Tipi da terme

Le terme sono un universo parallelo caldo e coccoloso, in cui arrivi, ti immergi, e vai via solo quando ti sei lessato e annoiato abbastanza. Il successo delle terme e delle spa di questi ultimi anni probabilmente risiede nel fatto che finalmente, quando sei lì, puoi oziare ma con una buonissima scusa: ti occupi del tuo benessere. La dice lunga, insomma, sui livelli di senso di colpa che riesce a produrre la nostra società: hai bisogno di un luogo apposito per giustificare il fatto che non hai voglia di fare una cippa.

Alle terme tutto ha un’aria soft: gli inservienti scivolano via felpati, le persone parlano naturalmente sottovoce, persino i bambini non frignano più di tanto. Insomma, sono terme, non una piscina per cafoni! Tutti si adeguano a questo clima da resort mittleuropeo fine secolo però declinato secondo la moderna filosofia del fitness, per cui anche le signore pigre come me fanno almeno finta, quando plonfano in piscina, di fare quattro bracciate prima di galleggiare fino all’angolo idromassaggio, e i clienti che restano stesi sui lettini a bordo piscina leggono riviste, ma con titoli adatti all’ambiente, tipo “Yoga oggi”, “Alimentazione sana”, “Star Bene”.

Il problema tecnico delle terme in genere è l’angolo Spa, perché i trattamenti sono liberi, e spalancano nelle menti dei clienti, specie quelli alle prime armi, interrogativi e dilemmi. Cioè, spiegatemi: bisogna entrare prima nella sauna finlandese e dopo in quella romana o viceversa? E la stanza del sale a che diavolo mai serve di preciso? Così ci si aggira un po’ a casaccio per i vari locali, provando un po’ l’una un po’ l’altra, e ascoltando pazientemente i consigli e le dritte di chi invece ha la faccia e il tono da cliente scafato.

C’è sempre, in ogni stabilimento, il cliente scafato. È quello che passeggia per le saune e le piscine con l’aria di chi passa tutto il tempo a mollo, e conosce di ogni trattamento tutti i risvolti, le indicazioni e le ricadute. È una specie di esperto: se ti attacca bottone, infatti, è in grado non solo di spiegare per filo e per segno tutte le opzioni presenti nello stabilimento dove vi trovate, ma anche di fare valutazioni comparative con tutti gli altri stabilimenti del comprensorio, o del resto di Europa. Infatti infarcisce le sue disamine con frasi del tipo: «Sì, qua le piscine non sono male, ma quelle di acqua salata della Croazia sono tenute molto meglio!». Oppure: «Eh, ma le terme di Budapest sono tutta un’altra cosa! E vogliamo parlare delle terme in Marocco?» facendo sorgere il dubbio che la sua vita consista in una sequela infinita di viaggi in cui passa da un bagno turco all’altro.

Altro problema è l’alimentazione. Che alle terme è salutare. Quindi dopo una intera giornata in cui hai nuotato, sudato, fatto spinning in acqua, plonfato in piscina, galleggiato sfrizzolando negli idromassaggi, camminato dentro ai percorsi Knupp, ti sei fatta rosolare e lessare da soffi di calore o di vapore, fatto ginnastica in acqua, hai una fame che ti sbraneresti sette cioccolate con doppia panna, una intera sachertorte per merenda e poi andresti all’assalto di un cinghiale arrosto come Obelix. Ma sei alle terme. Per cui il cameriere, quando passa, al massimo raccoglie ordinazioni per salutari centrifughe e spremute, e nulla più.
Al che capisci perché le terme hanno offerto ormai ai clienti il pacchetto giornaliero.

Così puoi tornare a casa, la sera, a sbafarti un bue.

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5 pensieri su “Tipi da terme

  1. diciamo che una scrittrice mangiona si vede da questo: due cartelle minimo di lieve e simpatico testo sulle terme per giustificare la sbafata senza ritegno appena tornata a casa

    a margine: anche a me capita che in ogni posto dove vado, trovo sempre quello molto più esperto che la sa lunga e ti fa sentire l’ultimo arrivato, ma quando mi tocca a me fare un po’ quello che sa? forse al camposanto ormai

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  2. “La dice lunga, insomma, sui livelli di senso di colpa che riesce a produrre la nostra società”

    Le società si fondano sui sensi di colpa. Come per ciò che riguarda, ad esempio, la schiavitù*, si tratta di tollerabilità: fino a che punto, cioè al di sotto di quale livello, li consideriamo accettabili?
    Potrebbe essere il tema per un nuovo post.

    *in senso molto ampio (e.g.: è una forma di schiavitù dover lavorare – soprattutto facendo un lavoro che non ci piace? – per vivere).

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  3. MI hai strappato una risata e concordo con te sulla grande abbuffata serale, sospetto da tempo che se offrissero franciancorta invece che tisane ci si andrebbe più volentieri.

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