I compiti per casa e gli affanni del padre ansioso

Pare che i grandi problemi italiani si possano riassumere in uno solo: i compiti per casa che i genitori devono fare con i figli. Se volete capire l’origine della crisi di produttività del nostro paese, il Pil che tracolla, il senso d frustrazione della generazione dei quarantenni, mi sa che bisogna andare a parare lì. Almeno questo si evince da un articolo di un padre disperato scritto ieri sulla Stampa, che linko qui.

Siamo di fronte al grido di dolore di un genitore che non riesce a portare a termine i compiti assegnati alla figlia, e si lamenta non solo del carico eccessivo ma soprattutto di quanto essi siano complicati. Così complicati che la suddetta pargola non riesce a farli da sola, come dovrebbe, ma attende che il padre, dalle 16 in poi, torni a casa e fino a sera si arrabatti a risolvere astrusi quesiti. Signori, è un’emergenza nazionale, è ledere i diritti di minori, genitori e famiglia tutta, qualcuno intervenga!

Ma vediamo nello specifico quali sono dunque questi compiti di prima media per casa così complessi da necessitare l’intervento e l’assistenza di un adulto. Equazioni di meccanica quantistica? Relazioni su Delitto e Castigo da stendere direttamente in russo?

Il temutissimo compito di scienze recita: “Guardati attorno, fatti una domanda, datti una risposta.” Che a me, semmai, sembra troppo cretino e vago, semmai, ma siccome sarà stato sicuramente illustrato dall’insegnante in classe, può essere agevolmente risolto dalla bambina guardando una pentola di acqua che bolle, domandandosi perché bolle e spiegando cosa ha imparato in scienze riguardo ai gradi necessari per far bollire l’acqua in una pentola. Tempo di stesura? Direi dieci minuti, a farla larga. Necessità dell’intervento di un genitore? Direi nessuna.

Secondo quesito, passiamo a matematica. Il padre si dispera per la formulazione dell’esercizio:«Nella seguente rappresentazione, ai numeri naturali 5, 4, 7, 9, 12, 2, 8, 1, 10, 0 associa i punti che sono le loro immagini» . Mi sfugge cosa lo mandi in crisi, perché nonostante quello che sostiene la piccola spalleggiata dal padre,come si debba risolvere l’esercizio è chiarissimo. A naso immagino che ci sia un disegno con un piano cartesiano in cui sono segnati dei punti e la bimba debba segnare sopra ogni punto il numero corrispondente. È facile ed intuitivo, e ci vogliono sì e no due minuti. A farla larga.

Tocca geografia. Il padre si lagna della definizione di carta geografica: «La carta geografica è la rappresentazione ridotta di una vasta area, che si può indicare tramite scala numerica o scala grafica». Ora qua convengo che la forma italiana potrebbe essere migliore, ma anche qua mi sfugge la difficoltà di comprensione: significa che le carte geografiche sono disegni in scala del territorio. Se il padre, come dice, è un appassionato di geografia non ho capito cosa lo sconvolga. Tempo per imparare questa definizione? Con la memoria di un bambino, pochi secondi.

Fatti quindi due conti, e tenuto a mente che gli esercizi saranno sicuramente stati assegnati dopo una spiegazione degli argomenti da parte dell’insegnante a cui la bambina ha assistito, continua a sfuggirmi la necessità dell’intervento paterno per farglieli fare. L’unico intervento dei genitori nei compiti dei figli si dovrebbe limitare a chiedere alla sera se li hanno fatti. Se il bambino ha problemi a capirli, li porta non fatti e chiede all’insegnante. Ma in questi casi citati, onestamente, non mi è neppure chiaro quale sarebbe la tremenda difficoltà a capire le consegne.

Invece il genitore descrive uno scenario apocalittico: “I primi giorni facevamo francese a pranzo, completando i dialoghi di Matilde e Sébastien con bonne journée, salut, au revoir, à tout à l’heure; e facevamo storia a sera, riassumendo in mappe concettuali l’architettura e la religione degli antichi greci. Mappe concettuali! Per sapere che cosa sono abbiamo chiesto a Google. Via WhatsApp controllavo che la riduzione in scala 1:2 della sagoma di un fox terrier fosse eseguita al millimetro. Telefonavo per verificare che la bimba avesse assimilato la differenza fra crosta e mantello nella stratificazione terrestre, e ricordasse che lo stambecco è un bovide che vive oltre i mille metri e si nutre prevalentemente di vegetazione erbacea, oltre che di graminacee non appetite da altri ungulati. Poi mia moglie e io, che siamo fuori tutto il giorno, ci siamo arresi e abbiamo ingaggiato un’universitaria per «l’aiuto compiti». Costo: quindici euro l’ora. Il primo giorno, dopo tre ore (15-18, come la Prima guerra mondiale), i compiti non erano conclusi. Quarantacinque euro per un risultato parziale.”

