La crisi del garibaldino entusiasmo, ovvero i periodi in cui sei in ritirata strategica

Alle volte ti sembra di essere troppo impegnata per vivere e senti il bisogno di fermarti un po’.

Ci sono quelle settimane, che poi diventano mesi e poi periodi infiniti, in cui non hai tempo, mai. Perché non si accavallano gli impegni, ché quelli, diciamolo, noi donne ormai li gestiamo come un tetris: questa cosa la incastriamo qua, fra la riunione al lavoro, il pranzo in famiglia, la corsa a comprare il regalo per il cugino di terzo grado che si sposa, l’assemblea di condominio per evitare che i vicini accollino a caso le spese per le ristrutturazioni, il pranzo con l’amica di sempre che se le dici no per più di tre settimane sviluppa una sidrome paranoide e si convince che la odi tu come già fanno gli altri. No, noi donne a smanacciare questi casini ordinari siamo dei geni, ci sguazziamo in mezzo come gli anatroccoli nell’acqua dello stagno, anzi siamo così abituate a farlo che persino nei momenti più pieni ci avanza il tempo per mezz’ora a prendere il tè o scappare alle terme un pomeriggio, o scrivere quattro post per il blog.

I periodi in cui non hai tempo mai , invece, sono quelli in cui tu gestisci tutti questi casini con il solito garibaldino entusiasmo, come hai sempre fatto, ma non va.

Eh, non va. Il garibaldino entusiasmo scricchiola e si chiede se non sia il caso di ritirarsi a Caprera.

Non sai come, e non sai neanche perché, ma gli impegni, invece che smaltirsi come di solito fanno, si accumulano, si intrecciano. Hai  voglia a pianificarli, incastrarli, smontarli e poi ricomporli come ti è sempre riuscito in passato:sembrano le scope dell’Apprendista Stregone, si moltiplicano a tutt’allè. Più tu li ordini, più loro si disorganizzano, più tu li incastri con sapiente maestria, più loro si accavallano e si disarticolano, e alla fine dilagano senza sponde e senza limiti, ti sommergono e tu affondi facendo glugluglù.

Sei così spossata a tentare di inseguirli e ricacciarli nelle caselline dove dovrebbero stare che alla fine sei sfinita ed esausta. Tanto stanca che quando non hai niente da fare vuoi fare proprio quello, niente, e quindi no al tè con l’amica, no alle terme al pomeriggio, no al post per il blog. Nei periodi in cui non va ti sembra troppo impegnativa persino una partita a candy crush.

E allora che dire? È un periodo che non va. Forse non sono più piena di cose da fare del solito, solo che non riesco a incastrarle bene, o loro non si lasciano incastrare e riducono la mia vita ad una anarchia. Magari è tempo di imparare che alle volte l’anarchia bisogna subirla e non tentare di governarla. E la lezione che ci danno i periodi così.

Nel qual caso, però, mi sa che mi rimandano a settembre. Perché io non mi arrendo, e torno a combattere per incasellare, e incastrare impegni e tornare a fare tutto quello che ho sempre fatto come prima, perché il garibaldino entusiamo è garibaldino d’animo, mica si arrende al primo stramusone che prende, e Caprera è ancora un’ipotesi remota, da considerare solo nel lontano caso che.

Diciamo che il garibaldino entusiasmo si prende solo un attimo di respiro, non batte la ritirata, ma riallinea il fronte, per studiare meglio il terreno e sgominare il nemico.

Nel frattempo, oh, il blog va come va,e anche tutto il resto.

Ora scusatemi, ho giusto un paio di impegni da incastrare in qualche modo. Sento squillare in sottofondo una cosa che deve essere la tromba per la garibaldina adunata, vado a riprendere in tintoria la camicia rossa e torno a pugnare, come sempre, per far felice il Giuseppe che è in me.

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