L’orgoglio veneziano (ai tempi di Brugnaro)

Siccome Spinola è Spinola, e cioè un buchetto di campagna che alle volte persino il Padreterno, se gli chiedono dove l’ha messo, ci deve pensare un attimo, e siccome però Spinola è sempre stata ai confini con Venezia, appiccicata appiccicata, che se ti distrai un attimo, per dire, manco ti accorgi che è finito il Comune di una e inizia quello dell’altra, e siccome soprattutto Spinola da tempo immemorabile è stata invasa dai Veneziani fuggiti da Venezia per quella via che a Venezia ci rimangono solo i Venenziani da superircchi in su e tutti gli altri, a partire dagli anni ’60, rauss, via, terraferma con foglio di via obbligatorio manco fosse un foglio di via per gli extracomunitari, ma questi Veneziani, in quanto Veneziani, a Spinola hanno continuato a sentirsi sempre un po’ in prestito e in transito, e poco conta che magari ormai ci abitino da mezzo secolo e più; siccome dunque ci sono tutte queste condizioni pregresse e preconosciute da tutti gli abitanti di Spinola, di Venezia e dei paesi limitrofi e affini, capita assai frequentemente che quando ad uno Spinolese o supposto tale qualcuno dica: «Ah, ma tu sei di Spinola!» questo Spinolese  guati il qualcuno con occhio ferocemente dispregiativo e scandisca bene bene: «No, io sono di Venezia!» sottacendo il fatto che ormai a Venezia non ci abita più a almeno una generazione intera, perché il Veneziano d’origine, per quanto trapiantato in terraferma, sempre Venezianissimo si sente, e non ci sono santi.

O meglio, non ce n’erano, perché da un po’ di tempo, quando qualcuno, in buona fede, così per dire, conoscendo lo Spinolese fuori da Spinola, e capendo dall’accento che trattasi di persona proveniente da Venezia, allora per fare conversazione, così, dica: «Ah, ma sei di Venezia! E adesso avete per Sindaco Brungaro!», lo Spinolese che però è Veneziano d’origine  guati sempre il qualcuno con occhio ferocemente dispregiatvo, ma poi sillabi, convintissimo e scandendo bene: «No, no, sono di Spinola, che fa comune a sé.»

E niente, per dire che il Sindaco Brugnaro, con le sue sparate e le sue pittoresche esternazioni tutte volte a difendere il prestigio della città, qualche effetto serio sull’orgoglio cittadino e sull’essere fieri del posto dove si vive l’ha avuto.

Magari non a Venezia, però.

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7 pensieri su “L’orgoglio veneziano (ai tempi di Brugnaro)

  1. Sono atteggiamenti umani piuttosto diffusi.
    Senza andare troppo in là nel tempo per prendere come esempio le tre volte di Pietro, limitiamoci al ben più recente novembre del 1989, quando non era affatto facile trovare qualcuno che dichiarasse di aver votato PCI.

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  2. In effetti quando stasera al tg3 ho sentito il profluvio di “bip” come risposta all’osservazione di Zucconi, mi sono chiesta chi l’abbia votato. (Io cmq sono innocente, voto altrove)

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  3. Come ti capisco. Da quando è primo ministro Renzi sto attentissima di dire di essere di Scandicci, non di Firenze.

    PS Per marcoz: finché ho potuto ho votato PCI, come il 60% degli scandiccesi dei miei tempi.

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  4. Quanto al sindaco Brugnaro, forse i veneziani residenti a Spinola se ne vergognano, ma sembra che siano un’eccezione fra i veneziani, considerando l’annuale classifica sul gradimento dei sindaci, pubblicata di fresco dal Sole 24 ore. In questa classifica, Brugnaro figura al secondo posto fra i sindaci dei capoluoghi di provincia italiani, e con un 8,8 per cento in più rispetto alla data delle elezioni (lo scarto positivo più alto).

    Desiderio da Mestre

    Sta facendo il giro della rete ed è un botta-e-risposta via Twitter, l’audio del sindaco Luigi Brugnaro che venerdì sera è andato in escandescenze durante un’intervista a Tg Zero di Radio Capital, condotta dal direttore Vittorio Zucconi, in collegamento da Washington, e dal capo redattore Edoardo Buffoni. Il sindaco, si sa, da mesi esterna contro la legge Cirinnà da lui considerata un via libera all’”utero in affitto”. Quando il direttore Zucconi gli ha rilevato che stava facendo una “ricostruzione grottesca” è partita la raffica di insulti del sindaco ai due giornalisti: “Stronzo”, “coglione”

    http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/01/30/news/brugnaro-insulti-in-diretta-radio-1.12866752?refresh_ce

    P.S. Meno male che c’è il Sole 24 Ore 😀

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  5. Brugnaro vi ha dato soddisfazione rivelandosi un grezzo rappresentante del “mitico” nordest ma sarebbe interessante sapere le vostre (JT e G) opinioni su compravendita ed affitto di organi e loro prodotti: senza insulti, eh! Ad esempio, lei JT venderebbe le sue mani? Che limiti ci dovrebbero essere all’affitto che i giornalisti fanno del proprio cervello? E’ ammissibile il commercio del proprio corpo come incubatore? Se si, allora anche il midollo osseo ed il sangue dovrebbero essere venduti? Si può disporre illimitatamente di prodotti biologici umani diversi dal nostro (embrioni, feti)? Solo domande, eh!

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  6. GFS, per la GPA rimanderei al post soprastante. Per quanto riguarda la vendita del sangue, la risposta sarebbe sì, perché è una pratica innocua e molto utile alla società, e per la buonissima ragione che il sangue che doni viene poi venduto, oltre che alle banche del sangue, alle farmaceutiche, che ne ricavano di tutto, e poi vendono a prezzi esorbitanti gli emoderivati: plasma, gammaglobuline, sieri, piastrine, emazie, un po’ di tutto. L’unica ragione a sfavore, ma è un’ottima ragione, è che se si venisse pagati, dopo un po’ i poverissimi comincerebbero a morire come mosche. Ma basterebbe una banca-dati nazionale per evitare che il clochard venda il sangue tre volte in una settimana. Il midollo no: è doloroso, invasivo, non scevro di rischi e di scarsa utilità sociale (il ricevente è quasi sempre un partente stretto).

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