Il #fertilityday e la mentalità arcaica che comanda questo paese

In questi giorni la ministra Lorenzin (non il Governo, visto che il premier Renzi ha elegantemente sconfessato l’operato del suo ministro) ha fatto sapere, nelle linee guida del documento ufficiale stilato dai suoi esperti, che se le donne studiano, lavorano e vogliono una carriera aspirano a dei ruoli maschili e non femminili, mentre dovrebbero invece concentrarsi sulla famiglia e soprattutto dedicarsi a mettere al mondo figli in giovane età, perché farlo da vecchie è da immature ed egoiste.

Era un intervento necessario, questo genere di informazione, perché è notorio che in Italia nessuno nella società e in famiglia ti ripete ossessivamente da quando hai quindici anni: «Sposati, fai figli che poi altrimenti te ne penti!», come se studiare e lavorare per noi donne fosse un capriccio da suffragette, appena appena scusabile se in casa serve un secondo stipendio per tirare su la prole, e sempre a patto che il lavoro domestico di cura ed accudimento di casa, figli, anziani e nipoti ricada comunque su di noi. Perché di condizioni di lavoro più sicure e non discriminanti per le mamme, o anche di asili nido, servizi sociali ed aiuti alla gestione famigliare non se ne parla.

Sono immaturi ed egoisti anche gli uomini, beninteso, come spiega un giochino in cui si vede che se bevono birra e fumano neutralizzano gli spermatozoi peggio dei Pokemon, facendo passare il sano e scientifico messaggio che l’abuso di alcol e tabacco non è un male in sé perché può causare danni all’individuo, ma è una iattura unicamente perché ti impedisce di dare figli al paese.

La ministra ha poi fatto sapere che la Costituzione favorisce la procreazione sana e responsabile, dimenticandosi – ma è un svista, ovvio!- tutte quelle coppie sane e responsabili che vorrebbero consapevolmente dei figli, ma la iella non glielo consente in maniera naturale. Però in Italia per loro soddisfare il legittimo desiderio resta una corsa ad ostacoli, anche perché molti continuano a dirti che se non puoi è andare contro natura, ed è egoismo, non si fa. È egoismo anche se le coppie omosessuali vogliono adottare figli, che amerebbero e accudirebbero, ma quello, par di capire, è egoismo al cubo.

Se poi una non ha avuto figli in giovane età e manco li vuole, è chiaro che è una sabotatrice della patria, come si sono preoccupati di spiegare anche quelli che in qualche modo difendevano l’orrenda campagna, e hanno in pratica detto che le donne senza figli non si dovevano offendere, perché è come se un tabagista o un malato di cancro si offendessero per le campagne sulla prevenzione dei tumori. Che è un modo cortese ed educato per far sapere a chi non ha voluto o potuto avere figli che è in pratica equiparabile ad una malata o ad una viziosa. E se questi sono quelli che ci difendono, grazie, anche no.

Ho trovato anche chi approvava l’iniziativa dicendo che così durante la giornata della fertilità le giovani donne avrebbero finalmente trovato nelle piazze qualche medico che le avvertisse dei pericoli delle malattie ginecologiche, tipo l’endometriosi. E anche questa è una bella fotografia di questo paese, se una povera giovane donna sofferente di una malattia altamente invalidante (non perché la rende non feconda, ma perché l’endometriosi è dolorosissima e ti rende la vita un inferno) debba ringraziare una stupida giornata per la “fertilità” per avere una diagnosi, e per giunta si senta dire che la malattia che eventualmente ha non è un disastro perché la fa star male, ma solo perché un domani può impedirle di concepire un figlio.

Dopo due giorni di dibattito su Facebook e altri social su questa maledetta, vergognosa e offensiva campagna, si può dire che è stata utile. Utile per rendersi conto quanti pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle donne albergano ancora nelle teste delle persone che abitano questo paese, e anche di molti che si presentano come “progressisti”.

Grazie, a suo modo è stato utile. Però adesso promettetemi che non ne facciamo più di campagne così, ok?

17 pensieri su “Il #fertilityday e la mentalità arcaica che comanda questo paese

  1. Utile ma parecchio desolante. Trovo tristissimo dover leggere certe arrampicate su specchi di gente che dovrebbe essere competente, avendo in mano le redini del paese. Come trovo abbastanza grottesco che il ministro della salute non sia effettivamente un medico o comunque non abbia un percorso di studi almeno affine…

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  2. scrivo in totale dissenso, cara Galatea, per questo ringrazio per la tua esemplare ospitalità

    La maternità è eterodossa rispetto al modello produttivo turbocapitalista globalizzato. I moderni aedi del modello capitalistico avanzato cantano la musica dei diritti individuali, strettamente individuali, per rendere calpestabili quelli autentici, i diritti sociali.

    Ciò che intralcia un certo modello produttivo è considerato un male, perfino se è la radice della vista stessa.

    Una donna che aspetta un figlio è un problema per un certo modello produttivo in voga. La natura vuole spazio che le è sottratto da un modello di vita basato su ritmi rapidi e spietati.

