Vecchia, ovvero perché in Italia le donne non invecchiano, diventano Nonna Papera.

Qualche giorno fa, nel corso di un flame su facebook scoppiato per tutt’altro, la controparte, che era una giovane donna, per zittirmi e offendermi se n’è venuta fuori dicendo che ero vecchia e che dimostravo almeno sessant’anni dalla foto sul mio profilo, ed è andata avanti a frecciate velenose per un pezzo, tutte incentrate sulla mia presunta veneranda età.

Sul momento confesso che un po’ mi sono anche messa a ridere. Poi però ho riflettuto che era la prima volta in vita mia che venivo offesa perché “vecchia”. E ci ho riflettuto sopra.

Io sono sempre stata quella giovane. Un po’ perché fino ad adesso ero davvero giovane, soprattutto in questa nostra Italia in cui fino a quarant’anni ti considerano un adolescente appena appena un po’ cresciuto, e un po’ perché – grazie, genetica! – ho sempre dimostrato allegramente almeno cinque anni di meno dell’età mia reale. Non mi è mai capitato quindi in precedenza di trovare qualcuno che mi prendesse in giro o cercasse di ferirmi dandomi della vecchia. Ma non mi era nemmeno mai capitato di riflettere perché poi quel “vecchia” avrebbe dovuto farmi soffrire.

Eppure in quel momento in cui me lo rimarcavano ho capito che dare ad una donna della vecchia è qualcosa persino di più grave che una semplice offesa. È sentito, e certamente lo era nelle intenzioni di chi lo aveva usato, come una specie di condanna definitiva, una pietra tombale.

Una donna, nella mentalità diffusa, quando diventa vecchia non è più nemmeno una donna. E già, diciamocelo, nella mentalità comune una donna è pochino. Ma quando per giunta invecchia, le viene tolto ogni possibile ruolo.

Gli uomini invecchiano e diventano affascinanti, saggi, oppure anche rincoglioniti, per carità, ma sono pur sempre maschi. A ottant’anni spesso sono ancora convinti di poter sedurre graziose fanciulle, persino se non sono ex presidenti del Consiglio, per dire. L’omo è omo, e resta tale finché non lo agguanta il becchino, in pratica.

Le donne, invece, quando diventano vecchie, non sono più femmine a pieno titolo. Dato che l’essere donne è legato, nella mente dei più, ai concetti di seduzione e di capacità generativa, una volta che perdi quelle non ti resta altro. Una ottantenne non pensa nemmeno nei suoi sogni più folli di avere una qualche chanche di sedurre nemmeno un palo della luce. E se un giovane si mette con una donna più anziana di lui, persino se piacente, subito tutti pensano e danno per scontato che lui abbia qualche interesse economico o serio problema edipico non risolto.

Se sei donna, puoi diventare una simpatica vecchierella che si è riprodotta in passato (quando ancora era seducente e giovane)  e quindi ora può curarsi dei nipotini. Ma diciamolo, nella mentalità comune, le donne non invecchiano in quanto donne, al massimo si trasformano in Nonna Papera.

Noi donne l’abbiamo talmente interiorizzata questa cosa, che quando invecchi perdi il diritto di considerarti a pieno titolo “donna” persino nel tuo cervello: perché in fondo anche io quando mi sono sentita dare della “vecchia” ho provato un senso di ansia. La prima reazione è stata quello di rispondere negando: “Ma che caspita dici, ho 46 anni, mica sono matusalemme, potrei essere tua madre assoreta!”. Ma ragionandoci ho capito che l’ira era frutto della paura. La paura di essere vecchia, appunto. Perché io stessa sono stata convinta da tutta la società che quando sarò vecchia sarò in fondo un arnese inservibile e inguardabile, una cosa che non essendo più in grado di assolvere al suo compito naturale e sociale, cioè essere piacente e riprodursi, non ha un fine, non ha uno scopo. Non è più niente.

Dovremmo ragionarci tutte su questa cosa. E non solo noi che ormai stiamo superando gli anta, ma tutte tutte, fin da ragazzine. Insegnare alle figlie, alle nipoti, alle donne più giovani, che no, non è così, cazzarola, non è così proprio. Che noi donne non solo, come dicono le pubblicità sceme siamo belle ad ogni età, ma proprio che non abbiamo nemmeno bisogno di questo essere belle e ancor meno giovani. Non siamo donne perché giovani, o ancora abbastanza giovani da essere piacenti, o magari vecchie sì ma rifatte e agghindate per sembrare ancora quello che non siamo più.

Noi restiamo donne esattamente come gli uomini restano uomini. Con le rughe, i capelli bianchi o colorati come più ci piace, truccate o senza trucco, tirate a lucido o in tuta, sui tacchi e con le cioce, ma sempre, sempre, sempre, donne. Non è che quanto scocca l’ora X basta, si chiude baracca, ci si trasforma in fantasmi infagottati in abiti larghi, o si deve diventare invisibili dando per scontato che è meglio, tanto nessuno ci guarderà comunque più, e via almeno evitiamo il ridicolo.

Non c’è un modo giusto per essere donne e nemmeno una età. Lo siamo e basta, per sempre. Gli anni non possono cambiare questo dato, non più delle inondazioni o dei terremoti. E dovremmo convincercene noi, anche se è difficile, uh, se è difficile. Nemmeno io sono tanto sicura di esserci fino in fondo riuscita, ma comunque è un percorso, e adesso che almeno ho capito il problema ci lavorerò. Del resto, dai, sono ancora giovane.

