Elogio del posto fisso ( e di chi ce l’ha)

Ciao a tutti,

voglio confessare un orribile peccato: io sono una statale con il posto fisso. Lo so, me lo ripetete ormai tutti i giorni e da tutti i pulpiti: sono la rovina di questo paese. Se l’Italia non è la nazione più sviluppata al mondo, e non abbiamo imprese astronautiche, startup fantascientifiche e distretti specializzati in ogni cazzabubbolo informatico è colpa mia. Sono io che blocco con la mia sola esistenza le magnifiche sorti progressive dello Stato. Sono un’infingarda dalla mentalità ristretta, ancorata al vecchio, arroccata nei suoi privilegi, che poi sarebbero uno stipendio a fine mese, una serie di compiti precisi da svolgere per contratto, un certo numero di giorni di ferie all’anno, un orario stabilito da passare al lavoro, e la possibilità, se mi ammalo, di restare a casa o in ospedale a curarmi, senza essere licenziata. A mio personale, personalissimo avviso, questi dovrebbero essere i diritti minimi riconosciuti ad ogni lavoratore, qualsiasi cosa faccia. Ma se lo dico, c’è una levata di scudi, perché pare che siano privilegi immondi e che sia irresponsabile da parte mia difenderli, perché, c’è sempre chi aggiunge, per moltissimi altri lavoratori in Italia non è così, e quindi mi devo vergognare e stare zitta. A rinfacciarmelo, spesso, sono proprio quelli che non hanno tutele, e posso capire la loro rabbia, per carità. Ma mi sfugge sempre perché pensino che la loro vita diventi migliore se fanno diventare ancora più schifosa la mia: ho sempre notato che il mal comune non è mezzo gaudio, è solo una fregatura per tutti.

Ad onta di quello che potete pensare di me, e cioè il peggio, sono una brava persona. Che molto spesso anni fa ha fatto una scelta, sulla base delle circostanze della vita e anche delle inclinazioni personali.

Io, per esempio, a fare la libera professionista o l’imprenditrice non sono brava. Non è mica una cosa per tutti, quella, eh. A parte che bisogna avere un’idea per un’impresa, bisogna anche poi, e soprattutto, avere il carattere per reggere lo stress. Devi trattare con le banche, pensare agli investimenti, ai mutui, la contabilità, le tasse. Devi saper fronteggiare le ansie, saper reclamare i soldi dai clienti che non vogliono pagare o sono in ritardo, ragionare sempre con scadenze a tre mesi, sei, un anno. Non tutti ce la fanno: io, per esempio, no. A non avere la certezza di un’entrata fissa non mi sento stimolata, mi viene l’ansia, vado nel panico, e quando sono in panico non rendo nulla. Detesto essere aggressiva, mi vengono il mal di stomaco e la gastrite. Odio poi la competizione continua con tutto e tutti, colleghi che possono fregarti la consulenza o la commessa, altri professionisti o ditte che giocano magari sporco. Quindi, dopo aver sperimentato che non fa per me e valutato la situazione, ho deciso che non faceva per me. Ho perciò deciso che volevo un posto fisso da dipendente, con uno stipendio magari non regale ma dignitoso, e la possibilità di avere del tempo libero per me e dei ritmi umani, perché in fondo la vita è pure una sola, e per quanto il lavoro mi possa piacere e dare soddisfazioni, secondo il mio modesto parere è sano avere anche altro.

Quando sono al lavoro, vi stupirà scoprirlo, io lavoro. Mi direte che magari altri non lo fanno. Eh, guardate, quello ovunque. Anche nelle ditte private o fra i libero professionisti ed imprenditori c’è sempre qualcuno che non fa un beamato caspita o lo fa male, e magari non viene licenziato o continua a essere chiamato lo stesso perché è parente di, o figlio di, e prende comunque incarichi e commesse perché va a giocare a golf  o ad altro con chi le deve assegnare. Conosco imprenditori ricchi che sono vissuti una vita con questo sistema, e liberi professionisti a cui non affiderei la gestione del mio criceto. Quindi non è certo il posto fisso o l’aspirazione ad averlo il discrimine fra le persone intelligenti e smart e quelle no.

Io forse non sono una persona brillante, e sono molto comune. Ma il mondo, pensate un po’, è fatto per larga parte da persone come me. Che magari non sono incredibili geni, ma fanno decorosamente quello per cui sono pagate e in cambio vogliono poter essere tranquille, impostare la loro vita su qualcosa di certo, uno stipendio a fine mese, che ti permette di comprarti o affittarti casa, avere la macchina, comprare il cibo e ogni tanto concederti una vacanza o un viaggio. Non vogliamo diventare ricchi, e nemmeno rivoluzionare il mondo, perché siamo consci che non fa per noi e non ne saremmo capaci. Ma siamo quelli che poi, quando voi geni avete fondato le imprese, e avuto idee innovative, vi danno una mano a far andare avanti l’ordinario, proprio perché siamo ordinari come lui.

Non disprezzateci. Non siamo intelligenti e coraggiosi come voi, ma neanche ci proviamo. Siamo dispostissimi a lasciarvi gli onori, e i successi, e lo sfavillio della gloria e l’esaltazione della battaglia, se ci tenete. Noi ci accontentiamo di una noiosa tranquillità, del nostro tran tran, e lavoriamo ogni giorno per costruirlo.

Se ci stressate, ci togliete tutto, ci spingete a vivere come voi, noi non ce la facciamo. Ma alla lunga, non ce la potete fare nemmeno voi. Perché il mondo è fatto di equilibri complessi, e tutti i tipi di persone sono fondamentali perché la società funzioni come deve. Voi fondatori d’imperi siete tutti Alessandri Magni, ma poi ci vogliamo noi, o come con gli Alessandri Magni a breve giro tutto collassa. L’impero romano non è durato mille anni solo per i suoi generali, ma per la pletora di burocrati oculati nelle retrovie, che rifornivano le legioni, distribuivano gli stipendi alla truppa, stilavano rapporti sui barbari ai confini, controllavano che ogni città pagasse le tasse e facevano la manutenzione delle strade. Quindi state attenti a maltrattarci, perché poi, nei momenti in cui serve, spesso siamo noi, oscuri e grigi passacarte, a risolvere i problemi quotidiani e  salvarvi il culo.

E allora che vi devo dire? Niente, noi del posto fisso raramente alziamo la voce. Puntiamo sulla resilienza. Ci becchiamo gli insulti e non rispondiamo, se non mandandovi spesso e volentieri a remengo a mezza bocca, fra i denti, quando nessuno ci sente, consapevoli che se non ci fossimo gran parte di quello che date per scontato nella vostra vita non ci sarebbe.

Ridete pure di noi, se così vi piace, sentitevi migliori, e più smart,e più moderni, attribuiteci il fallimento dello Stato, e ogni guaio della nostra civiltà. Poi quando vi servono magazzinieri, e contabili, e insegnanti per i vostri figli, e infermieri e dottori quando state male, e vigili del fuoco, e poliziotti, e impiegati e portinai e postini e camerieri e non ne trovate di bravi perché a furia di assumere precari e di minacciarci con il licenziamento immediato nessuno più riesce a stare tranquillo e siamo tutti isterici e arruffoni, chiedetevi perché.

O anche no, non lo so, gli intelligenti siete voi, ecco.

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103 pensieri su “Elogio del posto fisso ( e di chi ce l’ha)

  1. Come captatio benevolentiae dico subito che mi sono fermato a metà articolo – perché evidentemente sono prevenuto – a causa di una sensazione di chiagni e fotti che ha incominciato ad attanagliarmi durante la lettura.
    Quindi chiedo scusa in anticipo se nelle parti che non ho letto ci sono elementi fondamentali che rendono inutile quanto vado a scrivere, commentando un singolo passaggio.

