono essere a pasta gialla, per fare gli gnocchi, a pasta bianca, e chi più ne ha più ne metta. Ulteriori esempi non mancherebbero, ma per elencarli tutti dovrei aprire un blog apposta, e non ho la stoffa del blogger.
    Tornando alla tua metafora, il problema vero, però, è quando mentre, da cittadina del mondo, ti stai cucinando il tuo risotto ecumenico, cosmopolita e multietnico, ti scaricano un paio di cassette di avocado in anticamera. E poi il giorno dopo, mentre ti fai il tuo caffè perfettamente integrato, e stai pensando a come smaltire gli avocado che non sei riuscita a stipare nel frigo la sera prima, ti arriva una cassa di olive. E poi ancora, e ancora, ogni volta non tantissima roba, ma sempre un bel po’ di più di quanta tu ne possa assimilare senza problemi di salute. Quando cominci ad avere un po’ in tutte le stanze di casa discrete quantità di generi che quando sono arrivati erano anche buonissimi, ma che ora stanno cominciando a creare problemi, oltre che di vivibilità, ambientali (marciume, insetti, liquido che cola, insomma quelle cose che succedono ai cibi non consumati, solo più in grande), e magari inizi ad avere un principio di obesità causato dal vano tentativo di smaltirne il più possibile, non inizi a provare, pur nella tua coscienza di essere una privilegiata perchè fai parte del quinto più ricco della popolazione mondiale, almeno un po’ di comprensione per chi, al tuo posto, si chiederebbe se le prossime casse non sia il caso di portarle a qualcun altro?

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  3. Inoltre mi sembra di ricordare che le risorse arrivate in America dopo il 1492 non abbiano dato grandi gioie agli autoctoni.
    Lo stesso si può dire per quelle risorse arrivate in Australia qualche anno dopo.
    Il libro che ho citato in un post precedente parla anche di questo.
    ***
    P.S. @Sapere di più per fare di più
    È vero: le patate non sono tutte uguali

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  4. @Galatea
    certi signori hanno in mente un anno zero: ciò che è arrivato prima, è buono, il resto no. Una delle tante loro stupidaggini.

    @Sapere di più per fare di più
    Quelli oggi orgogliosi della loro razza sono il frutto di parecchie “cassette” (carino, il tuo paragone) recapitate in passato: Goti, Longobardi, Bizantini, Saraceni, Austriaci, Francesi …e l’unica possibilità è preparare ricette anziché sbattere tutto in giro perché non le vogliamo nei nostri armadi. E poi il paragone deve fermarsi, perché le etnie non marciscono (e il paragone implicito qui, invece, non mi piace).

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  5. @Ribaldi: cosa ti fa pensare che razza o etnia abbiano un ruolo importante in quello che succede in questi giorni? Ad esempio, credi che se i passeggeri della Sea Watch fossero di etnia diversa (e quale?) sarebbero sbarcati prima?

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  6. @sapere di più per fare di più: a casa mia riusciamo a smaltire tutto senza problemi, abbiamo il frigo per congelare, siamo abili a ridistribuire. Prima di arrivare a buttare via la roba, dovrebbero arrivare chili e chili di roba. Esattamente come in Italia con i profughi. Non ne arrivano milioni ogni giorno, checché ne dicano alcuni, ma un userò limitato che siamo in grado di gestire. Anche perché le persone, al contrario delle cose da mangiare, non stanno mica li a far la muffa. Producono, trovano lavoro, si muovono. A me sembra che lei sia solo molto sazio e molto spaventato per nulla. E visto il suo nick, le converrebbe informarsi meglio sui numeri reali dell’immigrazione, invece di parlare a vanvera di numeri ingestibili.

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  7. @Bragadin: caro (mi perdonerai il caro, che è paternalista quanto il tuo)ti stupirà sapere che il saggio lo conosco e l’ho letto una ventina di anni fa, quindi probabilmente assai prima che tu ne sentissi citare il titolo leggendo per sbaglio qualche voce di Wikipedia.

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  8. Ovviamente conosco già qualche numero, ma accolgo e valuto sempre con interesse nuove informazioni, e nuove fonti, se ne hai.
    A a questo punto direi che è meglio spostarsi dalla metafora alla realtà per evitare confusioni. Quando dici “casa tua” intendi il mitico nord-est, giusto? Hai motivo di ritenere che nel resto d’Italia possa esserci la stessa ricettività?
    La situazione, in realtà, ha del paradossale, perchè la maggior parte dei centri di accoglienza, a quanto mi sembra di capire, sono nel centro-sud, che offre decisamente meno possibilità di intregrazione lavorativa, soprattutto se si cerca un lavoro legale. Comunque, sono sempre disponibile ad essere smentito, fonti alla mano…
    P.S. Mi sembra che, ultimamente, tu mostri la tendenza a presupporre disinformazione ed emotività negli interlocutori che onori della tua risposta (che è comunque un segno di attenzione che apprezzo e di cui ti ringrazio). Non ti sembra un atteggiamento un po’ contraddittorio?

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