I feticisti della cartoleria

Immagino che da qualche parte, nel mondo, ci siano psicologi che si prendono cura di quelli come me, i feticisti della cartoleria.

Siamo una setta. Ci riconosciamo con uno sguardo, di solito ai primi di settembre. Siamo noi, gli unici adulti felici che vagano per le corsie di ipermercati e supermercati pieni zeppi di quaderni, quadernetti, raccoglitori, penne, evidenziatori, gomme, righelli. Attorno nugoli di bambini che trascinano stanchi genitori, a cui devono spiegare perché il diario dei fumetti che l’anno scorso era il top quest’anno va evitato come le peste, o perché quella penna che scrive in gel con i brillantini argentati va comprata assolutamente e non confusa con quella, quasi uguale, che però scrive con i brillantini dorati. Loro, i genitori, non lo sanno, quel perché. Noi sì.

Siamo noi quelli che sotto Natale pattugliano le cartolerie e le Feltrinelli valutando con la serietà di chi deve scegliere se pigiare o no il bottone che scatena una guerra nucleare l’agenda che va comprata quest’anno, saggia la carta, soppesa lo spessore, si interroga sul tipo di riga e sulla spaziatura. Siamo quelli che, se interrogati, sono in grado di spiegarti che quel blocco lì, ecco, va bene se usi una penna a sfera e per appunti veloci, ma se per caso vuoi scrivere con una penna stilografica, allora sarebbe meglio prendere quell’altro, che usa carta con una grammatura diversa. E di solito, quando pronunci la parola “grammatura”, il tuo interlocutore ti guarda chiedendosi se sia una parolaccia.

Siamo quelli che quando qualcuno ti dice: «Sai, per Natale mi hanno regalato una stilografica…» chiedono subito con aria interessantissima: «Ma a cartuccia o con lo stantuffo? E che tipo di inchiostro usi?»

Siamo quelli che hanno una marca di evidenziatori preferita, perché mica tutti sono uguali – questo lo possono pensare solo i barbari! – ma tutte hanno una punta diversa, una nuance di inchiostro leggermente differente, e poi certi colori non ci sono, e santo cielo, i veri evidenziatori li riconosci perché hanno anche il celeste ed il verde in due varianti (più o meno carichi) e il blu, il rosa pesca ed il viola, ché a produrre il rosa fucsia, il giallo fosforescente e l’arancione sono buoni tutti, eh. Siamo quelli che nell’astuccio che hanno in borsa (e abbiamo sempre in borsa un astuccio, anzi spesso in due varianti: light con il minimo indispensabile e professionale per i giorni di lavoro) hanno almeno due tipi di matite (a mina dura e più morbida) e due penne (a punta media e fine), perché non si sa mai su che carta ti può capitare di dover prendere un appunto veloce.

Siamo noi, quelli che metà dei cassetti dello studio e dell’ufficio li hanno pieni di quaderni e quadernini, di diversa foggia, dimensione, rigatura: a righe normali, a righe un po’ più piccole o più grandi, con i margini, senza margini, a quadretti da mezzo centimetro, a quadri più grandi, a quadretti piccoli, con il retro bianco o con carta millimetrata, a fogli ruvidi, a fogli lisci, rilegati con copertina dura, semirigida, rigida, a fogli staccabili, con i buchi per archiviare, senza buchi, con i buchi ma rilegati a spirale, in formato A4, B5, a taccuino grande, a taccuino tascabile; con copertina cartonata, con copertina in similpelle, con copertina in pelle, con copertina plastificata, con copertina nera, a colore unico, fantasia, con o senza il logo; con l’elastico per chiudere, senza elastico, con il lucchetto; a block notes, a block notes a spirale, a block notes rilegato con la colla, con penna e senza penna.

Siamo noi, quelli che adesso che stanno uscendo i nuovi quaderni con penna e carta digitale sono già passati due volte in cartoleria per farsi spiegare dalla commessa esattamente  come funzionano, e ora ogni volta passeggiano come per caso davanti alla vetrina, coccolando con gli occhi la confezione in mostra.

Siamo noi. Sì lo so, siamo buffi e forse anche un po’ strani. Ma non guardateci male. In fondo non siamo pericolosi. Per farci stare buoni basta che ci regaliate una penna e un foglietto: correremo a provarli in un angolino e non vi disturberemo più.

12 pensieri su “I feticisti della cartoleria

  1. E il profumo che si respira nelle vecchie cartolerie? Quell’odore inconfondibile di carta e di colla, e le confezioni di pastelli da 36, gli albi da colorare, le vecchie edizioni dei libri dei fratelli Grimm…

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  2. ricordo molto bene che quando ero in terza elementare (1962 o giù di lì) il mio compagno di banco non aveva il grembiule nero lucido, come il mio;

    aveva il grembiule nero opaco di stoffa pesante, nero come i suoi occhi grandi; anche i suoi quaderni erano neri, quelli neri col bordo tinto di rosso, tutti eguali; oggi sono ricercatissimi, li fanno apposta così; al tempo erano i quaderni del collegio, perchè il mio compagno veniva dal collegio, dove tutto, nella mia fantasia, era nero, scuro, sobrio

    nei banchi avevamo ancora il buco del calamaio, ma da poco era cominciata l’era della penna bic, però la stilografica era d’obbligo, per il quaderno di bella copia

    la brutta calligrafia era ancora punita, ma l’avanzare delle nuove visioni educative era ormai inesorabile, e con esse la fine d’un mondo

    io disegno oggetti per il settore cartotecnica, e sono certo che la migliore arma per venderli e intriderli di nostalgia

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  3. come siamo simili! Credo di avere più penne dei cappelli in testo – non sono calvo😀 né sono radi – Decine di stilografiche – di marca Aurora. Omas – e reltivii inchiostri di svariati colori . le penne sono a stantuffo.
    Sì, ci siamo capiti. Vago dodici mesi l’anno per le cartolerie.

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  4. Sorellina!
    Anch’io ho i cassetti pieni di quaderni di tutti i tipi, frutto di pazienti ricerche ^_^
    E quando piombo come un falco sugli alunni:
    “Bellissimo quel quaderno! Dove l’hai comprato?”
    “Me l’ha portato mio zio dal Tanganica…”
    “….” (sniff)

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