Il giorno del compleanno, ovvero resto ancora un po’ stupida, poi si vede

Il giorno del compleanno è uno di quei pochi casi nella vita in cui bisognerebbe avere il coraggio di essere spietatamente sinceri. Guardare in faccia il tempo che passa e prendere atto di quello che succede: si invecchia.

È bello invecchiare? No. Non è bello invecchiare. Non è bello dover prendere coscienza di tutti quei segnali che ti dicono che non sei più giovane: le ossa che scricchiolano, la cervicale che si fa sentire, le rughe, le maledette rughe che si piazzano là, ai lati degli occhi e della bocca, e non sono belle, perché le rughe non sono belle mai, a meno che tu non sia Anna Magnani. Ma lei era la Magnani, ecco.

No, non è bello invecchiare, e una ci si rassegna perché è l’unica alternativa possibile al morire giovani, che, scusate, ma è una fregatura peggio. Per cui sì, invecchi, e te ne fai una ragione, anche se poi pensi che anche la gioventù non è stata poi questa gran cosa, in fondo, fra i brufoli, le ansie, i casini degli ormoni a palla, del lavoro da trovare, degli studi, degli amici e degli amori che non erano quelli che volevi tu o non erano come li volevi tu, dell’essere troppo giovane, o giovane per fare le cose.

Ma poi il fatto è che non sai manco di preciso cosa sia, invecchiare. A parte il corpo che lo sa da sé e invecchia, per istinto, l’animo no, questa cosa di invecchiare non la capisce. Tu ti guardi allo specchio e vedi che sei invecchiato, ma dentro sei lo stesso cazzone di sempre, e avresti voglia, in eterno, di fare le stesse cose: pensare come se nella vita ogni possibilità fosse ancora aperta e ogni strada percorribile, come se non dovesse finire mai il tempo a disposizione. Non a caso gli uomini nelle leggende antiche non cercano l’immortalità, ma l’eterna giovinezza, perché essere immortali senza poter godere dell’incoscienza della gioventù è una condanna eterna.

La vecchiaia è una costruzione sociale, per cui ad un certo punto ti guardi attorno e ti rendi conto che è la società che pretende da te che ti comporti da adulto, e poi da anziano, mentre tu no, non ci penseresti nemmeno. E allora forse invecchiare, invecchiare davvero intendo, non è sentire il passare degli anni, ma accettare di fare quello che tutti si aspettano da te: che ti comporti da vecchio, appunto.

E allora ti chiedi se sia saggio fare così,  rassegnarsi, perché non c’è niente di più ridicolo, in fondo, di chi pretende di restare giovane in eterno, oppure se non sia meglio sfidare il ridicolo e le convenzioni, e restare quello che sei: stupido, magari, ma giovane.

Non lo so mica cosa sia giusto. È che stamattina, quando mi sono guardata nello specchio, giovane davvero non lo ero più, e si vede. Ma di sentirmi vecchia non ho nemmeno voglia.

E allora non so, magari resto stupida. Ancora per un pochino.

 

11 pensieri su “Il giorno del compleanno, ovvero resto ancora un po’ stupida, poi si vede

  1. Stupido è chi lo stupido fa, dice Forrest Gump.
    Credo semplicemente che ognuno abbia il diritto ed il dovere di interpretare la propria libertà come ritiene opportuno.
    Che una delle cose migliori che arrivano con gli anni è proprio la capacità di fregarsene di quel che pensano, di conoscere, si aspettano gli altri.
    Tanti auguri!!!

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  2. Eh.. cara Galatea.. Invecchiare.. Come ti capisco.. Sì, meglio che morire giovani.. lo dico sempre anche a costo di fare qualche gaffe..
    E le rughe? Ma per piacere! Le rughe sono come i (vecchi?) 33 giri, quei dischi in vinile che conservavano musica nella plastica scavata da una ruga circolare… ma ne usciva poesia, emozioni e storie dal passato e dal presente, mantenendo l’eterna giovinezza di chi le cantava e suonava… Immagina le rughe come un pentagramma dove le note, da quei piccoli insetti corrosivi che sembrano, appesi come rondini ad un filo, generano stupende melodie!
    Che cosa sei tu adesso? Quella di di eri! E’ il corpo nel quale siamo immersi come in un bozzolo, a fare male! Perché questo corpo, sempre addosso, portato bene o male, ci condiziona! Ci costringe ad essere questo o quello.
    La domanda che più mi sgomenta, cara Galatea è: “Ma chi diavolo sono io? Che ci faccio qui dentro?” E di seguito a questo mi chiedo: “Perché io sono io?”
    Non lo so, non c’è risposta…
    Bah, all’inizio del mese scorso, proprio il giorno del centesimo anniversario di nascita di mio padre ho avuto un incidente con lo scooter. Niente di grave ma adesso mi sento un rottame. Se avessi avuto vent’anni sarei stato molto meglio, mi sarei ripreso prima.
    E’ questa la vecchiaia? Galatea?
    La mia gatta ormai novantenne in proporzione all’età biologica, è diventata cieca all’improvviso: eppure si muove per casa di cui conosce la mappa perfettamente, senza sbattere contro le porte e i mobili. E mi sta dando una lezione di Dignità che nemmeno il più nobile degli umani potrebbe offrire.
    Sai che ti dico?
    Buon Compleanno, Amica sconosciuta!
    Che sia questo o un altro il giorno del rintocco dell’orologio del tuo venire qui fra di noi tutti, goditi questo giorno come se fosse un giorno qualsiasi! Perché lo è!
    E lo sai!
    Perciò, Buon Compleanno tutto l’anno!

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  3. Intanto buon compleanno, e poi no ridicoli no ma nemmeno cariatidi ammuffite se dentro sei rimasta quella che canticchia in vespa, che ride come una matta o piange coi singhiozzi guardando un film, che pensa di dover fare e imparare ancora un sacco di cose. E comunque intanto buon compleanno in ritardo! Baci Alda.

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  4. Buon compleanno! al diavolo tutte le convenzioni sociali e tutti quelli che ci vorrebbero così, grigiamente incasellati in ruoletti predefiniti! Evviva essere come lo spirito suggerisce: cantare a squarciagola in macchina con un occhio all’orologio perché in ritardo al lavoro, aggrottare la fronte per sgridare i bimbi ma lasciandoci andare a un abbraccio di gruppo non appena il broncio se ne è andato. evviva infilare il dito nella torta per assaggiare la panna (o la cioccolata). Auguri carissimi!!!

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