Belisario contro gli alunni, ovvero la gita scolastica a Ravenna e e le prof che sognano un romanzo bizantino

Ti rendi conto che niente, ci sei caduta dentro con tutte le scarpe in questa cosa della scrittura quando sei su un autobus pieno di ragazzini urlanti che hai appena accompagnato in gita a Ravenna e passando per la noia piatta della Romea, all’apparire fra gli alberi squarci di lagune e di quel che resta di antiche macchie di pinete costriere, e canali che si insinuano e si perdono in indefinite barene, ti dimentichi del caos e della stanchezza e degli alunni, e del nostro secolo attorno, e immagini eserciti bizantini al comando di Narsete e Belisario, e drappelli di Goti e Longobardi acquattati fra i cespugli, ed esarchi che tramano nell’ombra dei loro palazzi, e lontano lontano papi asserragliati nell’Urbe che si barcamenano fra partiti avversi e contrapposti, legati ecclesiastici, vescovi intriganti ed eresiarchi in lotta per il potere, e tutto questo ti frulla nella mente assieme, e improvvisamente scompare quando l’autista sbotta contro i ragazzini che stanno strillando, e sì, tu torni nel nostro secolo, perché li devi cazziare: è il tuo lavoro. 

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