Michele Serra e i bulli che vanno al professionale

Bullismo

Ieri Michele Serra sulle pagine di Repubblica se ne è uscito con una amaca in cui sosteneva che la nuova ondata di bullismo nelle scuole superiori si spiega  con i vecchi criteri economici: i ragazzi bulli sono i figli delle famiglie più povere, che frequentano professionali e tecnici, mentre i figli delle classi abbienti vanno al liceo. Per questo motivo è più difficile che nei licei succedano episodi di bullismo contro gli insegnanti, perché lì i ragazzi sono abituati fin da piccoli ad esercitare la violenza in forme forse altrettanto tremende ma più cortesi. In soldoni, il bullo del professionale minaccia il prof dicendogli “Ti spacco la testa!”, quello del liceo lascia che intendere che babbo se lui non ottiene un sei ha modi più  subdoli per fare pressione. Condivisibile? Neanche tanto, a dire il vero, ma su questo ragioneremo poi.

Come Serra ha scritto però la sua tesi lascia perplessi. Nell’articolo c’erano frasi di questo tipo:

Non è nei licei classici o scientifici, è negli istituti tecnici e nelle scuole professionali che la situazione è peggiore, e lo è per una ragione antica, per uno scandalo ancora intatto: il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza

Ora, checchè ne dica Serra nella sua replica odierna (che a mio avviso non replica nulla perché usa l’argomento dell’uomo di paglia semplificando le critiche mosse per farle sembrare portate avanti da sprovveduti) l’amaca è indifendibile. Cioè che si dice è che in pratica le classi subalterne sono sempre portate ad interagire senza avere la capacità di dosare parole e di rispettare le regole. Il che è una stupidaggine immensa detta da chiunque, ma scritta da uno che si è sempre proclamato di sinistra fa venire i brividi.

Ma l’articolo di Serra fa acqua anche per tutta una serie di vizi che derivano da una impostazione completamente sballata.

L’ignoranza dei dati : non è vero che c’è più bullismo nei professionali

L’unica ricerca scientifica dell’Istat relativa al bullismo nelle scuole è questa. https://www.istat.it/it/archivio/176335 

Non ci sono dati sugli episodi di bullismo di cui sono vittima gli insegnanti, per cui in ogni caso appare oscuro da quali dati Serra possa aver tratto i suoi convincimenti.
Risulta dai dati sugli studenti, invece, che i casi più frequenti di bullismo sono denunciati dai liceali del nord Italia, cioè, in pratica subiscono atti di bullismo i ragazzi che vivono nella zona più ricca del paese e frequentano una scuola di élite.
A meno che Michele Serra non spieghi nella prossima amaca che tutti questi liceali sono in realtà bullizzati dai loro coetanei che frequentano i professionali (o i tecnici, visto che Serra non pare rendersi nemmeno conto della differenza fra i due istituti) dobbiamo dedurre dai dati che la violenza a scuola si consuma negli ambienti frequentati da ragazzi che fanno il liceo. Quindi bullizzano di più i ricchi e colti che i poveri.

Il pressappochismo delle conoscenze sulla scuola

Serra pare convinto che istituti tecnici e professionali siano delle specie di istituti di pena in cui finiscono i reietti della società. Non sa che si tratta innanzitutto di due scuole diverse.

I tecnici forniscono appunto tecnici specializzati (escono dai tecnici quelli che una volta erano i ragionieri, i periti chimici, i geometri, etc.) insomma tutta quella classe media di professionisti che poi trovano lavoro nelle aziende come personale specializzato. Hanno buoni stipendi e spesso carriere invidiabili.
I professionali non sfornano, come pare credere Serra, ondate di disoccupati analfabeti (quelli semmai sono i NEET, cioè chi non ha neppure un diploma), ma personale specializzato anche loro. I professionali diplomano cuochi (sì, quelli che poi vengono osannati come semidei da Masterchef) gli operai specializzati in manutenzione di grandi impianti industriali, i grafici pubblicitari e gli operatori del settore moda, o del turismo e della ricezione. Quindi, in pratica, escono da una formazione professionale tutti i campioni dello stile italiano nel mondo: piccola impresa industriale, cucina, moda e turismo sono settori portati avanti da chi esce da un professionale.

L’idea classista del liceo con il deserto attorno

Dal pezzo di Serra si capisce che secondo Serra, come negli anni ’50, le famiglie benestanti mandano i figli al liceo, tutti gli altri nel girone infernale del “resto”, un inferno dantesco in cui non si impara niente e le scuole sono dei piccoli Bronx. Io non so in che realtà viva Serra, ma forse dovrebbe un po’ aggiornarsi. Nei tecnici e nei professionali si studia. Anche molto, a volte più che nei licei. Poi è ovvio che la preparazione non sarà la stessa, perché il taglio e diverso, ma non è nemmeno la gabbia di uno zoo in cui tutti i ragazzi si esprimono i grugniti. E soprattutto non è detto che vengano dalle classi “povere”. Soprattutto nel nord est al tecnico ci finiscono anche figli di piccoli imprenditori e professionisti benestanti, che non se la sentono di fare il liceo o le cui famiglie vogliono un diploma subito spendibile nel mondo del lavoro senza però escludere a priori una formazione universitaria.
Molti ingegneri ormai vengono dal tecnico, per esempio. Così anche gli iscritti nelle facoltà economiche. E persino nelle facoltà umanistiche e a legge c’è una buona quota di ragazzi che vengono da percorsi diversi dal liceo. Qui i dati istat.

L’idea che gli studenti del liceo vengano tutti da famiglie dell’élite.