    “Anche nelle ditte private o fra i libero professionisti ed imprenditori c’è sempre qualcuno che non fa un beamato caspita o lo fa male, e magari non viene licenziato o continua a essere chiamato lo stesso perché è parente di, o figlio di”

    La perfezione non è di questo mondo, e che esistano esempi di questo genere nel privato non deve sorprendere.
    Tuttavia, per le attività private e per quelle che non galleggiano grazie ad aiuti statali, il fenomeno evidentemente deve rimanere ampiamente sotto un livello fisiologico tollerabile; altrimenti si chiude baracca e burattini.
    Il posto fisso statale che conosciamo, invece, da cui non vieni allontanato a meno che non entri in un ufficio o in una classe e stendi un po’ di gente col mitra, vive una fisiologia molto diversa.
    Questo è il problema, non il comprensibile desiderio di avere certezze (realtà permettendo) o il posto statale in sè.

    Sulle qualità del singolo per me, miscredente, vale il paradigma secondo cui chi è religioso non è necessariamente scemo, ma chi è scemo è quasi sempre religioso. E di “scemi” lo Stato tende ad assumerne parecchi.

    Saluti

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  2. Parole sante (ti confesso che pure io sono un dipendente pubblico).
    Il fatto è che per anni e anni vi sono stati alcuni “cattivi maestri” che ci hanno bombardato la testa con il “privato è bello”.
    Questi geni non hanno mai capito (e non lo capiscono ancora) che il segreto non sta tanto nel privato (nel quale accadono giornalmente le peggiori nefandezze), ma in una sana concorrenza.
    E sottolineo il termine “sana”, che non vuol dire concorrere tra chi paga meno i lavoratori, ma tra chi lavora meglio.
    Ma guarda caso, è proprio il cosiddetto “privato” che teme più di tutti la concorrenza e appena può la evita, con accordi sottobanco.
    Il discorso è lungo, ma spero di essermi spiegato.
    Ciao.

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  3. Sicuramente appartengo alla categoria degli scemi, ma mi sfugge la ragione dell’ultimo paragrafo del commento di marcoz: è fuori contesto, appiccicata lì come il lieto fine a tutti i costi della Turandot, giusto per dichiarare che si rientra nella categoria trendy dei miscredenti e per collegarsi all’insulto finale. A meno che non sia stato aggiunto con lo scopo di offendere in modo arzigogolato e, si suppone, elegante i dipendenti statali. Però una generalizzazione resta una generalizzazione, comunque espressa. E una generalizzazione è una dichiarazione apodittica, un luogo comune. Diciamolo pure: una generalizzazione è sempre una cazzata.

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  4. “spero di essermi spiegato.”

    Si è espresso benissimo: gli errori, le mancanze e i reati (le mazzette) del privato redimono quelli del posto fisso.

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  5. Ed ecco arrivare una libera professionista precaria… Che ti dà ragione al 1000%. O anche al milione%.
    Io, che ho 24 anni e ho iniziato a lavorare a 16, non ho mai avuto un singolo contratto che mi tutelasse in caso di malattia. O che mi desse la possibilità di andare in ferie (che mi immagino la pletora di gente che si figura “le ferie” come vacanze lussuose in spiagge caraibiche).
    Insieme allo stipendio garantito – sì, mi stanno bene gli obiettivi e i bonus, ma voglio e pretendo che il mio tempo sia pagato – sono convinta che il diritto ad ammalarsi ed essere pagata comunque e il diritto alle ferie siano diritti che dovrebbero essere garantiti a qualunque lavoratore.

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  6. @Gerda Arnoldsen
    Lei pensa di appartenere alla categoria degli scemi o degli “scemi” (tra virgolette)?

    Non credevo ci fosse bisogno di farlo, comunque esplicito la contestualizzazione: chi occupa il c.d posto fisso non è necessariamente un incompetente o una persona dal basso senso civico (o un disonesto), mentre l’incompetente e il disonesto vede in tale occupazione una meta ambita, a causa degli ampi “margini di manovra” che gli sono concessi dopo l’assunzione.

    E adesso spiego la similitudine, così illustro per bene tutta la cazzata. Lo stupido si affida alla religione perché questa, oltre a dare l’occasione per studiare, indagare e comprendere l’animo umano (e altre cosette), offre un plus commerciale mica da ridere a proposito del senso della vita, cioè un pacchetto “chiavi in mano” che evita di sforzare le meningi.
    Naturalmente, la religione in senso letterale può essere sostituito con religione in senso lato (ideologia).
    Il modello funziona ugualmente.

    Saluti.

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  7. “mi sono fermata alla prima riga del tuo commento.”

    Non mi sorprende. È da un po’ di tempo che di fronte alle posizioni critiche, ti affidi all’infantile “specchio riflesso”.
    Con questo non dico che dovresti entrare nel merito col sottoscritto (non ambisco a tanto), ma un po’ di fantasia non guasterebbe.
    O la platea, qui, si accontenta di così poco?

    Saluti

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  8. sono un piccolo professionista, grafico illustratore, non sono particolarmente intelligente, coraggioso e/o bellicoso, anche se serve per farsi pagare. Non ho fondato un impero e tremo quando devo entrare in un ufficio, so che ne uscirò cambiato

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  9. Qui si ragiona a valle, non a monte.
    Premesso che i dipendenti pubblici sono scemi nella misura in cui permettono di essere parassitati e rendita dello Stato
    Premesso che

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  10. il dipendente pubblico lavora (o dovrebbe) per il bene comune, mentre il privato (di solito) è un’ingranaggio per qualcuno.
    Premesso che il concetto di “lavoro” così come concepito fino a ora è sbagliato.
    Premesso che tra lavoratori (fissi) (pubblici o privati che siano) sfido a trovarne qualcuno che è “entrato” senza raccomandazione

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  11. Premesso che ” a ciascuno dovrebbe essere il suo” (nel bene o nel male), cioè meriti premiati e improduttività punita.
    CHI è stato complice di un certo andazzo (guardate in alto), adesso si ritrova a beccarsi, come i famosi polli di Renzo. Ovvero ci si è fatti convincere che il nemico è fra di noi (in particolare i pensionati: vil razza dannata). Il che è vero nella misura in cui non si prenderà mai coscienza che solo in un certo modo il lavoro, e quindi la società, potranno essere diversi. Sino a che ciò non avverrà (cioè MAI), almeno

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  12. ci si sforzi di non credere negli asini che volano.
    Mi spiace se ho spezzato il commento, ma la tastiera mi ha tradito più volte (o meglio sano stato goffo io). Comunque se vuoi puoi anche non approvare. Nessun problema.

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  13. @Knockout: il dipendente pubblico lavora, come quello privato, per lo stipendio che gli danno. E se vuoi conoscere qualcuno che è stato assunto come dipendente pubblico senza raccomandazione, tanto piacere, sono io.

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  14. Sfondi la classica porta aperta, Galatea.
    Infatti il mio motto è quello di Marx (Groucho, non Karl): non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me.

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  15. Non voleva essere, la mia considerazione, un fatto personale. Solo una considerazione generale che, penso, sia inconfutabile. Anche io ho vinto un concorso senza conoscere qualcuno. Ció non toglie che il “sistema” è quello. E se non si ha il coraggio di combatterlo non ci sarà mai un reale cambiamento e un beneficio per i più giovani.

