Il vizio dei libri, ovvero perché le librerie sono una droga

La libreria ha il fascino maledetto di uno spacciatore. Ti aspetta all’angolo della via, con quell’aria dimessa, le vetrine in ombra, come chi non vuole farsi notare perché sa che tanto chi ha il vizio dei libri non sa resistere al richiamo.

Sono un vizio, i libri. Il più tremendo e il più segreto. Come l’assenzio, come l’oppio dei tempi che furono vengono comprati in luoghi che tutti conoscono bene, ma rimangono quasi invisibili, come se una strana nebbia li nascondesse agli sguardi dei non iniziati. 

I lettori compulsivi entrano con un frettoloso cenno di saluto al tenutario. Non c’è bisogno di tante parole perché lui li conosce già, e se non li conosce in un’occhiata capisce subito che fanno parte della schiera dei suoi drogati, e non ci vorrà molto, anzi, non ci vorrà niente ad indurti al vizio. 

E del resto i libri sono lì, in mostra, sugli scaffali, sensuali e nudi, alla vista di tutti. Li puoi toccare, sfogliare, sfiorare e accarezzare. Non fanno resistenza, non si sottraggono, sono sfacciati come puttane, i libri. Occhieggiano, promettono di portarti in paradiso, o all’inferno, poco importa. Noi lettori li seguiremmo ovunque perché non sappiamo fare a meno di loro.

Siamo compulsivi e smaniosi, e come tutti i drogati per superare le crisi di astinenza dobbiamo aumentare le dosi. Non siamo contenti finché la casa non ha più muri, gli scaffali rigurgitano, il libri hanno invaso ogni ripiano e ogni superficie. Abbiamo bisogno di rifare sempre e comunque scorta, di accumulare, di aggiungere, non ci basta mai. Ogni libro ne chiama altri, e poi altri ancora, i libri tracciano infiniti reticoli di analogie, si chiamano per assonanze e dissonanze, si cercano fra loro, si chiamano, sono come le molliche di Pollicino, se ne prendi uno ti porta inevitabilmente a volerne un altro, i libri non sono mai soli, sono sempre una tribù. Forse per questo li amiamo, perché sono una famiglia, un abbraccio in cui perdersi ma anche sentirsi al caldo, perché con un libro sei sempre in compagnia, e quasi sempre è una compagnia migliore di te stesso. 

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4 pensieri su “Il vizio dei libri, ovvero perché le librerie sono una droga

  1. Io non li guardo le librerie perché non posso comprare i libri ,perché non sarebbe uno ogni tanto,ma essendo una drogata ,come dici tu ,non mi bastano mai e allora vado in biblioteca ,altro posto magico e ci passo i pomeriggi a cercare negli scaffali per portarne a casa delle borsate e se non trovo quello che cerco …restituisco! Evviva le biblioteche!

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  2. credo che mai migliore descrizione ho letto sul lettore compulsivo. Il drammatico guaio è che il lettore compulsivo – drogato dall’odore della carta – non sa più dove mettere gli amati libri ma non li ricorda nemmeno, perché anche se ne legge uno al giorno, questi crescono con ritmo doppio.

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