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11 pensieri su “Vecchia, ovvero perché in Italia le donne non invecchiano, diventano Nonna Papera.

  1. Il mondo ci ha sempre reato contro. È un concetto intriso in noi stesse quando ci guardiamo allo specchio sempre ipercritiche. Gli uomini con pancetta rughe e senza capelli sempre goliardici e in vetta. Dovremmo cambiare nel vederci, nelle nostre posizioni che occupiamo ogni giorno, modificare geneticamente. Come si fa? Non so mia cara ma è triste molto triste. Con affetto e tanta solidarietà da una che è vicina ai cinquanta! 😘 😘 😘

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  2. Da una che e’ proprio vecchia e che le piace andare in giro ,le piace godersi gli amici e (orrore ) balla il tango e tutto questo con li marito(felicemente sposati da 40 anni) crede che i suoi figli siano orgogliosi di tutto questo e invece scopre di essere giudicata ridicola e che il proprio ruolo nella vita sarebbe solo fare la nonna .Una mazzata che mi sta cambiando il carattere.
    Un caro saluto con infinita tristezza
    Giuliana

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  3. Mie care, benvenute (speriamo) nel ventunesimo secolo.
    Quello in cui le persone vengono considerate come persone e non come categorie.
    Ho sempre avuto un debole per la fantascienza, e in fondo, se vai a vedere, nello spazio ci siamo andati abbondantemente (anche in macchina) e il multivac di Asimov si chiama Google e ce lo abbiamo sul telefonino…
    Visto mai fosse la volta buona per un progresso come specie ^_^

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  4. E come disse l’anziano sul bus a dei ragazzini che lo sfottevano in quanto non più giovane: vi auguro di non arrivare alla mia età. Ci hanno messo un po’ a capire la frase, però.

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  5. Che io di anni quest’anno ne faccio 57, e quello che scrivi l’ho passato, e come te mi son resa conda dei condizionamenti sociali, storici e anche genetici (intesi come familiari).

    Quindi ho transitato dopo i 50 con un misto di timore di essere esclusa proprio dalla società (non solo come donna ma come persona facente parte e attiva) e un dito mediano alzato a dire come la pubblicità di una nota casa “Io valgo”

    Personalmente a vinto la seconda (fortunatamente) ma spesso devo far i conti che una società che mi considera “nonna papera”, ho risolto cercando (oh ci si prova) di portare nella mia vita quotidiana (senza escludere nessuno) persone intellgenti e predisposte all’evoluzione, e queste hanno età vanno dai 15 ai 90 e più, perchè l’apertura mentale non è legata a una questione anagrafica.

    PS: la ragazza/donna/bambina che ti dava della vecchia (dal mio punto di vista) forse non ha ancora intrapreso quest’ultimo sentiero. E’ una scelta che si fa e non tutti la fanno.

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  6. Viviamo in un contesto talmente intriso di maschilismo da togliere il fiato. Io ne sono stato imbevuto fin sopra il collo per oltre vent’anni della mia vita, pur essendo stato cresciuto da persone buone e pacificissime. Ero convinto – in coscienza! – di essere massimamente rispettoso verso il gentil sesso. Poi l’amicizia di tante ragazze, ed infine l’amore, mi hanno permesso di aprire gli occhi su una miriade di magagne del mio modo di ragionare. Scoprirlo è stato sconvolgente ma liberante. Il dopo però è stato a tratti ancora più sconvolgente, specie quando ho iniziato a realizzare che una buona parte del maschilismo più becero e violento è portato avanti… dalle donne. Legioni di donne nutrite sin dalla culla di maschilismo puro, anche molto più di quanto non lo sia stato io.
    La consapevolezza è il sogno al quale è necessario puntare, con la saggezza paziente di chi però sa che ne siamo ancora ben lontani.
    Siamo esseri umani. Non donne, non uomini. Esseri umani.

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  7. “(…)la controparte, che era una giovane donna, per zittirmi e offendermi se n’è venuta fuori dicendo che ero vecchia(…)”

    È un classico. Chi non ha argomenti la mette sempre sul personale (per cui sulla “vecchia” ovviamente glisso); magari ti dicono che non capisci, che non ci arrivi, eccetera. Ultimamente va anche forte dare all’interlocutore, nel giro di una manciata di battute, del fascista.

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  8. Boh.
    Quando avevo tredici anni mi dicevano che mi comportavo come un cinquantenne, ore che sono ultracinquantenne mi ritrovo circondato da coetanei che si comportano come se avessero tredici anni.
    Dunque non so quale senso attribuire al termine “vecchio”, salvo osservare che evidentemente non ha alcun legame con la maturità mentale di chi lo usa.
    Inchino e baciamano .
    Ghino La Ganga

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  9. il concetto di vecchio per me è relativo nel senso che sono le azioni che decretano la nostra età. Possono esserci persone, non faccio distinzione di genere, che anagraficamente sono giovani ma lo spirito non lo è. Altre, al contrario, anagraficamente in là con gli anni, ma si dimostrano mentalmente aperte alle novità, a capire che il mondo sta cambiando.
    Poi qualcuno pensa, senza capire di cadere nel ridicolo, che sia sufficiente fare concorrenza ai propri nipoti nel vestirsi e nel parlare per apparire giovane.

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