Sono famiglie varie per provenienza ed estrazione. Spesso un fratello o una sorella fa il liceo, gli altri il tecnico e il professionale. È vero che ancora al liceo classico e scientifico ci vanno quasi tutti i figli di chi a sua volta ha fatto il liceo, ma per gli altri indirizzi la forbice è minore.

I genitori fanno i lavori più vari. Per altro, non è nemmeno detto che chi va al professionale ed e figlio di operai necessariamente sia più povero di chi è figlio di laureati. Molti laureati ormai fanno parte del proletariato a tutti gli effetti. Il figlio dell’avvocato di grido, poi, non è escluso che finisca in un professionale o persino in un centro regionale di formazione per il lavoro. Ci arriva di solito dopo essere stato bocciato da tutti i licei in cui i genitori hanno tentato di iscriverlo. Oppure viene mandato alla fine in qualche diplomificio privato, ma quella è un’altra storia.

E il bullismo cosa c’entra?

Anche se ai licei, come dice Serra, ci vanno forse i rappresentanti di famiglie più agiate, resta però da capire cosa lo spinga a credere che la violenza ed il bullismo siano più diffusi negli altri tipi di scuole. Maleducazione, comportamenti violenti sembrano essere trasversali. Il caso dei sei alunni che hanno minacciato il professore nei giorni scorsi è avvenuto in un tecnico della Toscana, quindi non in un professionale. Altri casi si sono verificati nei licei Newton e Virgilio di Roma. Il bullismo è un fenomeno quindi che tocca ogni ordine di scuola e non pare che vi sia una netta correlazione con la classe sociale dei bulli.

Per cui davvero, io vorrei che Serra mi spiegasse e spiegasse a tutti noi dove diavolo ha trovato le pezze di appoggio per scrivere il suo articolo. Perché davvero non siamo noi che abbiamo frainteso. È lui che non sembra sapere bene di cosa parla.

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10 pensieri su “Michele Serra e i bulli che vanno al professionale

  1. Io insegno in un Gymnasium tedesco. Il mio studente Samir, padre ghanese operaio alla Mercedes e mamma tedesca disoccupata, B1 di inglese e che il prossimo anno fará l’ Abitur per poi andare all’ Università, saluta caramente il signor Michele Serra 🙂

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  2. Io insegno nella scuola media, al sud. Qui invece ho visto anche alunni che sanno parlare solo il dialetto, i cui genitori hanno la quinta elementare o al più la terza media, e molti dei quali non superano la scuola media e si disperdono. Sono alunni che ti vengono incontro/contro con i loro comportamenti sopra le righe: ad-gredior, appunto. L’Amaca di Serra, a me, ha fatto pensare soprattutto a questi alunni, che sono sì una minoranza, e questo va detto, ma per loro la scuola – da sola e con i pochi mezzi che ha – non riesce a garantire l’articolo 3. Le disuguaglianze ci sono, dappertutto, e ben vengano anche le polemiche se servono a parlarne e a farle conoscere.

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  3. Michele Serra quando era giovane era spiritoso e, per lo standard del PCI, anche abbastanza anticonformista.
    Oggi è la rappresentazione plastica del perché il suo partito vince ormai solo nei centri storici delle grandi città.

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  4. Se ancora ce ne fosse bisogno, questa è l’ulteriore conferma che la sinistra ha perso completamente il contatto con la realtà e parla per massimi sistemi (oppure dipinge quadri del Paleozoico).
    Poi ci si chiede perchè il PD stia arretrando al di sotto del 15%…

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  5. E’ vero che istituti tecnici e professionali sono cose differenti ma sono frequentati da persone che spesso al termine del quinto anno intraprendono la carriera lavorativa, al contrario di chi frequenta i licei che proseguono gli studi.
    Senza entrare in polemica con nessuno e parlando per un’esperienza vissuta in cattedra – molti anni fa preciso e sicuramente molto differente da oggi – sia in un istituto tecnico industriale – tanto per capirci uscivano dei periti e non geometri o ragionieri, i quali spesso proseguivano gli studi all’università – e tra i professionali posso dire che il livello degli alunni e dei loro genitori non era di certo elevato. Questo non significa che fossero piccoli teppistelli, anzi erano tutt’altro. Meno spocchiosi dei liceali e più ragionevoli di loro.
    Vorrei concludere che il bullismo è il figlio perverso del nostro tempo, perché gli arroganti e i violenti non sono messi nell’angolo ma vengono ammirati come esempi. Chi riprende quegli atti ne accetta anche gli aspetti più odioso e un domani saranno dei cattivi cittadini.

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  6. ” al contrario di chi frequenta i licei che proseguono gli studi.”

    …lei – per curiosità – intende proseguire negli studi o si ritiene già abbastanza studiato così?

    ” e tra i professionali posso dire che il livello degli alunni e dei loro genitori non era di certo elevato. ”

    vabe’. vogliamo parlare del livello dei docenti o è meglio, per carità di patria, passare agli hooligans de la maggica?

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  7. @ricco&spietato
    “ei – per curiosità – intende proseguire negli studi o si ritiene già abbastanza studiato così?”
    Nessuno nasce maestro e tutti siamo allievi anche quando riusciamo ad arrivare a cent’anni. Io me lo ripeto ogni secondo. Chi ritiene di sapere tutto, dimostra solo ignoranza.

    “vabe’. vogliamo parlare del livello dei docenti o è meglio, per carità di patria, passare agli hooligans de la maggica?”
    Il livello degli insegnanti? Sarà basso fin che vuole ma sempre più elevato di chi non ne ha.

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  8. Sarà basso fin che vuole ma sempre più elevato di chi non ne ha.

    Questa affermazione è analoga a quella che gira nell’àmbito delle arti (si fa per dire) amatorie: «Basta che respiri».

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