La filosofia del sole

Per me il segnale è quando posso finalmente lasciare aperte le finestre. Quel momento magico che arriva ogni anno, in sordina. Il giorno prima è ancora freddo, e le finestre si possono tenere aperte solo lo stretto necessario per arieggiare alla mattina le stanze, e chiuderle subito in fretta, con un brividino. E il giorno dopo pàffete, il tepore esplode, e tu che sei sul divano a leggere senti il bisogno improvviso di aprire le lastre e far entrare l’aria, il sole.

Comincia quella meravigliosa stagione in cui il fuori ridiventa tuo. C’è il terrazzo, ci sono le strade su cui passeggiare con calma, per perdere tempo, ci sono i gelati da smangiucchiare mentre si guardano le vetrine, gli aperitivi fuori, le pizze in compagnia all’aperto, alla sera. C’è quella cosa bella che quando torni a casa con gli amici si sta davanti al portone a chiacchierare, perché l’aria è calda, il vento non morde.

Forse aveva ragione il vecchio Ippocrate: i luoghi ed il clima fanno le persone. Perché la filosofia è nata da noi e in Grecia si spiega anche con un motivo climatico. Qua da noi si può stare a parlare per ore nella piazza, all’aperto, da marzo ad ottobre. Finché c’è il sole si può perdere tempo. I romanzi no, i romanzi li hanno inventati al nord, in Inghilterra, in Francia, e si legge tantissimo in Norvegia, perché devi sopportare i lunghi inverni in casa in cui se esci ti casca il naso per il freddo, e allora il tomo in più volumi è la tua salvezza per affrontare il nulla.

Ma noi no. Noi scriviamo nel breve inverno, ed un tempo scrivevamo dialoghi, per ricordarci com’è parlare nelle piazze, al tepore della primavera, all’ombra del sole estivo, mentre si sorseggia un po’ di vino fresco.

E poi si aprono le finestre e si leggono cose divertenti nelle case che divengono un prolungamento del giardino, e il dentro non esiste più, c’è solo la continuazione del fuori.

E si sta bene, uh, se si sta bene.

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