Le spese immorali e i detti della mia nonna

Questa faccenda del reddito di cittadinanza e di Di Maio che assicura che controlleranno bancomat per bancomat per assicurarsi che chi lo riceve non ci compri “cose immorali”, mi ricorda molto una storia che successe con la mia nonna.

La mia nonna non era certo ricca, ma quando incrociava un povero per strada che chiedeva la carità tirava sempre fuori un soldo. E c’era sempre qualcuna, una vicina di casa, una delle “cugine ricche” o un passante qualsiasi (perché si sa che se la madre degli idioti è sempre incinta anche quella dei cacacazzi abortisce raramente) che commentava: «Cossa ti che dà i schei che tanto appena ti te giri el va al bar e ‘l se beve un’ombra!» (Trad: Che gli dai i soldi a fare che appena ti volti va al bar e li spende in vino!).

Al che mia nonna, serafica, rispondeva: «Bon, se el se va tor un’ombra, poareto, vol dir che’l ghe ne gà bisogno!» (Bene, se si prende un bicchiere di vino, poveraccio, vuol dire che ne ha bisogno!).

Dal che ho imparato che non si sa mai abbastanza delle vite altrui per decidere noi di cosa abbiano davvero bisogno, e quando.

E soprattutto, che farsi una vagonata di fatti proprio invece che far la morale al prossimo è sempre buona cosa.

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6 pensieri su “Le spese immorali e i detti della mia nonna

  1. Ma sei veronese ? O di quale altra parte del Veneto ? Ad ogni modo la cosa che mi fa più paura sono i sei ( dico 6 ! ) anni di carcere minacciati a chi facesse il furbetto con il rdc. Ma penserebbe più semplice toglierglielo?
    Non sono infondati i paragoni col fascismo : siamo arrivati al punto che questi giovincelli rampanti, eletti da una parte del popolo, sfornano qualsiasi pena passi loro per la testa per qualsiasi reato. Ripristineranno anche la pena di morte ?

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  2. Spesa immorale sarebbe sicuramente quella che dovrebbe sostenere lo Stato per mettere in atto la suddetta (boiata pazzesca) di verifica degli acquisti.

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  3. All’ultimo anno di Liceo, come Presidente del consiglio goliardico (carica e grado di polpolarità mai più raggiunti) feci la colletta presso i ricchi concittadini per organizzare l’annuale festa del Liceo medesimo ed altre inziative ludiche.
    Ricordo un famoso avvocato che, messa la mano al portafogli ed estrattone un “deca”, ci disse: “Cercate di non spenderli tutti a puttane, andate anche a teatro, qualche volta!”.
    Allora un deca erano praticamente un reddito di cittadinanza.

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  4. Leggerti e’ sempre una gioia e anche un momento in cui ridendo si pensa alle cose ed al buonsenso con il quale sono raccontate. Grazie Galatea

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  5. credo che rdc sia un gran vaccata. Ma minacciare di inviare la GdF ai reprobi mi sembra la ciliegina sulla torta. Gli evasori li premio coi condoni tombali – argh lapsus con la pace fiscale o forse anche quella dei sensi – i poveracci li inseguo coi finanzieri.

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