I Medici. Ovvero del perché bisognerebbe smetterla di inventare trame per i serial e raccontare la Storia com’è.

Fatemi capire un momento. Tu, sceneggiatore televisivo a cui hanno detto che devi tirare fuori una serie che appiccichi al video le torme delle genti abituate a Games of Thrones, hai una intuizione folgorante: fare un serial sui Medici.

Te lo riconosco, è una botta di furbizia che rasenta il genio. Per fare successo, c’è tutto. Il Rinascimento, tanto per cominciare, cioè l’unica cosa che di noi ancora conoscono bene all’estero e puoi vendere ovunque; poi gli Italiani che levantini, furbi e traditori lo sono sempre, ma nel Rinascimento lo erano con una grandezza da protagonisti, non con l’attuale miseria del rubagalline. Poi le congiure, le guerre, gli omicidi, la crudeltà gratuita e sottile, perché le torture peggiori non le trovi mica nel Medioevo, è fra i civilissimi umanisti del ‘500 che supplizi ed ammazzamenti diventano raffinati esercizi di sadismo.

Tu, insomma, sceneggiatore tv, sei nella condizione migliore per poter sbancare al botteghino, conquistare le folle, stravincere. Basta che tu prenda un paio di attori caruccetti (sì, più caruccetti che i Medici nella realtà, te lo concediamo, ma noi pubblico televisivo vogliamo i protagonisti belli, e mica siamo schizzinosi se usi una infornata di bei ragazzi per coprire i ruoli), un buon libro di storia, e via, puoi scrivere una sceneggiatura per un serial che dura dieci anni, senza mai annoiare lo spettatore.

Prendiamo l’inizio: decidi di partire da Giovanni dei Medici. Hai un uomo che si è fatto da sé venendo quasi dal nulla. Figlio di un mercante di lana di scarsa fortuna, se ne sta fin da giovinetto acquattato al banco di cambiavalute dello zio, impara spiando di giorno in giorno come gestire soldi e potere, in una Firenze che era come la Manhattan di Gordon Gekko, e poi via, parte per Napoli , gran porto del Mediterraneo, da sempre gorgo di ogni vizio e paradiso per ogni furfante, si infratta e si insinua fino a Roma fra i potenti fino a diventare banchiere di un antipapa. Una storia che a raccontarla come Dio comanda da sola tiene banco per sei puntate, si snoda dal Vesuvio a Costanza, con cardinali divisi in fazioni, l’antipapa che viene condannato, imprigionato e liberato con i soldi del banchiere, e quando muore lascia per testamento istruzioni per farsi fare un tomba a Firenze da Donatello.

E tu, santo Iddio, sceneggiatore, come riduci tutto questo? A una ventina di noiosissimi minuti in cui il povero Dustin Hoffman si trascina dietro due figlioli bellocci ma inutili, come un commesso viaggiatore si trascinerebbe dietro due stagisti intronati, e intercetta  Cardinali sul sagrato delle chiese, offrendo loro maldestramente borse di zecchini. Manco un venditore di materassi di Abbiategrasso sarebbe così fantozziano, lasciatelo dire.

Cosimo poi, che è la mente più sagace del Rinascimento, un Augusto fiorentino subdolo e calcolatore e freddo come il marmo dei busti che commissionava, lo trasformi in un ragazzotto decorativo, ma con l’intelligenza di quarto di bue appeso ad un gancio in macelleria. Cosimo, dico, che si smanacciava la banca di famiglia da quando era in fasce ed era cresciuto in mezzo a trame politiche ed elezioni papali controverse, me lo descrivi come un patetico aspirante artista con la visione politica di un broccolo lesso, che passeggia come un cretino, di notte, per la Roma del Rinascimento (quella dove dopo il tramonto era più facile incontrare per strada un tagliagole che un capitello con la madonna in cima), inciampa in Donatello senza accorgersene (eh, già, mica lo conosceva!) e da lui portato nella sua bottega (da notare, sempre di notte, perché è normale che nel Rinascimento gli artisti aspettassero il buio per disegnare le loro opere!), si innamora e perde le bave per la prima modella seminuda che incrocia.

In tutto questo, la Storia, quella vera, quella che sarebbe interessante e avrebbe spunti a iosa per un buon serial, sceneggiatore mio, tu te la sei dimenticata. Potevi fare veramente qualcosa che dava la birra a tutti i regni di Martin, perché io me la vedo una sigla con le città italiane che sorgono sulla carta geografica reale come le case di Games of Thrones, e poi di là delle alpi la Germania e la Francia, e l’impero, e poi via, giù di guerre, congiure, dispacci segreti che si incrociano, assedi, battaglie, rivolte e fremiti di riforme religiose. E invece no, tu ti perdi, ad inventarti un omicidio che non c’è mai stato, e a raccontare amorazzi come se fossimo nella versione in costume di Un posto al sole.

E allora, sceneggiatore, lasciatelo dire: così non si fa. Leggiti la Storia e smettila di volerla migliorare. Limitati a raccontarla bene, e ne verranno fuori romanzi e serial meravigliosi.

Credimi, come sceneggiatrice è migliore di te.

9 pensieri su “I Medici. Ovvero del perché bisognerebbe smetterla di inventare trame per i serial e raccontare la Storia com’è.

  1. Pienamente d’accordo sul tema generale, la Storia ha in sé tanti script già pronti e molto spesso migliori delle varianti che vengono invece sceneggiate. Nello specifico dellla puntata non potrei aggiungere di meglio; quand’è così, mi concentro su costumi, arredi, locations ed altro, di necessità virtù.
    Peccato per l’ennesima occasione mancata. C’è chi è stato capace di fare un ritratto del Rinascimento italiano in pochi secondi, sommario e semplicistico ma che rimane impresso come pagina di cinema:

    Un saluto umanistico **

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  2. Quindi non sono stata la sola a cui non è piaciuto!
    Ennesima occasione mancata. Per non parlare di quella continua e fastidiosissima scritta “vent’anni prima” a ogni cambio temporale.

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  3. Sto ancora aspettando l’inseguimento al cardiopalma, la storia piccante, il vice-capo (ci vuole un braccio destro alla Numero Uno di StarTrek) e un po’ di passaggi segreti alla io Inferno (di Brown) … 🙂
    Ps.: il duomo di Firenze mica aveva la facciata però… cioè non quella dell ‘800.

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  4. Ovviamente è una trama, la Storia si può leggere sulla Treccani. La prima puntata esalta il pragmatismo rinascimentale senza nulla togliere allo splendore dell’epopea. Gli spunti storici sono aderenti la realtà.

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  5. Philippe Daverio pare d’accordo con te “Domani alle 15 su Tv Talk rai 3 dichiaro il mio rammarico per lo svilimento della gloria rinascimentale dei Medici in un rozzo polpettone televisivo che ha trasformato la policromia l’eleganza e la cultura quattrocentesca in una sorta di grigia e tetra caricatura di una cultura mafiosa.”

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