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  16. Concordo con Marcoz sul fatto che il post ha il tono del piangersi addosso. Così come concordo che non è che togliendo i diritti ai lavoratori statali renda migliore la vita ai lavoratori non statali. Tuttavia mi permetto di aggiungere che seppur vero che molti insegnanti non hanno tutele molti (non dimentichiamo l’età media della nostra classe insegnante) sono praticamente intoccabili perché hanno vinto un concorso meritatamente negli anno ’80. Resta poi il fatto che non esistendo un articolo 18 per i lavoratori pubblici, almeno sulla carta questo equivale a dire che ci sono lavoratori di classe a e di classe b. Tralasciando poi che molti posti nelle pubbliche amministrazioni sono dovuti a voti di scambio e clientelismi di vario genere. In ogni caso qui non c’è nessuno che dice che TUTTI i dipendenti pubblici sono dei fannulloni, ma non credo neanche si possa ragionevolmente sostenere che TUTTI i dipendenti pubblici fanno bene il loro lavoro. Purtroppo nessun governo farà mai niente per toccare la pubblica amministrazione perchè questo equivarrebbe a togliersi circa 2 milioni di voti in campagna elettorale,

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  17. L’assunto è che i 2 milioni di dipendenti pubblici abbiano votato in massa e concordemente tutti i governi che si sono succeduti dal dopoguerra in avanti. No, sul serio: quale istituto di studi statistici vi ha fornito questi dati? E poi, per favore, per rispetto intellettuale, non nascondetevi dietro un ipocrita “Io non ho mai detto che TUTTI i dipendenti publici sono…”. Se io dico “Le capre sotto le panche crepano “, logica esige che uno capra, una qualsiasi, non malaticcia o moribonda di suo, schiatti non appena posizionata sotto una qualsiasi panca. A casa mia fare questi distinguo – questi sì da bimbominkia – si definisce “raccontare la storia dell’orso”.

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  18. Ulteriore specificazione: piangersi addosso ed esporre le proprie ragioni appartengono a due categorie retoriche differenti. La prima è manipolatoria e fa un po’ schifo, soprattutto se accompagnata all’intenzione di fregare in prossimo, come si evince dal “chiagni e fotti” che qualcuno ha citato. La seconda è perfettamente legittima, contestabile con motivazioni adeguate, oppure accettabile con riserva di verifica.

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  19. “come si evince dal “chiagni e fotti, che qualcuno ha citato””
    La locuzione che ho usato è stata scelta proprio per usare un tono di forte in contrasto alla (mancata) captatio benevolentiae; locuzione che tra l’altro ho ammesso subito dovuta a un mio pregiudizio, proprio per ridimensionare quanto appena affermato.
    Se la linearità di questo passaggio, in mezzo alle pieghe ironiche, non è arrivata a destinazione, la colpa è sicuramente mia e mi scuso, soprattutto con la padrona di casa.

    “E poi, per favore, per rispetto intellettuale, non nascondetevi dietro un ipocrita “Io non ho mai detto che TUTTI i dipendenti publici sono…”
    Questa invece è una stronzata.

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  20. Non scordiamoci di un altro piccolo particolare, i dipendenti pubblici o privati con contratto regolare e stabile sono quelli che, pagando regolarmente le tasse, portano avanti lo stato sociale. Non so se si possa dire altrettanto degli avventurosi eroi liberi professionisti, dalla mia limitata esperienza direi proprio di no. 😐😠😢

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  21. Post assolutamente condivisibile e tutt’altro che da piagnisteo (e anche se così fosse, uno sul suo blog può scrivere quello che gli pare). Io ho girato tutti i settori dalla libera professione, al lavoro privato e quello pubblico. A suo tempo ho fatto delle scelte, diverse a seconda delle fasi della mia vita, e tutte le scelte hanno avuto pro e contro. Dovremmo tutti essere tristi ed lottare perché oggi, in Italia, non è possibile fare le stesse scelte. Ma vedendo la confusione e spezzettamento anche dei commenti ad un post come questo, si capisce che c’è poca speranza di migliorare le cose…come si dice? “divide et impera”.

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  22. logica per logica non mi sembra di avere detto che tutti i governi del dopoguerra siano stati votati da chi lavora nel pubblico impiego ho semplicemente detto che un governo o un partito che volesse salire al governo proponesse una riforma seria della pubblica amministrazione in cui si paga di più chi lavora meglio e conseguentemente si lascia a casa chi lavora di meno o come nel caso di Genova timbra il cartellino per andare a pescare. Dicevo se una qualunque forza politica si proponesse in questa maniera secondo te avrebbe la maggioranza dei voti di chi lavora nel pubblico impiego? Io ho semplicemente ribadito il fatto che la politica non affronterà mai una riforma seria della pubblica amministrazione non solo della scuola perchè questo equivale ad un suicidio in campagna elettorale.

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  23. solo per amor di numero ho usato i due milioni considerando che i totali della PA sono 3.427.433 fra le varie tipologie di contratto. Ora quindi credo di essere stato di manica abbastanza buona ritenendo che 2.000.000/3.427.433 = 58% sarebbero i voti persi, il che equivarebbe a dire che nella PA ci sono il 48% di lavoratori che sarebbero a favore di una seria riforma

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  24. Svolgo la mia attivita’ di impiegato nelle aziende private da circa quarant’anni, per motivi professionali ho rapporti con i funzionari pubblici. La verita’ sta nel mezzo. Certo il clientelismo resta una piaga nel pubblico come nel privato, qualcosa e’ cambiato di certo, ma resta molto da fare per cambiare la ns mentalita’, intanto ins due figli sono andati a vivere per realizzarsi altrove in una societa’ diversa dalla ns, dove valgono le credenziali e non le raccomandazioni, dove il merito viene prima di ogni cosa, Ma non e’il massimo che possiamo augurare per loro, forse e’meglio di quello che e’ toccato ai loro amici qui al sud, sono rimasti tutti qui, hanno si il posto fisso, ma loro malgrado sono tutti nelle forze dell’ordine.

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  25. KnockOut: “Premesso che tra lavoratori (fissi) (pubblici o privati che siano) sfido a trovarne qualcuno che è “entrato” senza raccomandazione”.

    Ne hai trovato uno: io, me. Disabile, felice figlia di nessuno e vincitrice di tre concorsi pubblici per titoli ed esami. Vinti per merito, senza utilizzare le precedenze e le riserve che pure le avrebbero consentito di scavalcare altri meritevoli. Se ce n’è uno ce ne sono anche altri, non credi? Ah, mi faccio un gran culo da oltre trantacinque anni, ne ho 57 e sono fiera di me stessa e del piccolo contributo che, malgrado i raccomandati, gli inetti e i lavativi in carriera, sono riuscita comunque a fornire a questa società e a generazioni di bambini.

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  26. confesso che non l’ho letto, per cui non posso controbattere nulla;

    io credo che tutti, ma proprio tutti, debbano avere un reddito di cittadinanza, e nessuno debba avere un posto fisso, sarebbe a mio avviso più equo, più solidale, più realmente di sinistra

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  27. Mi è venuta in mente una cosa, cara Galatea: quando sarai davvero vecchietta, sposati (magari col badante) così non va sprecata una buona pensione di reversibilità. Quando muore una vecchia insegnante signorina, penso sempre: «che spreco, una pensione buttata via»

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  28. Mi sembra giusta e sensata l’idea che il lavoro vada plasmato sulle inclinazioni dell’individuo. C’è chi, come me, senza adrenalina non si alza dal letto e finisce a fare l’imprenditore e chi, come l’autrice, ha bisogno al contrario di tranquillità per poter essere produttiva. È essenziale però che chi non performa bene in una posizione possa essere licenziato velocemente. Un mercato del lavoro vivace garantisce di più, e a tutti, rispetto ad un mercato blindato come purtroppo è stato per l’Italia per troppo tempo.

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  29. Se la «vecchia insegnante signorina» ha vissutto abbastanza a lungo, dopo essere andata in pensione, in modo tale da essersela goduta il giusto, la pensione non è sprecata.
    Nella situazione in cui siamo messi, suggerire anche solo per scherzo di sposare un badante (decisamente più giovane, immagino) per la ragione su esposta, lo equiparo all’istigazione a delinquere.

