Liceali miei, latinisti immaginari (in risposta a Emma Bonino e a tanti altri)

Esiste in Italia una scuola dove si insegna per un numero di ore imprecisato alla settimana, almeno una ventina, una lingua morta, il latino. Gli studenti che frequentano questa scuola – che per giunta imparano anche un’altra lingua morta, il greco, per almeno una quindicina di ore alla settimana – naturalmente non studiano nient’altro. Sono completamente digiuni di matematica, chimica, scienze, fisica, geografia astronomica. I loro programmi non solo non contengono nemmeno un minimo accenno o nozioni di base su questi argomenti, ma viene loro insegnato a disprezzarli. Per dire, se scoprono che uno degli alunni sa fare una operazione tipo 2+3 il malcapitato viene severamente punito. Gli studenti inoltre sono costretti a non avere alcuna informazione sull’attualità. Nella scuola non entrano giornali, riviste, i libri di testo sono ancora quelli della riforma Gentile, anzi, persino quelli sono guardati con sospetto, nella maggioranza delle classi si usano ancora manoscritti medievali e nelle sezioni più chic si studia direttamente sui papiri, fatto venire apposta dalle antiche biblioteche romane. All’interno – serve dirlo? – nessuna dotazione informatica. Non vi sono LIM, tablet, mai che mai un pc, internet è considerata la rete del demonio. Si narra che un incauto studente che confessò di aver guardato un video musicale sul suo cellulare sia stato dato in pasto alle murene.

Questo liceo, ovviamente, partorisce solo ragazzi inutili, dei “latinisti” in grado di tradurre Cicerone e Tacito e nulla più, al massimo di comporre terzine in rima alternata o distici elegiaci con cesura fissa. Usciti dal liceo, questi girano per il mondo inconsapevoli e ignari, non riescono a trovare un lavoro, divengono barboni agli angoli delle strade, nessuno di loro viene assunto nelle aziende e, ovviamente, nessuno si iscrive mai ad una facoltà che non sia lettere, nello specifico antiche, che, come è noto, è una specializzazione presa d’assalto da centinaia di milioni di studenti italiani ogni anno, tanto e vero che oggi non vi è angolo di strada dove qualcuno di questi sventurati non mendichi qualche misero obolo dai passanti declamando quello che può: un distico di Anacreonte, un giambo di Giovenale, un epigramma di Marziale o un esametro di Stazio.

È questa pletora di nullafacenti che impedisce all’Italia di divenire una nazione leader d’Europa. Perché poi, non si sa come, questi latinisti usciti dal classico, oh, è incredibile, diventano tutti classe dirigente del paese. Abbiamo un parlamento pieno di latinisti e grecisti laureati in facoltà umanistiche, ma talmente zeppo che si salutano entrando nell’emiciclo a botte di “Chaire!” (Se invece si dicono “Ave!”, occhio, non sono latinisti, sono fascisti vecchia scuola). Basta scorrere i curricola dei nostri parlamentari e ministri per rendersi conto che tutti hanno la laurea in letteratura latina, come minimo, e i più anche un dottorato di ricerca in filologia classica.

Per questo i politici più svegli, più Smart, più europei, da tempo cercano di convincere la gente a non iscrivere i figli al liceo, soprattutto classico. Salviamoli dal turpe destino di diventare latinisti. Il latino è come un morbo, basta che impari una declinazione e paffete non sai più leggere un conto della spesa, capire la fotosintesi clorofilliana, dirigere una banca o un’impresa.

Ma voi ve li immaginate dei governatori di qualche banca internazionale che abbiano studiato latino? O degli scienziati premi Nobel che abbiano fatto il liceo classico?

Ah, già, Ciampi e Draghi, e poi Fermi, Natta, Dulbecco, la Montalcini…

Vabbe’, dai, adesso non stiamo a fissarci sui particolari, oh.

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9 pensieri su “Liceali miei, latinisti immaginari (in risposta a Emma Bonino e a tanti altri)

  1. Esiste un Istituto tecnico in cui si insegnano linguaggi di programmazione per 20 ore la settimana (forse). Si dice che la loro mente venga forgiata sul coding ed il pensiero computazionale, addestrandoli ad un uso proficuo di adeguati algoritmi. Si narra che un alunno fu sorpreso a leggere un saggio di Umberto Eco e per questo dileggiato in Aula Magna durante una pubblica manifestazione.

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  2. “La scuola deve preparare più e meglio al lavoro: va bene il boom del liceo classico , ma nei Paesi vicini alla piena occupazione come la Germania, cercano più ingegneri e operai specializzati che non dei latinisti”
    Mi risulta che per iscriversi ad Ingegneria ed alle Facoltà scientifiche dell’Università non sia condizione ostativa l’aver conseguito la maturità classica. Non si poteva con le vecchie scuole magistrali in quatto anni, e non si può con le scuole professionali in tre.
    Di che cosa stiamo a discutere?
    Poi è vero che in Italia siamo pieni di opere d’arte, musei e biblioteche e che quindi magari avere qualche archeologo ed architetto in più non sarebbe male.

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  3. Un po’ effettivamente era vero, e glielo dice uno che, avendo fatto il Liceo classico, ha poi fatto una facoltà scientifica senza incontrare difficoltà – vabbé, Medicina è scientifica fino ad un certo punto.
    Però mi dicono che oggi anche al Classico è molto migliorato l’insegnamento della matematica, che era il vero tallone d’Achille (noi ci fermavamo più o meno al programma della terza, forse quarta scientifico); e la lingua straniera ora si studia per tutto il corso dei cinque anni, anche se mancano gli insegnanti di lingua madre.

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  4. Va bene il discorso iperbolico, per carità. Va bene la libertà di iscriversi a quello che uno vuole. Va bene tutto.
    Detto ciò non si può negare che il classico in Italia sia una scuola di élites ed è per quello che i personaggi citati ne sono usciti. Si tratta di un evidente bias di selezione.
    Non certo per le lingue morte.
    Poi per me potete introdurre anche il sanscrito

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  5. Ho fatto il classimo e mi sono brillantemente laureato in ingegneria, in corso e con lode.
    Alla prima lezione di Analisi Matematica 1 l’insegnante ci chiese: “Chi di voi ha fatto il classico?”. E poi, viste le mani alzate, aggiunse: “Bene. Voi siete avvantaggiati perché non dovrete dimenticare le cose sbagliate che vi hanno insegnato alla scientifico”.
    Che se poi uno aggiunge il fatto che dopo cinque anni di studio di latino e greco uno non è di fatto in grado di parlare nessuna delle due lingue, si capisce bene che l’insegnamento basato sulla traduzione allena lo studente ad un approccio orientato alla risoluzione dei problemi (o problem solving, se preferite), cosa fondamentale in Ingegneria e in Fisica, e volendo anche in Matematica.

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  6. ho fatto lo scientifico tanti anni fa, quando ancora si studiava latino come al classico ma alla fine lo rifarei come allora. Adesso non lo so se sia la stessa cosa.

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  7. Myollnir: in genere gli insegnanti madrelingua sono lettori e hanno compiti diversi rispetto ai docenti curriculari della disciplina.

    Esempio: l’insegnante d’inglese che al biennio di un liceo insegna le basi della grammatica e al triennio letteratura, è accompagnato da un lettore madrelingua che ha il compito di fare conversazione con gli studenti e di occuparsi della lingua viva.

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