Quello che fa un Governo (quando viene ucciso un terrorista islamico) 

Quindi, ricapitolando: due agenti di polizia nel corso di un controllo incrociano per caso e uccidono un pericoloso attentatore che aveva compiuto un massacro a Berlino ed era tornato in Italia probabilmente perché qua, dove era già stato in carcere, poteva contare magari su qualche legame o complice. Si tratta di un pericoloso terrorista islamico che era divenuto tale sedotto dalla propaganda jihadista, che convince ragazzi sbandati a diventare combattenti ed a immolarsi provocando attentati contro,persone comuni. E il Governo decide di rendere pubblici i nomi dei due agenti, cioè persone abbastanza comuni, i quali quindi divengono riconoscibilissimi e rischiano di essere presi di mira non solo dai complici del terrorista ucciso, se ve ne sono (e non lo sappiamo), ma anche da tutti gli altri ragazzi sbadati e succubi della propaganda jihadista. 

Ora io sarò anche troppo prudente, ma direi che un Governo dovrebbe dimostrare nei confronti dell’incolumità dei suoi cittadini ogni cautela possibile. Quindi evitare di fare nomi e di rendere riconoscibile chi rischia di venire preso di mira. Anche perché se questo dubbio viene a me, che sono nessuno, immagino sia venuto uguale uguale agli esperti di intelligence, e soprattutto dovrebbe essere venuto ad un Ministro. 

Perché un Governo dovrebbe essere formato da qualcuno più scafato e prudente dei cittadini stessi, che si affidano a lui  proprio per essere da lui difesi. 

Un Governo.

Quello che abbiamo noi non so di preciso cos’è. 

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7 pensieri su “Quello che fa un Governo (quando viene ucciso un terrorista islamico) 

  1. E’ un governo composto da gente che manco si ricorda di cosa erano i Nocs, ad esempio, e dell’assoluto anonimato che li doveva caratterizzare. Tocca sperare che non se lo siano scordato loro.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  2. Credo invece sia stata una mossa ben calibrata (per fortuna, sicuramente, non per calcolo).
    Ai kamikaze è richiesto di morire sul luogo dell’attentato, e questo attentatore non l’aveva fatto.
    L’ISIS non è la mafia, non dovrebbe fare ritorsioni dirette, soprattutto non contro chi gli ammazza gli attentatori prima che possano parlare.
    Per contro lo Stato non si è potuto permettere un eroe da chissà quanto – ecco quindi un connubio perfetto: due eroi veri, belli e pronti (mica si poteva sindacare sulle tendenze politiche!), da elevare con tanto di nome e cognome con pochi rischi.

    Magari

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  3. I membri delle forze dell’ordine sono semplicemente persone che fanno il proprio dovere e loro lo sanno. I due poliziotti lo hanno fatto bene, e non è certo merito di un ministro.
    Se dovessimo mettere in prima pagina tutti coloro che fanno il proprio dovere, magari da dietro una scrivania o da una cattedra, staremmo freschi.

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