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  30. e allora visto che riconosci che la nostra vita è più dura, perché invece di metterci i bastoni fra le ruote, o trincerarti dietro le tue mansioni non provi a semplificarci la vita quando ci vedi dall’altra parte dello sportello? Perché ci fai tornare due o tre volte allo stesso posto per avere una risposta? perché per avere un documento ci fai aspettare mesi? datti una mossa no?

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  31. Lo vede cara Galatea? Invece di un po’ di solidarietà anche lei mi rimbalza a un altro sportello. Scherzo, ma è vero che molti dipendenti pubblici invece di offrire un servizio, c’è la mettono tutta a complicarci la vita. Questo non vi fa amare

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  32. Hai estrapolato dal contesto. E credo di essere stato frainteso. Il pubblico impiego è fondamentale, in quanto a concezione e sostanza. E il fisco, lo Stato, vive con le tasche aperte di chi ci lavora, così come in tutti quelli che hanno un posto fisso. Scordandosi volutamente di tutto ció che è “libero”

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  33. Mettiamoci pure che il dipendente (pubblico e privato) paga tutte le tasse dovute mentre imprenditori, professionisti e commercianti “non sempre” lo fanno e che per anni i dipendenti, soprattutto quelli pubblici, sono stati (e ancora sono) il bancomat dello stato. Che poi ci siano anche le mele marce è più che vero, ma le stesse sono quasi sempre protette da quei politici che dicono di voler riformare la pubblica amministrazione.

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  34. Si è resa conto, vedo, di una delle grandi linee di frattura che attraversano l’Italia, come e peggio delle faglie che ogni tanto si fanno sentire sulla scala Mercalli (non uso la Richter perché i danni, in Italia, li fa la cattiva qualità delle costruzioni). E’ vero, per molte ragioni dipendenti statali e lavoratori del settore privato sono, da noi, nemici naturali. Non è purtroppo l’unica: pensi ai giovani, che non hanno speranze di una pensione decente, non riescono ad accendere un muto, e per comprarsi la macchina hanno bisogno della pensione della nonna, e i vecchi, qui intendendo magari sessantenni che in pensione ci sono da più di vent’anni; il Nord che, fra mille difficoltà, riesce, nonostante tutto, a tenere in piedi l’economia con le esportazioni, ed il Sud, non tutto ma in buona parte parassitario; le donne, privilegiate nei tribunali dal diritto di famiglia, e gli uomini, privilegiati di fatto sul lavoro; i dipendenti, che hanno pagatele ferie e la malattia, ma non possono contrattare uno stipendio adeguato, e gli autonomi, che se si ammalano gravemente perdono tutto, ma possono stabilire – entro certi limiti – il loro reddito; chi può ereditare una buona posizione e chi no (i farmacisti figli di farmacisti, e quegli altri: solo uno dei mille esempi); chi paga le tasse e chi, facendo lo stesso lavoro, no.
    Sarebbe una situazione da guerra civile, se non fosse che la maggior parte di noi si trova in diverse categorie sia favorite che no: lei ad esempio è dipendente, statale, donna, ma anche settentrionale, paga le tasse e sul lavoro, certamente, fa del suo meglio – quanto all’età, probabilmente, si trova nell’età di mezzo, ovvero fra l’incudine di una pensione ancora lontana e il martello di non avere più l’età, probabilmente, per andarsene.
    Purtroppo, sono molto pessimista.

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  35. Comprendo tutto, ma non capisco perché un impiegato pubblico dovrebbe essere “isterico e arruffone” perché minacciato nel suo posto fisso…

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  36. Ti sembrerà strano detta da un autonomo: sono perfettamente d’accordo ma spendo tre minuti del mio lavoro (e come sai non mi pagano se non lavoro, la cosa è automatica mentre nessuno può controllare se dietro il monitor tu giochi alle caramelle pur prendendo lo stesso stipendio ogni 27 che il buon signore manda in terra) per segnalarti sommessamente che: a) ci sarebbe lavoro comodo per tutti se proprio talune fasce di dipendenti pubblici non ambissero ad arricchirsi a dismisura; b) se non fosse per la spesa pubblica esagerata questa nazione potrebbe essere più competitiva, quindi avere più industrie e più posti di lavoro nel settore privato. Si lo so li i “diritti” sono minori, ma sicuramente anche li lavorano come anche li ci sono i nullafacenti, anche se non durano assai come nel pubblico; c) non credo che la maggioranza degli imprenditori sia felice di assumere persone che non vogliono lavorare perché si sentono frustrate o malpagate, il problema è proprio quello che la segmentazione del mercato del lavoro in europa rende difficile per noi essere competitivi, semmai quindi occorrerebbe fare il contrario ovvero estendere il trattamento attualmente riservato al PI a tutti i tipi di dipendenti in tutta europa per uniformare le condizioni di concorrenza… Il progresso, credo che lo sappiano ormai tutti, comporterebbe, se ben interpretato meno ore di lavoro e più occupazione per tutti, se ripeto, lo si interpreta nella giusta maniera.

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  37. Anche io sono una persona comune, credo lo siano tutte le persone che conosco. Amici e colleghi. E non siamo mica incredibili geni… giuro! Anche noi facciamo decorosamente il nostro lavoro. Io ad esempio, decorosamente scrivo. Decorosamente preparo i miei pezzi. Decorosamente mi documento quando scrivo una news. Decorosamente risalgo alla fonte. Decorosamente rispetto un libro, dalla prima all’ultima pagina. Decorosamente rispetto un autore, a prescindere dal nome. Decorosamente batto le dita sulla tastiera. Decorosamente vorrei vivere tranquilla, comprare una macchina nuova, pagare fin da ora una bella vacanza al mare. Decorosamente se ho bisogno d’aiuto lo chiedo e, ancor più decorosamente, io, se posso ricambio. Decorosamente… anch’io.

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  38. Cara Galatea,
    quanto mi ci ritrovo in questo post. Soprattutto in questo passaggio: “E allora che vi devo dire? Niente, noi del posto fisso raramente alziamo la voce. Puntiamo sulla resilienza. Ci becchiamo gli insulti e non rispondiamo, se non mandandovi spesso e volentieri a remengo a mezza bocca, fra i denti, quando nessuno ci sente, consapevoli che se non ci fossimo gran parte di quello che date per scontato nella vostra vita non ci sarebbe.”

    Non so se ha visto “Quo vado?”, ma ho fatto le stesse riflessioni dopo aver visto il film. Anch’io ho vinto il “posto fisso”, ma onestamente, e di sicuro non perdo tempo sul lavoro. Non evado le tasse (impossibile per i dipendenti pubblici), cerco di aiutare il piu’ possibile gli utenti che si rivolgono a me e sono contenta di lavorare per il bene pubblico.

    @knockOut: piacere, mi unisco alla (lunga) fila di dipendenti pubblici non raccomandati. Ah, e sono pure donna, giovane e italiana. Non ho studiato all’estero e sono figlia di nessuno, molto orgogliosa di aver saputo mettere a frutto tutte le conoscenze che mi hanno trasmesso la Scuola e le Universita’ pubbliche italiane. Li mettiamo da parte questi luoghi comuni, per il nuovo anno? Buona giornata!

