Riassunto della settimana: quello che non serve in italia

Per fare il Ministro dell’Istruzione in Italia non è richiesta la laurea. A dire il vero neanche il diploma. Probabilmente, a questo punto, nemmeno la terza media. Anzi, neppure la licenza elementare. Insomma, via, nemmeno aver mai messo piede in un’aula scolastica. Del resto in politica l’unica aula che devi aver frequentato è da sempre quella del Parlamento e, al massimo, qualche stanzetta della sacrestia. Così anche Adinolfi non ha niente da ridire e siamo tutti contenti.

Per fare il sindaco di Roma non è richiesta la laurea. Nemmeno un po’ di fiuto per scegliersi i collaboratori. E nemmeno un cervello, perché comunque poi alla fine Beppe Grillo pensa per te. Non è chiaro con cosa, ma non ci preoccupiamo.

Per fare il sindaco di Milano non è richiesta la laurea, ma un po’ di attenzione su cosa firmi mentre sei commissario di Expo forse sì. In ogni caso, è richiesta una conoscenza lessicale abbastanza approfondita per stabilire che da sindaco ci si può “autosospendere”. Non è chiaro per quanto, ma via, non siamo puntigliosi.

Per fare il Presidente del Consiglio non è richiesta una laurea, e nemmeno una certa dose di personalità. Anzi, quella direi che è controindicata, a meno che non ci si chiami Renzi. È richiesta però la presenza della Boschi nel Governo. Anche qua i motivi non sono ben chiari, ma pazienza.

Per fare il Presidente della Repubblica non è richiesta la laurea, ma ad occhio una gran pazienza sì, perché sorbirsi due giorni di consultazioni con gruppi che si chiamano “Riformisti Conservatori”, andiamo, è da premio a prescindere.

Per fare il Papa non è richiesta la laurea, ma una caratteristica fondamentale è quella di invitare in Vaticano vecchi cantautori imbolsiti dall’età che strimpellano i loro altrettanto vecchi successi. Del resto la santità è una cosa che ci si deve guadagnare.

Per fare gli Italiani non è ben chiaro cosa sia necessario. Ma appena lo scopro vi informo, tranquilli.

10 pensieri su “Riassunto della settimana: quello che non serve in italia

  1. L’ha ribloggato su cor-pus 15e ha commentato:
    ah se riuscissi ad essere spiritoso come galatea.

    mi pare che pensiamo le stesse cose, o quasi, e molto spesso: ma c’e` modo e modo di dirle.

    soltanto un punto mi e` oscuro, questo:

    lei scrive:

    Per fare il sindaco (…) è richiesta una conoscenza lessicale abbastanza approfondita per stabilire che da sindaco ci si può “autosospendere”.

    io avrei scritto:

    Per fare il sindaco (…) è richiesta una conoscenza lessicale abbastanza approfondita per stabilire che da sindaco NON ci si può “autosospendere”.

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  2. per fare gli itaGliani credo sia necessario essere semianalfabeti (diretti o di ritorno, funzionali o meno non ha importanza), creduloni che si informano su Facebook (guardando solo le figure e leggendo a fatica qualche titolo) e sopratutto estremamente egoisti del proprio particolare… almeno questo sembrerebbe ben rappresentare il “valore medio” dell’itaGlianità… 😦

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  3. Mi permetto di osservare che per fare gli italiani basta avere avuto la fortuna (sic) di nascere in Italia.
    Il resto vien da sé.
    Inchino e baciamano alla Padrona di Casa.
    Ghino La Ganga

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  4. il verbo «autosospendersi» mi rammemora gli anni lontani della giovinezza, quando praticavo, con fatica e senza particolari glorie ginniche, l’attrezzistica, in particolare gli anelli

    l’autosospendersi, come verbo, m’evoca instabile e faticosa disciplina, inadatta ad un uomo non proprio giovane quale il dott. Sala

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  5. gli italiani? Ma ci sono o si fanno? Boh! Non l’ho ancora capito ma neppure il tuo illuminate blog mi ha permesso di scoprirlo. Forse è meglio che la nebbia continui a nascondere tutto. Così siamo felici e contenti. Anche senza laurea

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