    Un governo che si preoccupa del disastro demografico è, comunque, meritevole se non altro per l’impopolarità di occuparsi del futuro e non solo del presente elettorale.

    La campagna è troppo giocosa, scherzosa, carezzevole, Sarebbe stato giusto esser più concreti e scomodi nel dire le verità. Ma i pubblicitari son carezzevoli per mestiere.

    La maternità è di sinistra.

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  3. Non chiedo per malfidenza, è che – da maschietto che sono – vorrei proprio vedere con i miei occhi la sfacciataggine di chi, in un documento sulla fertilità, si è messo a sottolineare gli effetti di fumo e alcool sulla vitalità degli spermatozoi.

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  4. Condivido l’opinione sulla bruttissima campagna.
    Per quanto la motivazione possa essere condivisibile sarebbe interessante considerare che la riproduzione indiscriminata È la base per il turbocapitalismo.
    Ragionando più in profondità potremmo anche chiederci se sia proprio necessario – o anche solo utile – continuare a riprodurci come conigli.
    Diamo per scontato che sia una buona abitudine.
    I presupposti sessisti per questa campagna sono imbarazzanti, paternalistici e avrebbero fatto una figura migliore in uno stato totalitario.
    In ogni caso si parte dal presupposto che il cittadino sia un servitore che deve solo obbedire riprodursi e crepare.
    Vorrei uno Stato che si ricordasse che il Cittadino è l’entità a cui deve rispondere del suo operato, e non viceversa.
    Devo emigrare in Svervegia, vero?

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  5. @Diegod56:
    “La campagna è troppo giocosa, scherzosa, carezzevole,…”
    Se ne deve evincere che Lei avrebbe preferito bombardare direttamente con spermatozoi i gruppi di ragazze dedite allo struscio serale, in modo da affrontare il problema una volta per tutte?
    Stia bene.
    Ghino La Ganga

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  6. Io trovo questa campagna rivoltante, maschilista e degradante… penso che qualsiasi bambino/a capisca che le scelte vengono fatte se ci sono condizioni appropriate… Il che vuol dire: trovare uno straccio di persona giusta, magari avere un lavoro, poter pagare un affitto, se si e’ fortunati accendere un mutuo e cosette di questo tipo..il tutto entro lo scadere del ticchettio biologico, dopo la laurea ma prima dell’endometriosi, dell’ovaio policistico, delle cisti ovariche e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…Penso che Galatea abbia davvero ragione… Ogni bambina italiana ha nel corredo genetico l’imprinting di “mettere su” una sua famiglia… Magari con figlie femmine………e se ci pensi lo stato italiano è meraviglioso… Se tutto il sudoku di bisogni si piazza nelle caselle giuste e non rimani in cinta per sottoporti ad inseminazione seria, e con seria intendo con buone possibilita’ di riuscita, devi andare all’estero con conseguenti costi esorbitanti.. In ultimo stendo un pietoso velo su come lo stato assiste le famiglie a cui sono nati figli con dei problemi…… Tornando all’inizio…. Con questa campagna si guarda la pagliuzza nell’occhio delle donne e lo stato non vede la trave del suo!! Mi sento una cittadina presa in giro e sono molto indignata!

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  7. Ma il problema è che le mamme non solo tutelate… Personalmente non me lo posso permettere un figlio, al di la del costo di pannolini, pappe etc il problema è che i nonni si trovano a lavorare per almeno altri 15 anni… e asili nido e baby sitter costano una follia… e il mio moroso non può mantenere tutti lavorando solo lui…

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  8. Secondo me ha ragione in effetti chi afferma che una crescita zero della popolazione è auspicabile al fine di non collassare le risorse del pianeta, ma a mio avviso non pone attenzione ad un altro problema. La limitazione degli umani non puo’ avvenire con la brusca diminuzione dei nuovi nati, come accade in italia ed anche in europa, perchè ciò comporta un corpo sociale di soli anziani. Questo è disastrosissimo dal punto di vista previdenziale e non solo. Chi lavora per mantenere i pensionati se son tutti pensionati? Già ora i duri effetti del problema chi ha la mia età li ha vissuti sulla sua pelle, con la legge fornero, sette anni più avanti per la pensione. Insomma la denatalità è un problema. È vero, la campagna incentrata sulle giovani madri è bruttina, un po’ fascistoide, sembra dia la colpa a loro, ed è inutile in quanto già tutti lo sanno che avere un figlio con handicap è ben più facile a 34 anni che a 24, è la natura che è fatta così, piaccia o non piaccia. La limitazione del numero degli umani è giustissima ma, lo dico per paradosso crudele, non è mia intenzione, in teoria sarebbe molto meglio diminuire gli anziani anzichè diminuire i bambini. Negare i problemi collettivi che si appalesano all’orizzonte è una forma di miope egoismo generazionale.

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  9. hai scritto con saggia concretezza quel che ho scritto io in altro modo: il modello produttivo liberista in voga colpisce duramente i diritti sociali, magari sbandierando invece le libertà individualistiche, anticaglie anni ’70 che vanno a bracetto con la concezione liberista oggi di moda

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