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  39. Boh….
    Differenze tra pubblico e privato…
    Tra pubblico privatizzato e privato a partecipazione pubblica…
    Tra dipendenti ed autonomi…
    Tra un po’ so già che leggeró di differenze tra pubblico e pubblico…
    Perché da quello che leggo , secondo alcuni, allora, anche i carabinieri sono dei mangiapane a tradimento…
    Oppure i poliziotti….
    Oppure i pompieri….
    O magari no….
    I carabinieri no, sono tutti eroi, ma i poliziotti c’è da vedere tra quelli statali ed i locali, i primi ok, i secondi tutti fannulloni….
    I pompieri c’è da vedere se sono di Viggiù…
    Che fantastico Bar Sport che è la nostra Italia e quanti soloni col gomito appoggiato al banco a guardar le tette della cassiera che ogni giorno devo leggere.
    Intanto là fuori c’è un mondo che va avanti e voi state ancora a litigare con il barista sul rigore dato alla Juve…
    Già perché gli juventini sono tutti ladri e gli interisti….
    (Mah,, speriamo di trovare ancora brioche con la crema…)

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  40. Magnifico post. Sottoscrivo tutto dalla prima all’ultima parola. Se non che sarebbe ora di cominciare – che cominciassimo tutti nell’impiego pubblico: io nel mio piccolo già lo faccio, con grande soddisfazione – a rispondere a tono, non solo sottovoce e quando nessuno sente, ai cretini (a volte bastardi in malafede, a volte proprio solo poveri cretini, da averne compassione) che continuano a bersi la propaganda di regime e a prendersela con “lo statale” che rovina l’Italia. “Lo statale” non è altro che un perfetto e indifeso capro espiatorio per tutto quello che sta andando male qui e altrove, uno sfascio le cui cause sono ben altre ma che fa comodo, molto comodo a molti non vedere e ad altri – e sappiamo fin troppo bene chi – occultare.

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  41. Nessuno ce l’ha con gli statali in se’ e per se’ (anche se, a dire il vero, molti di questo non fanno il loro dovere). E’ solo una questione di equilibrio: se gli statali sono troppi, chi li mantiene? Perche’ sono i non statali a pagare lo stipendio agli statali, e non viceversa.

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  42. Italia, non è possibile fare le stesse scelte. Ma vedendo la confusione e spezzettamento anche dei commenti ad un post come questo, si capisce che c’è poca speranza di migliorare le cose…come si dice? “divide et impera”.

    Condivido; ormai in Italia la questione lavoro è diventata una lotta parrocchiale tra pubblici ed autonomi.
    Ora è di moda scatenare la caccia alle streghe contro gli statali fannulloni mentre in futuro i reprobi saranno gli autonomi evasori fiscali…

    La mia parrocchia è migliore della tua… classico esempio di infantilismo politico che giova a chi detiene le leve del potere.

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  43. Io vedo un grosso problema, che salta fuori in tutti commenti. Quando si parla di dipendenti, tutti a pensare al dipendente pubblico. Esistono anche i dipendenti privati, che vorrebbero stare con il loro contratto da dipendente, le ferie, la malattia, la tutela in caso di licenziamento, che cercando di fare il loro lavoro nelle quaranta ore settimanali, e se devono fare lo straordinario che sia, come dive la parola stessa, straordinario e che venga opportunamente pagato.

    Anche il dipendente privato classico e` ormai sotto attacco. Con i contratti atipici, le societa` interinali, le false partie iva prima e poi con il contratto a risarcimenti crescenti che ha fatto in modo che il lavoro dipendente sia piu` precario per tutti. LA cosa piu` grave che passa sotto silenzi e` l’idea che lavorare otto ore al giorno sia una cosa vecchia e che sia normale lavorare diverse ore di straordinario ogni giorno senza guadagnare un soldo, spesso per fare lavori sostanzialmente inutili, come riunioni fiume che iniziano alle cinque del pomeriggio e finiscono alle sette di sera, spesso lavori controproducenti perche` si potrebbero fare meglio nelle otto ore canoniche lasciando il tempo al dipendente di fare altro, magari anche cercare di studiare per migliorare sul lavoro.

    A mes sembra l’atteggiamento di quelli che vanno a scrivere sui monumenti, sulle facciate delle case o addirittura sui murales. Dato che vivono nella bruttura non possono immaginare altro ne non bruttura e devono pensare a rendere la vita altrui infelice come la loro, invece di cercare di emanciparsi ed essere quindi piu` felici.

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  44. Tutto giusto, ma in genere chi se la prende con gli statali, se la prende con il fatto che la macchina dello stato appare lenta, costosa e inefficiente, anche se gli assunti sono molti. Parte tutto da lì: le persone non ricevono un servizio, sono convinte di pagare tasse molto alte e cominciano a prendersela con chi il servizio lo svolge, ritenendo che esso venga svolto male. Magari non è nemmeno colpa dell’impiegato, ma del fatto che a monte qualcuno non riesca o sappia far lavorare quell’impiegato, il quale è esposto in maniera molto più diretta dei dirigenti al pubblico (dalle mie parti esiste una ferrovia in condizioni non esaltanti e quando il treno non arriva o arriva in ritardo i macchinisti vengono minacciati come se fossero gli autori materiali del ritardo)

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  45. Galatea, perdona la lunghezza, tanto i commenti lunghi non li legge nessuno.
    Il problema è che ognuno di noi ha il suo vissuto, la cosiddetta memoria episodica, sulla quale costruisce non la narrazione soggettiva ma una qualche verità di valore paradigmatico.
    Mi spiego meglio con un esempio. La mia idea del pubblico dipendente me la sono fatta una volta che andai per lavoro in un’officina statale dove si svolgeva, almeno sulla carta, lo stesso tipo di attività che io svolgevo nel privato. Ebbene, passai alcune ore insieme a 14 persone che non facevano nulla, o meglio due facevano un lavoro non per il ministero ma per un amico, tanto per far passare la giornata. Per nulla cattive persone, uno mi disse anche che se i dirigenti (che non facevano nulla ma erano pagati anche meglio di lui) gli avessero dato qualcosa da fare sarebbe stato contentissimo perchè si annoiava. Altro episodio che voglio raccontare. Mio padre era un Macchinista delle Ferrovie dello Stato, e, seppur ben pagato, ovviamente lavorava perchè i treni debbono andare. Per un temporaneo problema alla vista fu spostato per qualche mese in un ufficio dipartimentale. Mi raccontava che litigava con i compagni di scrivania per avere almeno una pratica da fare, per non impazzire dalla noia. Per fortuna lo rimandarono sui treni, su sua insistente richiesta, in mansione inferiore, pur di fuggire da quegli uffici. Ritornando al tema iniziale: ognuno di noi ha racconti personali, significativi, e su questi basa il suo giudizio. Tempo da feci un lavoro editoriale per una scuola e una maestra di 45 anni mi disse: io amo il mio lavoro, ma è indecente che mia madre alla mia età, maestra pure lei, fosse già in pensione, e i pensionati baby, cancro che divora le future pensioni dei giovani, hanno un peso nell’immaginario collettivo. Insomma mettendo tutti insieme le memorie «episodiche» ci siamo formati dei pregiudizi, che però sono anche legati a tanti episodi spiacevoli vissuti.

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  46. Quello che Diegod56 fa notare è un aspetto di cui tenere conto, perché l’induzione è un processo mentale istintivo difficile da controllare. Quindi, limitandomi al problema di fondo che ho sollevato io all’inizio del thread, vorrei che qualcuno portasse dati oggettivi. Per esempio, il numero dei dipendenti pubblici che sono stati licenziati (NON trasferiti o designati ad altre mansioni) per inefficienza, inadeguatezza o disonestà acclarata, negli ultimi trent’anni.

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  47. Non hanno capito l’ironia e l’hanno scambiata per piagnisteo; non hanno colto il succo e hanno ripetuto il solito discorso dei raccomandati.
    Proprio mentre l’Italia intera, pubblica e privata, è governata da una casta di figli di papà.
    Il vero problema non sono i raccomandati nel Pubblico, ma i fessi ovunque.
    Plaudo all’articolo.

