L’aeroporto e l’umanità distratta

Gli aeroporti sono il luogo perfetto per studiare l’umanità. È così impegnata a fare altro, l’umanità, quando si trova in quei luoghi, che non trova il tempo per nascondersi e camuffarsi, e così emerge, improvvisa, per distrazione.I passeggeri vagano a gruppi o da soli, mischiandosi in una democratica anarchia. Il manager elegantissimo con la camicia su misura bianca dalle eleganti iniziali ricamate sfiora la famigliola in jeans che insegue bambini; la giovane tiratissima e truccata è seduta accanto alla nonna sfatta che torna da una visita ai nipotini o alla coppia di anziani giramondo che possono finalmente permettersi i viaggi all’età della pensione.

Parlano, leggono, cinciottano con il cellulare ed il tablet, e non visti, quasi dimentichi di se stessi in quel luogo che non è un luogo, si abbandonano a gesti inconsulti e liberatori: sbadigliano, si stiracchiano, e una volta saliti sull’aereo, nel momento in cui si stacca dalla pista, l’omone grande e grosso con la faccia di chi non deve chiedere mai si fa un furtivo segno della croce con bacio finale destinato a una divinità conosciuta da bambino, e forse solo in quei momenti ricordata.

E voliamo via, tutti, verso il nostro destino.

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