Il cretino da bar e la vittoria del silenzio

«Eh ma non scrivi più di politica come una volta! Cos’è, ora che sei più nota hai paura di esporti?»

Che Gigi Rovanato sia stupido è cosa universalmente nota a Spinola e nelle terre circostanti dove lo si conosce, e cioè le due frazioni di Spinola stessa e pochi centimetri di marciapiede più in là del confine comunale. Oltre alla stupidità, però, Gigi Rovanato ha un’altra caratteristica peculiare. Non solo non capisce una cippa, ma continua a punzecchiare con osservazioni di un tono così indisponente che persino chi lascerebbe correre le sue stupidaggini senza replica, viene costretto invece a replicare piccato, perché insomma anche quando si è teste d’amolo c’è sempre un limite che non si può superare.

Per questo nel bar di Clara, quando spara la sua stupidaggine, per un momento cala il silenzio, perché Clara stessa, gli avventori e gli astanti tutti si aspettano una mia risposta tagliente che l’affermazione richiede e quasi implora. E invece io, che sto sorbendo il mio cappuccino infreddolita per le prime piogge, non replico piccata, anzi si può dire che non replico affatto: perché mi limito ad alzare gli occhi appena appena dalla tazza e spiegare: «No, è perché non ho niente da dire.»

La stupidità di Gigi, che è grossa come un dolmen, anzi i più sostengono che, come la muraglia cinese, sia l’unica cosa umana visibile persino dallo spazio profondo, resta interdetta.

Gigi guarda me, poi gli avventori, poi di nuovo me, come se si aspettasse un colpo di coda, una battuta successiva. Gli pare impossibile non riuscire a tirarmi a cimento, ma soprattutto non sa cosa replicare, perché, come per tutti gli stupidi, l’idea che quando non si ha nulla da dire su un argomento si possa anche stare zitti è un concetto alieno e incomprensibile.

«Ah, be’.» commenta allora, spaesato, come uno scalatore dilettante che improvvisamente si rende conto di non avere appigli sulla parete, e la montagna gli si rivela per quello che è davvero, troppo ostica e impenetrabile per lui. E se ne va lontano dal bancone, a nascondersi in qualche angolo recondito del bar, per affogare la sua frustrazione in un cappuccino caldo.

Forse abbiamo sopravvalutato la parola. Per vincere i cretini, la più potente arma può essere il silenzio.

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15 pensieri su “Il cretino da bar e la vittoria del silenzio

  1. Sono perfettamente d’accordo. La parola serve per la comunicazione e l’apprendimento, non per gratificare gli stolti!

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  2. Hum, forse la netiquette non ne parla esplicitamente, ma sono l’unico ad avere l’impressione che qui la parte lesa sia il tizio che viene insultato alle spalle su un blog pubblico che magari nemmeno legge?
    Spero tanto che nome e cognome siano di fantasia.

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  3. Grande Galatea! Conosco anche io un personaggio simile ma alle volte i tuoi racconti sono perle ai porci, con tutto il rispetto per i porci, ovviamente.

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  4. Occhio, che magari qualcun altro al bar (e non solo) pensa che la stupida sia tu…se non altro perche’ sali in cattredra e ti senti in diritto di conferire al prossimo patenti di stupidita’ senza guardarti allo specchio e farti un bagno di umilta’.

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  5. ah ah ah, quanti don Quichote, risentiti per conto terzi, a soccorrere il povero Gigi Rovanato che, se anche esiste, se l’è meritata.
    Io, che sono un gonzo, pensavo fosse una storia vera e ho approvato: detesto quelli che stanno alla finestra a criticare chi fa.

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  6. Cge fosse un racconto, magari con qualche riferimento di vita vissuta, non avevo dubbi. Ma questo poco importa, è vero però, che spesso la risposta migliore a gente invadente sia l’indifferenza. Ferisce più di mille parole.

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  7. Spinola is back, finalmente! Di certo una delle mie saghe preferite… Certo, si vede che i nuovi lettori ne sanno poco perché è da un po’ che non ne scrivi, ci voleva proprio!

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