La percentuale dei “veri” partigiani

Uno dei problemi dell’Italia, dicono gli studi scientifici, è che gli Italiani hanno scarsa dimestichezza con dati e percentuali, per cui non riescono ad avere una visione numericamente precisa dell’incidenza di alcune categorie nella realtà. Così sono convinti, per esempio, che gli immigrati siano milioni di milioni, i disoccupati quasi il doppio e l’Italia non sia più nel novero delle nazioni più industrializzate.

Deve essere vero, pensando alle dichiarazioni del Ministro Boschi, che ha detto che al referendum voteranno Sì i veri partigiani, e non quelli che sono venuti dopo.

Se pensa che il voto di questi sarà la chiave di volta per vincere al referendum, diteglielo: i “veri” partigiani, ormai, nel migliore dei casi, sono uno sparuto gruppo di vecchietti ultraottantenni.

Forse è meglio che cerchi voti altrove, se vuole trionfare.

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4 pensieri su “La percentuale dei “veri” partigiani

  1. E’ tutto un gioco psicologico di “colpe (o meriti…) per associazione”. Alla Boschi non interessano i voti dei “veri partigiani”, che appunto sono 4 gatti; così come, accennando al fatto che voteranno no anche quelli di Casa Pound, non gli interessa sradicare chi ha già deciso di votare così “nonostante” voti così anche CasaPound.

    Alla Boschi interessa spostare i voti di quella massa di persone che un’idea decisiva ancora se la devono fare, che stanno provando a farsela, forse, ma che senza dubbio hanno una precisa idea dei partigiani “veri” e di CasaPound. Parte della strategia di marketing della Boschi (cioè del PD) è cercare di dare a queste persone un senso di appartenenza a qualcosa di Giusto e Grande, di dire loro che se voteranno Sì saranno un po’ come i veri partigiani, e se voteranno no un po’ come i fascisti di CasaPound. E chi, tra questi elettori target, vuole essere accostato a CasaPound? Chi invece si sente partigiano nello spirito?

    Se al referendum del 17 aprile il meccanismo della colpa per associazione ha funzionato persino per un ricercatore laureato, sedicente razionalista, comprendi perché si spende tanta energia sul mettere nella stessa frase “chi vota sì … partigiani”, “chi vota no … CasaPound”. Il cervello fa l’associazione, quasi a prescindere dagli altri elementi e nessi della frase, dal suo significato letterale. E i voti si spostano…

    Entrare nel merito della riforma vorrebbe dire spingere le persone ad attivare la parte più razionale, non emotiva, del cervello. Per qualcuno funziona, ma per la maggior parte i mezzucci di cui sopra sono più efficaci, quindi è meglio, per loro (che non sono populisti, no…) ricorrere a questi espediendi; espedienti che sono comuni, in ogni caso: non si stanno inventando niente, né sono pionieri della tecnica… ma il fatto che la si usi sperando che funzioni ci dice qualcosa sull’essere umano e forse anche sul livello culturale medio.

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  2. «sparuto gruppo di ultraottantenni»

    l’ho riferito a mio padre, la cui risposta, in rude parlata livornese, m’astengo dal trascrivere

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  3. hai ragione. I voti li deve cercare altrove, come altri dem in crisi di astinenza matematica. Così si riesumano personaggi come Ingrao o Noilde iotti oppure Berlinguer. lasciamoli in pace, perchè non possono più replicare.
    In effetti i veri partigiani sono dei vecchietti che per lucidi che siano, lo sono poco. Se l’obiettivo era Anpi, beh! è meglio lasciar perdere.

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  4. Esattamente il punto della Boschi, per sminuire la portata della posizione dell’ ANPI.
    Più di così non è prudente spingersi da sinistra, ma è un attacco

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