La satira è sempre satira. Aristofane, Socrate e #charlieebdo

Aristofane era uno stronzo.

Non faceva satira. Almeno non sempre. Quando se la prese con Socrate, per esempio, mica se la stava prendendo con il potere. Aveva potere, Socrate? Ma quando mai. Era un filosofastro con le pezze al sedere, che manco era chiaro come campasse, forse facendosi mantenere sotto banco dai suoi discepoli, più probabilmente arraffando qua e là a scrocco ai banchetti uno spritz e i salatini. 

Era un poveraccio, buffo e facile da prendere in giro, per giunta noto per essere tollerante. Uno che non avrebbe querelato, e nemmeno avrebbe mandato a casa di Aristofane qualche amico potente a minacciare. Era un poveraccio, Socrate, ma di buon carattere e inoffensivo.

Aristofane lo prese a bersaglio. Ci scrisse sopra una intera commedia, presentandolo come uno svampito intrallazzone. Fu feroce, e cattivo. Gratuitamente.

  E lasciò il segno nelle menti degli Ateniesi, perché anni dopo, quando lo dovettero portare a processo, le accuse erano paro paro quelle che aveva messo in scena Aristofane: non credere agli dei, corrompere i giovani con strane teorie e molta fuffa.

Aristofane era uno stronzo, se la prese con un debole, mentì, insultò a caso, fu sempre molto volgare.

Nessuno però si sognò di dire mai che non faceva satira, o che aveva travalicato i limiti.

Aristofane era uno stronzo.

Ce lo vedrei bene nella redazione di Charlie Ebdo, per dire. 

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9 pensieri su “La satira è sempre satira. Aristofane, Socrate e #charlieebdo

  1. Però non è che con Cleone il Salsicciaio ci sia andato coi guanti di velluto (tanto il popolo di Atene gli andava dietro lo stesso, segno che l’umanità non è mai cambiata…)

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  2. Pingback: Aristofane e Charlie Hebdo | Giulio Cavalli

  3. Scusa se faccio un po’ il rompiscatole. Quello che scriveva Aristofane aveva un valore letterario, e magari faceva anche ridere. Le vignette di Charlie non fanno ridere nessuno e sono patetiche a livello di inventiva, limitandosi a ripetere per l’ennesima volta l’equivalenza italiani=pasta, italiani=mafia. Certo è possibile che tra 2000 anni tali vignette verranno ricordate come un pregevole esempio di letteratura del 21. secolo, ma ci credo poco (e non ne andrei fiero).

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  4. oddio c’è satira e satira. C’è quella idiota – vedi Charlie – e quella feroce – vedi Aristofane -. La satira non è mai dolce deve essere graffiante e dura, altrimenti è una carezza.

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