La strada

La strada è di quelle che ti chiedi perché le hanno fatte. Sta in mezzo al nulla, e non ci passa mai nessuno. Prima di lei le ultime villette e i condomietti brutti e goffi della periferia di Spinola, e un campo da calcio vuoto; dopo di lei sterpaglie che una volta erano campi ed ora sono nulla, una piccola distesa abbandonata prima della camionabile e dello svincolo, e poi dei campi, che sembrano piovuti lì chissà come e invece sono i resti di quello che una volta, signora mia, era tutta campagna.

Mi piace andarci a camminare, la domenica pomeriggio. C’è l’asfalto che attutisce il rumore dei passi e il silenzio. È un posto di cui tutti si sono dimenticati, posto che mai qualcuno si sia mai ricordato della sua esistenza. Il posto giusto per pensare, perché si pensa sempre che si debba meditare sul mondo circondati dalla bellezza, e invece no: la bellezza distrae. Per concentrarsi, attorno ci vuole l’anonimato: i profili delle case tutti uguali, scatolette grigie, gli alberi stentatelli, i giardini banali, un mondo impietosamente ordinario che di naturale non ha più nulla, nemmeno la natura.

Quindi c’ero solo io, il silenzio, la strada. E poi queste voci improvvise, che non erano fatte di parole, ma di suoni.

Sull’unico montarozzo nella pianura, quello nato dalla terra di riporto di chissà quale cantiere, due ragazzi. Le chitarre in mano, cantavano. I Rem, forse, non so.

Cantavano, né male né bene, ma non malaccio. Le schiene curve sugli strumenti, la fronte aggrottata per cercare di beccare le note e l’armonia.

Non mi hanno visto. Erano troppo presi, concentrati nello sforzo. Si vedeva nella loro determinazione a stare lì, seduti su un mucchietto di terra abbandonata, ai confini con il niente, di fronte al nulla, la testardaggine di ragazzi che sognano, e smadonnano con il mondo degli adulti, perché vorrebbero suonare in casa, o almeno in garage, o almeno in una periferia di grande città come si deve. E invece gli tocca accontentarsi di un confine incerto della campagna, di una strada abbandonata da Dio, perché le mamme e i vicini protestano se suoni in casa, e sono musi lunghi e sgridate e baruffe.

Suonavano. Non mi hanno visto. Erano così  goffi, e incerti, e stonati e però belli e splendidamente giovani, perché la forza di quegli anni non è che sei bravo a fare le cose, ma che ci provi anche se non le sai fare e non lo saprai mai.

Ho sorriso e sono andata via.

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3 pensieri su “La strada

  1. Con la scusa del progresso si consuma campagna fertile per opere inutili. La passeggiata nel nulla è stata allietata da due ragazzi che incurandi del vuoto intorno a loro hanno intonato le loro chitarre.

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  2. Quando vedo le foto di @salvini, il lìder maximo della lega-ladrona e imbrogliona, e vedo anche, a seguire, l’ orrido @brunetta, e poi, la fatua ranocchietta @meloni(&prosciutto), e il bertuccesco @gàspari(odispari) per mano con @la(montagna)russa … mi reputo fortunatissimo a non avere una pistola a portata di mani : chè se l’ avessi, me la punterei alla tempia e sparerei, pur di non veder più davanti ai miei occhi una siffatta masnada !
    Ma il Poeta dice : “TUTTO PASSA, ANCHE L’ ORRORE”! … e in tale speranza …. io torno a vivere ed a guardare le stelle ! 😐

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