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  48. Buongiorno.
    Personalmente condivido quanto è scritto nel post, se non altro quando si sottolinea come spesso chi ha il cd “posto fisso” debba continuamente difendersi dalle accuse di arraffare diritti e privilegi. Un diritto è tale proprio perché non è transitivo da una persona all’altra, “se ce l’hai tu lo stai rubando a me”.
    Tuttavia – da precaria, contratto a progetto nonostante anni di studi proficui e non fuori corso, senza santi in paradiso, figlia di piccoli imprenditori che si fanno il c**o dieci ore al giorno e weekend compresi per arrivare appena appena a mille euro al mese netti, fidanzata con un grafico piccola p.iva che se vuole lavorare deve farlo a 1.200 euro lordi al mese full time dall’azienda monocliente perché sennò no, non riesce a portarsi a casa nulla perché tutti vorrebbero che lavorasse a gratis e se non lo fa non lavora – mi permetta di dirle che il tono piagnucolante dell’articolo è un poco irritante.
    Credo che nessuno voglia rubarle i diritti, la tredicesima, la vita tranquilla, le ferie pagate. Anzi.
    Però ecco, magari, invece di sfottere chi volente o nolente il posto fisso non ce l’ha ed è spesso costretto a reinventarsi (magari aprendo p.iva pur non avendo le capacità, perché ehi, se devi pagare l’affitto alla fine le provi tutte per farlo…) chiamandolo con disprezzo “Alessandro Magno” come se chi non ha il posto fisso non ce l’ha per delirio di onnipotenza lavorativa… sarebbe bello sentire da persone come lei – che hanno la fortuna di avere questi diritti, diritti che a tanti altri sono negati – un minimo di solidarietà. Solidarietà.
    Perché mi permetta: la “resilienza” a cui fa riferimento lei è poca cosa – e lo dico senza astio – rispetto alla resilienza di chi non ha la certezza di riuscire a pagare l’affitto a fine mese o fare la spesa, e si vede pure sbeffeggiato, trattato da arrogante arrivista evasore da chi ha la certezza (sacrosanta) che il 28 del mese arriva tot in cassa.

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  49. Cara Galatea, concordo cont e al mille per mille!
    io sono una precaria della PA da ben 11 anni, e appartengo alla categoria più odiata assieme alle FDO: gli insegnanti (son maestra d’asilo).
    Eh si: sono la supplente, quella che nonostante sia GIORNALIERA (e spesso sono quasi al punto di fare disegnini per spiegre cosa vuol dire….) viene comunque accusata di essere fannullona, di avere tre mesi di ferie d’estate, due settimane a natale e una a Pasqua, di lavorare poche ore la giorno, di on fare nulla, di avere sipedio fisso stratosferico, millemila privilegi, di essere raccomandata ecc.
    peccato che per una precaria GIORNALIERA le ferie si chiamano disoccupazione, non ho malattia (semlicemente se mi ammalo sto a casa e non vado), non ho maternità (idem come sopra), vengo pagata – giustamente- quando lavoro il che può voler dire tutto il mese oppure anche un solo giorno (in questo periodo per esempio va malissimo….non chiamano proprio!).
    Questo da 11 anni….se fossi stata nel privato dopo due anni avrebbero avuto l’obbligo di assumermi a tempo pieno. ma non diciamo che anche nel privato ci sono privilegi…
    ti capisco e vorrei vedere tutte queste persone se davvero venisseo eliminati i dipendenti pubblici cosa farebbero!!!

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  50. Galatea, sei stata fin troppo “diplomatica”. Concordo con quel che hai scritto, anche se sarei stato sicuramente più duro. Tieni presente, però, che il potere della propaganda martellante e ben studiata e organizzata posta in essere da chi ha in mano il timone ha metodi, finalità e mezzi che sono ben oltre le nostre possibilità non già di controllo, ma financo di replica. Siamo pedine nelle mani di giocatori di scacchi del cui equilibrio mentale è lecito dubitare, e dei quali è lecito esser certi della carenza d’ogni purezza d’intenti. Com’era il termine esatto? Sociopatici? Io li chiamo, generalizzando al massimo, dirigenti, ovvero coloro che per un verso o per l’altro sentono il desiderio di prevalere, di innalzarsi. Ritengo non sia un atteggiamento sano. Sicuramente provoca gravi danni alla collettività.

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  51. Io sono una precaria professionista e non ho un’idea precisa su cosa siano i diritti e il “posto fisso” in genere! Non per questo ho l’assurda pretesa di veder cancellati i diritti riconosciuti – giustamente – dai vecchi contratti! In passato, ora sono disoccupata, ho lavorato sia nel settore privato che in quello pubblico e posso affermare con certezza assoluta che i fannulloni e i caproni (gli incapaci di costituzione!) sono equamente distribuiti nei due settori. Se le aziende, private e pubbliche, vanno avanti nonostante questi personaggi, lo dobbiamo solo a chi, per natura, lavora per tre. Quindi, cari dipendenti del settore privato, non stacciatevi le vesti, perché nelle aziende in cui lavorate ci sono persone che andrebbero prese a calci nel culo tanto sono iutili… e voi dipendenti pubblici, denunciate i vostri colleghi fannulloni, perché altrimenti ogni vostra rimostranza rimarrà vana!
    Saluti.

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  52. In effetti, cara Galatea, io credo che, rispetto ad altre categorie di statali, la tua sia sostanzialmente meno bersagliata: sì, c’è il mito difficile da sfatare dei due-mesi-di-vacanza-stipendiati (oppure l’invidia verso chi può arrotondare dando lezioni private “con tutto il tempo che ha”), ma in genere la rabbia del cittadino si rivolge a personale che si trova dietro sportelli, a gente lenta con le scartoffie (anagrafe, agenzia entrate, ospedali, poste, anche banche, che tra l’altro pubbliche non sono…), a tutte quelle categorie che, per una ragione o per l’altra, rallentano e conseguentemente incasinano la vita di altri. A coronamento di questo, tramite la tv arrivano immagini di “signori” (del sud, del centro e del nord) che vengono ripresi da telecamere nascoste a marcare cartellini per altre che invece di trovarsi sul posto di lavoro se ne vanno in piscina, al mare, a fare atletica ecc.ecc. Ora, io non ho alcun dubbio che si tratti di casi unici e rari. Tuttavia, a volte appare abbastanza chiaro che alcuni uffici siano stato riempiti di personale inutile che non ha una mansione definita o non ha abbastanza lavoro e passa la giornata a lottare contro la noia, giocando al solitario di Windows o a fare le parole crociate. Questo è più difficile vederlo nel privato, che non è necessariamente “migliore” ma forse mitiga meglio questo tipo di fenomeno. Io il tuo punto di vista lo capisco perfettamente, ma a mio sommesso avviso dovremmo cercare di essere agenti di cambiamento nel nostro stesso posto di lavoro, prima di lamentarci che gli altri ci dicono che non lavoriamo bene o altro. Dalle mie parti è noto che alcuni vigili urbani abbiano una seconda attività (privata) e per questo spariscono dalle strade e non se ne vede mai uno in giro: ecco, questo tipo di fenomeno ammazza il vigile che lavora bene e fa solo quello per vivere, mentre ce ne sono altri che vivono utilizzando uno stipendio pubblico come base per le proprie sicurezze e i diritti (ferie, permessi, malattia, ecc.ecc.) per fare altre attività. Il risultato per il cittadino è un traffico assurdo e il costo del vigile che non vigila.

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  53. Mi pare che il nodo centrale sia la desertificazione prossima ventura dei servizi resi al cittadino e alle imprese dalle istituzioni.

    Forse a quelli che le tasse non le pagano, le evadono o le eludono, importerà poco, visto che al massimo non potranno più sfruttare servizi pagati da altri; ma a quelli che le tasse le pagano, e tra questi ci sono sicuramente almeno tutti i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) dovrebbero girare parecchio i cabbasisi perché oltre a pagare le tasse per avere i servizi, a differenza di quelli sopraccitati che li sfruttano senza pagarli, vedranno i servizi stessi diminuire sempre più e scadere di qualità progressivamente.

