I Medici, ovvero dateci il Rinascimento non una puntata noiosa del Grande Fratello

Ieri sera ho guardato la prima puntata della seconda serie dei Medici, su Raiuno. Nella speranza che magari, viste le critiche mosse alla prima serie di questo inguardabile polpettone in costume, uno sceneggiatore animato da buone intenzioni ci avesse messo mano.

No.

È sempre un polpettone inguardabile, una specie di Un posto al sole in costume, anzi, peggio. Perché ogni tanto Un posto al sole ha una sua dignità, e comunque non mette in scena i personaggi chiave del nostro Rinascimento, qui ridotti invece ad una manica di figure bolse e senza carattere, impegnate più che altro a fare sesso (in realtà pure poco, anche se sono sempre in camera da letto, al massimo si sbaciucchiano un po’) e cianciare d’amore.

La regia è quella di una televendita di materassi. Non c’è un frizzo, un brivido: i personaggi stazionano davanti alla telecamera, che al massimo li segue quando si spostano. Due o tre riprese di paesaggi toscani adatti ad uno spot della Proloco, e un paio di scene in edifici storici, dove tutti stanno in piedi perché evidentemente devono uscire subito, sennò la Sovrintendenza li legna visto che non ha dato il permesso di portare mobili e arredi di scena. In confronto una puntata di Montalbano sembra girata da Orson Welles.

Se la scenografia è scadente, la sceneggiatura latita. I dialoghi fra i personaggi sono imbarazzanti. Si parla di Lorenzo dei Medici, ridotto ad un bamboccino caruccetto dallo sguardo vacuo e vuoto, tanto idiota che in una scena gli viene spiegato di essere stato ritratto in un quadro che lo raffigura (e per cui deve aver posato a lungo, dal che si evince che il ragazzo o è tonto forte o soffre di amnesie). Per far capire quanto è colto ogni tanto ripete che si interessa di arte e di filosofia ai passanti e viene ritratto mentre cena con Botticelli e Poliziano, anche loro impegnati a ricordare a chiunque di essere Botticelli e Poliziano. Sfugge quale possa essere la valenza didascalica dell’informazione per chi non li conosca, mentre chi li conosce scuote la testa sconsolato.

Il resto della famiglia Medici non ne esce meglio: Giuliano è un cretino, per altro anche bruttarello, la sorella una isterica, la madre una intrigante di mezza tacca. I vertici del ridicolo si toccano nella descrizione di Clarice Orsini, che deve essere convinta a sposare Lorenzo, come se all’epoca la figlia di una famiglia nobile potesse avere una minima voce in capitolo, e non le fosse chiaro fin dalla culla che il suo matrimonio sarebbe stato deciso sulla base delle alleanze familiari necessarie. A spingerla il cardinale zio di Lorenzo, attanagliato da dubbi morali perché non trova lecito costringere al matrimonio una giovane che vuole farsi monaca. I cardinali del Rinascimento, signori, abituati a fare guerra, scoparsi qualunque essere vivente a portata di mano e a intrigare in politica, in effetti di simili scrupoli ne avevano a iosa.

Ma è proprio il Rinascimento a mancare del tutto in questa serie. Quel periodo meravigliosamente elegante e feroce, quel magnifico palcoscenico di grandi ego che si scontrano senza esclusioni di colpi per la fama e il potere. Il Rinascimento che è carne e sangue, che è lotta crudele e titanica, che è tradimento, spergiuro, avidità, tragedia e anche farsa. Il Rinascimento che ė grandioso e tremendo perché è vita.

Quello che Martin distilla e infonde nel Trono di Spade, qui è disperso, ridotto ad un pettegolezzo di cortile, ad una scenetta patetica messa in scena da personaggi senza sugo. Seguire una puntata dei Medici è come vedere Riccardo III recitato all’oratorio da una compagnia di dilettanti senza talento. Stringe il cuore.

Ma perché quando si producono serie storiche vengono fuori dei prodotti così brutti? spesso la risposta che si dà è che la storia ė difficile, la fiction ha le sue regole, il pubblico non può certo appassionarsi ad un serial in cui la Storia vera non viene rimaneggiata, appiattita, edulcorata per venire incontro ai gusti delle masse.

Palle. Scusatemi, ma devo dirlo. Palle.

Non è il pubblico che non è in grado di seguire una trama complicata, se viene raccontata bene. E la prova è che il Trono di Spade ha successo e schiere di fan in tutto il mondo. Il problema secondo me risiede proprio nella testa di chi questi prodotti li pensa, e che dà per scontato che la Storia sia impossibile da raccontare in maniera affascinante. È lui che a scuola si annoiava e allora crede che sia necessario semplificare la Storia, violentarla, romanzarla male per farla digerire. Ė lui che del Rinascimento non ha studiato una cippa se non forse un riassuntino sul Bignami, di cui comunque ha capito poco, e allora vuole ridurre tutto alla portata di ciò che sa.

I Medici sono frutto di una cattiva, pessima idea di divulgazione , che dà per scontato che la Storia sia noiosa e cerca di trasformarla in una brutta telenovela, convinto così di farla amare di più.

Ma perché mai il pubblico si dovrebbe appassionare alle vicende di questo Lorenzo bamboccino lagnoso, a questo Rinascimento di cartapesta senza profondità, a questi personaggi piatti, evanescenti, prevedibili, banali come le battute che pronunciano? perché? Il pubblico ama le grandi storie, i grandi amori, i cattivi perfidi, gli eroi e gli antagonisti che lottano disperati contro il fato, non questa robetta patetica e loffia.

Al pubblico date il Rinascimento, quello vero. Portateli dentro alla bottega di Botticelli, alle stanze di Lorenzo, nelle camere dei cardinali, negli androni dove i loro sicari affilano i coltelli, nelle sale d’arme dove gli scherani si allenano. Fate sentire il puzzo dei cavalli che nelle stalle vengono bardati per la battaglia, respirare la polvere dei marmi che vengono scalpellati per le statue. Raccontateci l’ambizione, l’odio, le congiure, gli spergiuri, gli amanti che si incontrano furtivi sotto le volte ombrose delle chiese.

Dateci il Rinascimento, non questa schifezzuola da madamine in attesa del parrucchiere, noiosa come una puntata del Grande Fratello e altrettanto inutile.

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2 pensieri su “I Medici, ovvero dateci il Rinascimento non una puntata noiosa del Grande Fratello

  1. la Storia, la scrivo con la esse maiuoscla, non è mai noiosa ma è sempre avvincente proprio per quello che hai detto tu. La storia, che è stata ridotta per eliminarla dai programmi scolastici, annoia che della storia non ha capito nulla e si ostina a ignorarla perché quello che ci ha insegnato il passato è passato da dimenticare. Diciamo che è il frutto dell’appiattimento culturale che fa di molti italiani degli emeriti ignoranti.

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