No, scusa, spiegatemi: la bimba segue la lezione in classe di francese e poi non è in grado da sola di completare un dialogo in cui deve inserire delle parole come “buongiorno” e “buona sera”? E non è in grado di fare da sola un piccolo schema (oh, la mappa concettuale questo è, uno schemino base di riassunto) tratto dalle pagine di un libro di storia delle medie, che – credetemi, ci lavoro – è costituito da paragrafi formati al massimo da quindici righe e con i concetti già riassunti al massimo e sottolineati? E perché, santa pazienza, il padre si mette a mandare messaggi su Whatsapp al mondo per controllare che le riduzioni in scala siano fatte correttamente? Quello è un compito della figlia, semmai, confrontarsi con i compagni, per telefono o meglio ancora a scuola. Come non è compito del genitore telefonare al pomeriggio per controllare se lei sappia o meno le definizioni a memoria. Non le sa? Be’ vuol dire che prenderà una insufficienza e la prossima volta si preparerà meglio, perché, faccio notare, imparare a memoria una definizione è solo questione di applicazione. Non vedo quindi la necessità di una ragazza che segua la bimba a 15 euro all’ora. L’unico problema di questa povera bimba mi sembrano due genitori troppo ansiosi e presenti, che l’hanno abituata all’idea che gli adulti devono risolvere tutti i suoi problemi. Per cui lei, giustamente, se li fa risolvere senza nemmeno tentare di sforzarsi un minimo.

Non faccio fatica a credere che il padre ci metta assai più della figlia a fare i compiti al pomeriggio, e spenda ore a cercare di risolverli. È fuori allenamento, deve ripetere concetti ormai per lui dimenticati da anni e non ha nemmeno assistito alla spiegazione in classe. Ma, ripetiamolo fino allo sfinimento, non è un compito suo. Per motivi misteriosi si sta caricando di un lavoro che non gli compete e che forse non ha nemmeno gli strumenti adatti per portare a termine, perché i compiti e gli esercizi sono calibrati per dei bambini, e le cose semplici per loro diventano paradossalmente incomprensibili per noi adulti, che abbiamo in testa troppe sovrastrutture e finiamo coll’inventare inutili complicazioni.

Quindi, invece di perdere le giornate a stare addosso alla figlia e a lamentarsi per i compiti che le danno, faccia una cosa più semplice, che i nostri, e presumo anche i suoi genitori, facevano: lasci fare i compiti alla bambina. Se da sola non ci riesce, chiederà lei ai compagni, o la mattina dopo all’insegnante. Se invece semplicemente non ha voglia di farli, imparerà, andando a scuola senza compiti, che quella di non farli accampando scuse furbette è una cosa che non si deve fare.

L’armonia familiare a anche l’autostima della bimba ne guadagneranno parecchio. L’unica ricaduta negativa sarà per le finanze della ragazza chiamata a seguirla al pomeriggio. Ma il mondo è ingiusto, qualcuno che ci rimette alla fine c’è sempre.

 

 

13 pensieri su “I compiti per casa e gli affanni del padre ansioso

  1. Insegno in una primaria: in tutte le classi ci sono alunni che hanno bisogno di essere aiutati….e lo stesso a casa. Chi ha orecchie per intendere intenda

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  2. Il fatto e’ che sin dalle elementari i genitori danno per scontato che il bambino non sia in grado di fare i compiti da solo (ma perche’ mai???) e si sentono in dovere di dare il loro indispensabile aiuto. Il risultato sono dei ragazzini che non si applicano e che anzi prendono le cattive abitudini della madre, come scrivere solo in stampatello e in una lingua che e’ una lontana parente dell’italiano….

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  3. I genitori che fanno i compiti dei figli sono una delle iatture del nostro paese. Si complicano la vita per sé, la complicano alla prole e infestano la scuola. Senza contare che li fanno pur malissimo, come alla fine si è costretti a fargli notare. E, per quanto siano ridicoli, sono anche tragicamente dannosi.

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  4. In effetti è bene che i ragazzi facciano i compiti da soli. Se gli insegnanti sanno fare il loro mestiere, i ragazzi apprendono e riescono a farli. Non posso i compiti a casa raddrizzare l’inefficienza del lavoro fatto a scuola. È un ciclo virtuoso o vizioso a seconda delle persone coinvolte.

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  5. IV liceo scientifico :
    prof: “Visto che siamo in ritardo con le valutazioni del quadrimestre oggi dedichiamo la prima ora di lezione a qualche interrogazione. Cominciamo da chi è senza voto sull’orale,

    rappr. studenti: “Prof guardi che in questa scuola non si usa così. Non si possono fare interrogazioni a tradimento. Oggi per esempio abbiamo compito di matematica e nessuno ha studiato la sua materia. Lei ci deve avvisare prima e concordare la data dell’interrogazione e indicare chi verrà interrogato.”

    prof: ” …e magari dovrei dire l’argomento dell’interrogazione”

    rappr. studenti: ” naturalmente”

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  6. ai miei tempi facevo tutto da sola, forse anche troppo perché al contrario dei miei compagni i miei genitori non mi chiedevano nulla, forse qui è troppo dall’altra parte ma adesso mi sembra che si sfoci nel ridicolo, ogni tanto faccio qualche ripetizione di matematica e vedo che questi ragazzi hanno bisogno di esercizio tantissimo esercizio e chi sembra “lento”, “incapace” in realtà ha solo bisogno di una spiegazione in più e il tempo per assimilarla bene attraverso, ripeto, gli esercizi, almeno per la matematica. Poi ai miei tempi si davano molti più compiti e mi sembra assurdo che un adulto si lasci imbrigliare così e proprio come la figlia tiri fuori scuse e si lagni. come possono educare questi bambini a diventare indipendenti e degli adulti responsabili se sono i primi a giustificarli? quando cresceranno e la mamma e papà non potranno più coprirli che faranno? si lagneranno con chi? sarà una lezione troppo dura tutta insieme.

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