    In sostanza, combattiamo la mancanza di parcheggi aumentandone il costo orario e l’importo delle sanzioni per divieto di sosta, a questo equivale lo smantellamento del sistema c.d. del posto fisso, pubblico o privato che sia!

    Il risultato già ora visibile, è la precarizzazione dei posti di lavoro, la decurtazione degli stipendi e l’allargamento della forbice sociale tra quelli che lavorano e producono, oltre a beni materiali, anche cultura, salute, sicurezza, servizi, giustizia e quelli sfruttano gli spazi aperti da questa cultura (?) strisciante che considera il posto fisso un orpello del passato.

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  54. Tra l’altro ricordo a tutti i fautori dei millmila privilegi e degli stipendi astronomici che quest’anno la maggior parte dei precari della scuola che fortunatamente lavorano, da settembre ad oggi NON SONO ANCORA STATI PAGATI!!!!!

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  55. Complimeti Galatea, bellissimo articolo!

    Però permettimi qualche critica.
    La prima innanzitutto: sei un po’ bugiardina perché tu ormai non sei soltanto una dipendente pubblica, ma anche una scrittrice.
    E come tale sei manager di te stessa, e infatti contratterai in qualche modo la pubblicazione dei tuoi libri, ne avrai dei ricavi privati ( o delle perdite, magari… poco importa sempre di investimento sulla tua persona/impresa privata si tratta)
    Pertanto hai il privilegio (mi consenti questo termine, vero?) di poterti dedicare sia al tuo lavoro pubblico che alla tua attività privata.
    Lodevolissimo, per carità. Sai soltanto tu quali e quanti sacrifici ti costa.
    Però sei ormai anche tu una imprenditrice, volente o nolente.
    Forse non vorrai vedere cartacce e scartoffie, forse delegherai tutto a qualcun altro di cui ti fidi, però questa è una parte non secondaria delle tua attività.
    Nella mia vita sono stato dipendente per società private ed attualmente mi dedico alla mia impresa.
    Mi considero onesto, cerco di rispettare i dipendenti che lavorano per me, cerco rapporti corretti con clienti, fornitori, amministratori e… pago le tasse.
    Per un anno della mia vita sono stato dipendente di un’ottima impresa con un buono stipendio. Be’ ho fatto poco e mi sono dedicato anch’io al mio blog e a scrivere un libro.
    Avevo tempo, il bene più prezioso.
    Dopo questo anno la buona impresa mi ha detto che il mio contributo non era stato molto interessante (avevano parzialmente ragione, in effetti il mio impegno era molto limitato)
    A quel punto, volente o nolente, ho dovuto rimboccarmi le maniche e costruire la mia impresa. Ho rischiato e ho visto momenti difficili, ho combattuto con tutte le mie energie.
    Sono 7 o 8 anni che mi impegno in questo senso e ho fondato la mia impresa qualche mese fa.
    Ebbene ho tutti gli stress del caso, dal mio punto di vista all’ennesima potenza. Pagamenti, perdite guadagni alti e bassi gente aggressiva e gente conciliante.
    Sono quasi sempre stanco morto, ho sempre sonno, spesso sono nervoso preoccupato.
    Però sono contento.
    Rifletto anche su qualcos’altro.
    La mia impresa è piccola, siamo in sei.
    Tutte le responsabilità sono centrate su di me. Cerco di coinvolgere i miei collaboratori ma è faticoso.
    Qualcuno ha la serenità di godersi il suo posto fisso, svolge molto bene il suo lavoro però ha la capacità di dire: basta, punto. Per oggi ho chiuso.
    Qualcun altro fa i salti mortali per mantenere i suoi impegni tra lavoro e una famiglia impegnativa.
    Poi ci sono i giovani, che sì vorrebbero crescere però hanno limiti che, per quello che posso capire, derivano dall’atteggiamento scolastico che hanno appreso in una dozzina d’anni passati tra le mura di una scuola.
    A scuola ci sono mille furbizie. A scuola si copiano i compiti. Si deridono gli insegnanti. Si impara a fumare. Si impara a fare a botte. Si impara a sgomitare. Si impara a farsi dare un compito e ridursi a svolgerlo. Si impara la passività. Si impara l’ingiustizia. Si impara a convivere. Ma la scuola, secondo me, non insegna a ragionare. Non insegna ad avere iniziativa. Insegna soprattutto la logica del voto. Il giudizio, giusto o ingiusto che sia. Raramente si costruisce a scuola. A scuola si studia, quello che ti dicono di studiare. Se studi e ripeti sei premiato con un bel voto, se non studi e non sai ripetere sei punito con un brutto voto.
    Se sei capace di stare fermo nel tuo banco, possibilmente zitto e attento per cinque o sei ore hai dieci in condotta, ma se hai addosso un sacco di energia e non riesci a stare fermo zitto e buono per più di due ore a scuola queste tue energie col cavolo che vengono apprezzate e utilizzate, vengono soltanto goffamente represse con il fatidico 5 in condotta.
    Chiaramente sto esagerando per estremi, però la sostanza delle cose è proprio questa.
    La scuola insegna pigrizia mentale, rigidità, disciplina ma, per quel che vedo io, insegna più che altro il menefreghismo.
    Io credo che poi i giovani facciano fatica a scrollarsi di dosso questo handicap.
    Tu sarai senz’altro un’ottima insegnante, che queste poche cose che sto dicendo magari le applichi da anni, a modo tuo. Non lo so.
    Ma purtroppo non si tratta del singolo insegnante che a volte è in grado di aiutare quel processo di maturazione personale che i ragazzi affrontano nella scuola, ma si tratta della Istituzione Scuola nel suo complesso. Le sue regole, le sue strutture.
    Insomma a me piacerebbe avere giovani che mi rubano il lavoro, che non vedono l’ora di organizzare, programmare, sviluppare, costruire un futuro per un’azienda che è anche loro.
    Invece mi trovo giovani che hanno bisogno di un bel voto per essere incoraggiati, a cui qualche volta faccio le note sul diario che lasciano il tempo che trovano, a cui ripeto cento volte le stesse cose per ritrovarmi alla fin fine la stessa risposta: NON HO FATTO APPOSTA.
    E’ disarmante.
    Allora, morale della favola, il buon dipendente, pubblico o privato che sia, secondo me dovrebbe avere uno spirito imprenditoriale. Perché alla fine se l’impresa non va bene nel futuro non potrà nenche pagare il suo stipendio, e questa non è soltanto responsabilità mia, piccolo o grande imprenditore che sia, ma di tutti quelli che lavorano nell’azienda.
    Da ciò ne deriva che TUTTI dovremmo avere uno spirito imprenditoriale, e soltanto questo personale stile di lavoro di ognuno permetterà lo sviluppo delle imprese.
    E’ evidente che l’impegno deve anche essere opportunamente ricompensato, e proprio questo crea lo spirito dell’impresa, come se tutti fossero soci ed il rapporto datore di lavoro/dipendente fosse soltanto una formalità burocratica.
    Il discorso mi ha portato fin troppo lontano.
    L’abolizione dei voti a scuola potrebbe essere il primo passo per la formazione di una cultura meno da addestramento di cani Pavloviani (premio e punizione) e più diretta alla scoperta di ognuno della propria personalità.
    Piccolo dettaglio finale: da dipendente (poco serio) ho avuto il tempo per scrivere sul mio blog almeno tre o quattro post alla settimana. Adesso è tanto se ne scrivo due o tre all’anno.
    Già concedermi lo spazio per questo commento per me è un incredibile lusso.
    Il tempo, il bene più prezioso, non dimentichiamolo.

