Mi regali il tuo libro? Fenomenologia dello scocciatore che assedia gli autori

librone

Da quando pubblico libri sono entrata in contatto con una specifica categoria di persone di cui prima, ammetto, ignoravo del tutto l’esistenza. Li ho ribattezzati “Miregaliiltuolibro”, e sono in realtà una tipologia multiforme, che si può dividere in sottocategorie specifiche, che qui vado ad illustrare.

Miregaliiltuolibro parentale: si tratta in genere di un tizio dai legami di parentela con te incerti e fumosi, cugino di ennesimo grado, zio di non ben chiare ascendenze, affine indefinito (tipo il fratello della cognata del secondo marito del prozio). Non lo vedi da anni, cioè dall’ultimo funerale o dall’ultimo matrimonio, e anche lì hai fatto una fatica immane a ricordarti chi fosse. Ma appena scopre dai giornali o dal tam tam parentale che hai pubblicato qualcosa si materializza al telefono, o in chat, o tramite interposta persona (la mamma, la cugina, la cognata), per chiedere il tuo libro, ovviamente in regalo. Anzi, di solito fa sapere di essere scocciatissimo di non essere già stato prontamente omaggiato del libro stesso, nonché invitato (ovviamente a tue spese) alle presentazioni. Di solito, più che il libro in sé, è interessato ad essere invitato alla cena pantagruelica con cui suppone che ti festeggi l’uscita. Quando gli spieghi cortesemente che l’uscita di un libro non è un battesimo o un matrimonio e quindi al massimo gli offri un caffè al bar dopo che lo ha comprato, si eclissa sdegnoso. La cosa positiva è che al prossimo matrimonio o battesimo o funerale fingerà ostentatamente di ignorarti.

Mirelagiiltuolibro collega di lavoro: Il collega Miregaliiltuolibro scopre che hai pubblicato un libro di solito grazie al tam tam interno del posto di lavoro, anche perché con lui hai sì e no scambiato due parole in dieci anni, visto che di solito è l’unico che non ti ha mai salutato. Non gli interessa minimamente il tuo libro, ma non sapere della sua uscita e non esserne stato omaggiato compromette la sua posizione in azienda, perché lascia sorgere il dubbio che lui non conti una cippa. Comincia allora una sorta di persecuzione o stalkeraggio da parte sua. Improvvisamente te lo ritrovi alla macchinetta del caffè quando lo prendi tu o dentro al tuo ufficio a chiedere continuamente informazioni che non c’entrano, o nei corridoi quando ci passi. Sono tutte manovre per arrivare a chiedere, appunto, il libro in regalo. Al collega Mirealiiltuolibro però non basta l’omaggio del libro in sé. È necessario che questo venga fatto in pubblico e con un preciso rituale che dimostri che sei tu che lo supplichi di accettarlo. Una volta ricevuto con degnazione, il collega Miregaliiltuolibro di solito va in giro per tutta l’azienda dicendo che il tuo libro è orribile, una cosa immonda, noioso come pochi, ma che lui, poverino, è stato costretto a leggerlo per buon cuore, perché non aveva il coraggio di dirti di no. Il collega Miregaliiltuolibro va neutralizzato rispondendo secco: “Mi spiace, io non ho copie, ma lo trovi in libreria!”. Ti odierà, ma visto che ne parlerebbe male comunque, almeno ti togli una soddisfazione.

Miregaliiltuolibro Alice nel paese delle Meraviglie: Alice nel paese delle Meraviglie non è cattiva, è inconsapevole. Che sia un maschio o una femmina, Alice non ha proprio la percezione che i libri si scrivono per essere comprati. Del resto, non ha mai letto un libro in vita sua, non è mai entrata in una libreria o in una biblioteca, e gli unici scrittori che conosce sono i parenti e gli amici che hanno pubblicato un libro con case editrici a pagamento o se lo sono stampato da soli, e pertanto poi regalano copie a chiunque. Quindi Alice (o Alicio, se è un maschio) pensa che gli autori regalino i loro libri sempre, e che vivano in una casa ingorgata di scatoloni di copie da distribuire a casaccio. Quando spieghi che tu non hai copie in casa, ti guardano stupiti e cominciano a sospettare che tu in realtà non abbia mai pubblicato davvero, o non si spiega.

Miregaliiltuolibro Lei non sa chi sono io: lui il libro lo vuole e gli è dovuto, perché, si premura di informati, è amico, cugino, parente, compare di matrimonio, portinaio, parrucchiere del tal vip (di solito, qualcuno che non hai mai sentito nominare e che comunque non c’entra nulla con quello che hai scritto), per cui l’omaggio gli spetta di diritto perché lui ti può aprire porte e far entrare in circoli esclusivi che tu altrimenti te li sogni. In questa categoria rientrano i lontani parenti di sindaci di paesini sconosciuti e irraggiungibili, gli amici d’infanzia di critici letterari del giornale della parrocchia, i vicini di casa di conduttori radiofonici di radio condominiali. Appena cominciano con il “Lei non sa chi sono io” l’unica tecnica è rispondere “Appunto.” e ciao. Anzi, ciaone.

Miregaliiltuolibro casuale: Non ti conosce. Ma non ti conosce davvero, nel senso che lo hai appena incontrato al bar, o in autobus, o per strada, e per caso, udendo una conversazione, ha scoperto che ha scritto un libro. E ti chiede di regalarglielo, non si sa perché. Per altro, non si capisce nemmeno dove pensa che tu lo tenga: dentro la borsa, in una gerla invisibile sulla schiena tipo Babbo Natale? In un carretto che ti trascini e nascondi dietro l’angolo nella improbabile ipotesi che uno sconosciuto per strada ne voglia una copia? Quando gli spieghi che non ce lo avresti comunque lì, di solito se ne esce con la tipica domanda fatidica successiva: “Ah, e allora dove lo trovo?”. Quando gli rispondi “In libreria” casca dalla nuvole. Però gli hai aperto un mondo. Non aveva mai capito che quei negozi con le vetrine di libri che si trovano ogni tanto in giro a questo servissero: a vendere libri. Signora mia, se ne imparano di nuove ogni giorno, eh.

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10 pensieri su “Mi regali il tuo libro? Fenomenologia dello scocciatore che assedia gli autori

  1. qualche volta gli autori me li regalano, ma devo dire che preferisco comprarli per poter scrivere liberamente che non mi piacciono

    comunque cara galatea gli ignoranti i libri non li leggono, mentre gli istruiti sono tendenzialmente invidiosi, quindi non c’è scampo

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