Teodora, cominciamo l’editing? #teodoraiscoming

img_2491

Una pensa che la faticaccia sia scriverlo, un libro. E da lì, tutta discesa.

Invece no. Una volta che il libro è scritto, inizia la fase più complicata ed anche dura, per il povero scrittore. L’editing.

L’editing vuol dire che il tuo editor si prende tutto il malloppazzo di cose che hai scritto nei tuoi deliri e a cui sei certo di avere dato una forma letteraria meravigliosa, fantastica, originalissima, mai scritta prima a memoria d’uomo, una roba che meriterebbe un Nobel per la letteratura sulla fiducia solo dopo le prime tre righe, una roba che Omero e Dante, madonna santa, solo al pensiero che verrà pubblicata si strappano i capelli pensando: “Ok adesso ho chiuso!”. Ecco lui prende quella roba lì e se la rilegge. Da capo a piedi. E quando ha finito di leggerla e di rileggerla e doverosamente annotarsela, ti fa presente tutto quello che non va. Ogni. Singola. Cosa.

Ti fa notare che la tua scena madre, quella che nei tuoi sogni ti proiettava nell’Olimpo dei grandi scrittori a dare il braccetto a Lev Tolstoi o Dumas, quella lì fa proprio schifo per quanto è goffa. E il tuo personaggio chiave, il o la protagonista, sul cui carattere in evoluzione hai sudato sette camicie? Eh, non si è in realtà evoluto una cippa, e rimane sostanzialmente un idiota profondo quanto un cartonato in molti capitoli del romanzo. Che il tuo stile di alta prosa letteraria va sfrondato perché sembra partorito da un D’Annunzio con l’indigestione, o, al contrario, il tuo stile snello, agile, alla Hemingway, risulta invece sciatto quanto le istruzioni scritte sul retro dei biglietti del tram.

Bisogna volere molto bene ai propri editor perché fanno un lavoro infame, che li porta a tentare di tenere sotto controllo e maneggiare la cosa più ingombrante e pericolosa che possiede uno scrittore, cioè il suo ego. In pratica l’editor è un dog sitter che cerca di mettere il guinzaglio e portare a fare la pipì al parco Godzilla.

Ma bisogna anche avere molta comprensione per noi scrittori, la stessa che si ha per le mamme che per la prima volta devono lasciare i loro bimbi al nido, alle educatrici, e per quanto sappiano che è necessario e i bambini si divertiranno tantissimo a stare lì, e cresceranno più sani e belli, e le educatrici sono degli angeli e delle sante, sentono come se stessero strappando i pargoli alle loro viscere un’altra volta dopo il parto, e non vorrebbero che altri li toccassero mai, mai, mai.

Quindi insomma, immaginatemi così in queste prossime settimane, un po’ Godzilla, un po’ mamma in ansia, e abbiate molta comprensione per me e per la mia editor che mi sopporta.

Teodora sta arrivando, e io edito, edito, edito, edito per voi.

Annunci

Un pensiero su “Teodora, cominciamo l’editing? #teodoraiscoming

  1. Io però che sono lettrice e noto quanto si somiglia lo stile letterario di tanti e tanti scrittori italiani ogni tanto mi ritrovo un po’ dubbiosa sulla certezza della bontà del loro intervento. Comunque buon lavoro a entrambi 😌

    Mi piace

I commenti sono chiusi.