Il ministro degli spaghetti e del ragù in scatola

Pasta di salvini

La pasta di Salvini

Dal punto di vista comunicativo, è una bomba. Il tweet di Salvini in cui annuncia con tanto di foto che si sta per mangiare un piatto di 200 grammi di spaghetti ***** (nota marca di pasta nazionalpopolare di fascia medio-bassa) conditi con il ragù ***** (altra nota marca di sughi pronti popolare di fascia medio-bassa) è a suo modo geniale.

Colpisce esattamente e subito il pubblico dei suoi potenziali elettori. il nostro Matteo, ancorché Ministro della Repubblica, è proprio come loro: sovrappeso, stressato dal lavoro. Nel giorno in cui si è distinto per aver quasi mandato in vacca una operazione di polizia contro la mafia nigeriana, manda tutti al diavolo e come un Alberto Sordi del nuovo millennio si strafoga di spaghetti. Al ragù, una perversione nordica, perché a Napoli gli spaghetti sono al pomodoro, e al ragù si fanno altri formati di pasta. Gli spaghetti e il ragù sono quelli di due marchi che trovi in tutti i supermercati e i discount, sono gli stessi che si possono permettere l’autista di tram, il metronotte, l’insegnante che torna dal lavoro stanca e non ha tempo di farsi da mangiare qualcosa di davvero buono, l’infermiera. Sono un piatto non popolare, sono proprio un piatto proletario nel senso più preciso del termine.

E anche la foto, sparata lì, con il piatto col bordo impastato di sugo simile a catrame, gli spaghetti bianchicci e collosi aggrovigliati sono anni luce lontani dai piatti iperfighetti di Masterchef, o le foto dei foodblgger su instagram, che magari sono spaghetti al ragù uguali, ma se la tirano come menù principeschi. E sono anni luce lontani dai pasti dei cosiddetti radical chic, che se pure mangiano spaghetti al ragù sono spaghetti a km0, di farro biologico certificato, il ragù è di seitan, il pomodoro doc e accanto hanno una foto di Carlin Petrini che sovrintende al pasto con il sorriso ambiguo di una icona bizantina, approvando.

Il tweet di Salvini non è una foto, e nemmeno uno sfogo estemporaneo: è un manifesto programmatico di populismo, un sunto in uno scatto di un intero programma politico, un saggio sociologico sulla perfetta profilazione dei suoi elettori.

Un giorno, credetemi, se vorrete dare la più precisa idea di chi fosse Salvini e di come lavorasse alla costruzione del suo culto della personalità quel tweet sarà come il ritratto per Mao, o la foto di Mussolini che trebbia il grano.

Uno spaghetto moscio affogato in un sugo preconfezionato e scadente, che parla ad un popolo impoverito, rancoroso, che non sa nemmeno più permettersi il lusso della buona tavola, ma usa prodotti industriali e precotti. Un popolo che ha perso dignità, cultura, fantasia, oltre che potere d’acquisto. Un popolo a cui Salvini si rivolge per dire “Amatemi, sono come voi”, peggio di un Mike Bongiorno d’antan, perché oggi il Mike della fenomenologia di Eco sarebbe considerato un intellettuale da guardare con sospetto, visto che cannava meno congiuntivi di Di Maio.

Salvatela, quella foto. Spiegherà ai nostri nipoti cosa è successo nella nostra epoca.

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2 pensieri su “Il ministro degli spaghetti e del ragù in scatola

  1. Gattini, spaghetti al ragù, bufale di stampo razzista, notizie di operazioni di Polizia ancora in corso, tutto buttato nello stesso calderone mediatico come si butta il cemento in una betoniera.
    Mai raggiunti, a memoria, livelli di incoscienza e sciatteria così bassi.

    Piace a 3 people

  2. Articolo gustoso e condivisibile , che ben spiega la “strategia mediatica” di Monsú Felpa.

    C’ è del metodo in Salvini … che è pericoloso per la democrazia , come scrive ottimamente Cancellato su Linkiesta

    https://www.linkiesta.it/it/article/2018/12/05/si-salvini-e-un-pericolo-per-la-democrazia-o-fa-di-tutto-per-sembrare-/40349/

    Tuttavia, detto a latere, c’ è stata (ora è morta e sepolta) una “gauche caviar” che ha fatto danni, e dalla quale NON si deve ripartire per una alternativa a questo orrore di governo e di maggioranza.

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Patti chiari, amicizia lunga: voi potete scrivere quello che volete, io posso bloccare chi mi pare

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