    Ultimissima: non ci sono capi e sottomessi. Ci sono persone e persone. Il capo arrogante e sfruttatore non rispetta le persone che lavorano con e per lui e si ritrova ad essere preso in giro dai suoi dipendenti che si imboscano. E quando il nostro datore di lavoro è lo Stato tutti noi siamo portati a viverlo non come nostro, ma come un terribile mostro mafioso che tenta di divorarci in tutti i modi. E allora, considerando che lo Stato invece siamo tutti noi, che abbiamo permesso tollerato e avvallato questo sistema, ci meritiamo i fancazzisti.
    Quando ne incontriamo uno diamoci uno schiaffo da soli.

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  56. @giovannifrancescosagredo secondo me in questa discussione sono emersi contenuti di grande qualità, comunque la si pensi

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  57. Non capisco questo elogio del posto fisso. Chi non ha il posto fisso e non è un ricco imprenditore invidia, invidia tantissimo, soprattutto in momenti come questi chi ha la fortuna del posto fisso. Chi lavora da vent’anni in una ditta come me e si vede pian piano togliere le ore (da 8 sono arrivata a 4) perché il lavoro diminuisce continua ad invidiare tantissimo chi lavora nel pubblico, lo stipendio e la pensione garantita. Mi dico beati loro che dormono tra quattro cuscini. Io no!!! Mi ritrovo a quarantatre anni a cercare una nuova soluzione per il mio futuro e vi assicuro che è un gran pasticcio. Oggi come oggi la stabilità, la garanzia che siano rispettati i diritti dei lavoratori, lo stipendio puntuale sono una manna dal cielo. Non c’è bisogno di ricordarlo a chi non sa come sarà il suo domani e non sa se riuscirà a pagare il mutuo concordato. Volevo anche dire che quando avevo vent’anni ho provato tutti i concorsi possibili e immaginabili per poter entrare in un’amministrazione pubblica. Ma vincere i concorsi era solo uno su 10000. Quindi cara signora le posso solo dire che lei ha proprio una grande fortuna nello stare dove sta. Poi i luoghi comuni sul fatto che ci sono persone poco corrette che lavorano nel pubblico trovano il tempo che trovano. Le persone poco corrette purtroppo ci sono dappertutto. Ognuno risponde alla propria coscienza. E certa gente che non ha coscienza ma lo stipendio garantito le assicuro che fa arrabbiare tantissimo chi si arrampica sugli specchi tutti i giorni. Tutti i santi giorni!!!

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  58. Per chiudere il discorso sulle tasse, va detto in primo luogo che pagarle su un lavoro che in effetti non si svolge non e’ una grossa fatica. In secondo luogo, agli autonomi e’ richiesto di pagare di piu’ che agli statali: ad esempio ogni anno devono versare un (vergognoso) acconto per l’anno successivo. Da ultimo, i dipendenti privati, che pagano le tasse come quelli pubblici ma non sono cosi’ privilegiati dove li metti?

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  59. Giusto Nicola, faccio un riassunto per chi non ha potuto leggere tutti i commenti: lavoratori… precario… posto fisso…. stipendio… ferie….. mutuo…. invidia…. diritti….. io…. voi…. pubblico… privato…. arista…. blog…. GIORNALIERA… stipendio…. Stato…. Figlio di… … sistema.

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  60. @nicola: non ti preoccupare. Sagredo non riuscirebbe a identificare un contenuto di una qualche qualità nemmeno se glielo presentassero con sotto un cartello esplicativo. È fatto così: noioso e polemico per nulla.

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  61. @laurymare: scusami, ma visto che tu stessa ammetti che ai concorsi pubblici passano in pochi, non è il caso di parlare di sola “fortuna”. Magari anche siamo stati bravi a vincerli, eh.

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  62. @ilmondodigalatea: non lo conoscevo, ammetto che nella mia cupa ignoranza non conoscevo nemmeno il tuo gradevole blog, ci sono arrivato per caso attraverso il link di un giornale online

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  63. Mah…io dico anche questo…che nella mia militanza precaria nel pubblico impiego ho visto di tutto di più…e non mi è piaciuto ciò che ho visto. Ho visto gente che si permetteva qualsiasi cosa, ho visto gente a cui non era permesso nulla…per posizioni, amicizie, soprattutto amicizie e coperture. Persone che appena gli chiedevi un minuto di più…scatenavano l’inferno. Personalmente non ho mai disdegnato di dare qualcosa di più e di fare qualcosa che non sarebbe stato di mia stretta competenza, allo scopo di fluidificare e migliorare il lavoro per tutti. Ma alla fine il cerino in mano è rimasto a me, e loro sono li che sistemano i loro siti personali in orario di lavoro. Ma quello strano ero io, che mi permettevo di tenere della musica in sottofondo mentre lavoravo (con l’accordo e la gioia dei compagni di stanza), che mi permettevo qualche goliardia nei tempi morti del lavoro, anche se poi quando c’era da smazzarsi un problema scomodo chiamavano sempre me, l’ultimo arrivato, il precario. Che se l’è dovuta vedere da solo contro tutto e tutti, perché non era tutelato da niente e da nessuno. Ed è arrivata la fine del contratto, ed ho dovuto lasciare i miei colleghi, sia quelli coscienziosi, sia quelli meno, la dentro, con la consapevolezza di essere migliore della maggior parte di loro, e di pagare con la mia delusione anche l’incapacità e la poca volontà di alcuni di loro. E la stranezza della gestione delle risorse, dove per dare centinaia di migliaia di euro di bonus al direttore di turno, i soldi ci sono e subito, ma per dare un lavoro sicuro ad un semplice impiegato non c’è mai nulla, i soldi magicamente spariscono. Sono queste le cose che fanno molta rabbia e molta tristezza. No, non sono contro i dipendenti pubblici “tout court”, ma sicuramente sono amareggiato e rattristato da come spesso chi non ha “santi in paradiso” viene trattato in questi posti. Ed alla fine è questo il motivo per cui la baracca va male, perché non c’è giustizia. Chi vorrebbe lavorare davvero si mangia il fegato ogni giorno, guardando a ciò che non fanno i colleghi “ammanicati”, subendo persecuzioni che a loro toccano ed a qualcun’altro no, non percependo dei soldi extra che a qualcuno toccano e ad altri no, per non si sa quale strana ragione. E’ questo il cancro dei posti pubblici. Non sono i lavoratori che spesso hanno da combattere contro legioni di problemi, ma alcuni di loro si sentono troppo in alto, troppo su, per dare retta al malcontento di tanti. Certo la colpa non è di uno in particolare, ma di un’associazione di intenti che nella propria somma genera un sistema perverso.

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  64. Sicuramente di bravi che vincono i concorsi ce ne sono, di fortunati anche (io vent’anni fa passai un concorso pubblico e la graduatoria fu bloccata per tangenti e commissariamento di quell’ente, quindi mi considerai sfortunata in quel caso), ma anche di paraculati permettimi (ne conosco tanti!!!).

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  65. La questione non è se è come hai il posto fisso o se devi metterti in gioco tutte le mattine per capire come fare arrivare lo stipendio s fine mese. E non è neanche il pagare le tasse, che vanno comunque pagate se vogliamo stare in uno stato di diritto.
    La vera questione è che l’apparato statale è diventato un peso insopportabile per la nostra economia.. Costa troppo per quello che fa (o non fa). E quindi è tutta la categoria che è messa in discussione. Basterebbe che la discussione partisse dall’interno, mi piacerebbe che fossero gli stessi impiegati e dirigenti statali a ribellarsi alla situazione di assoluta inefficienza per fermare questa discussione e per farci sperare in qualche cambiamento. Invece assistiamo a queste inutili contrapposizioni tra chi è dentro (e si sente assediato) e chi è fuori e si sente derubato.
    Iniziate voi la rivoluzione e sta sicura che molti di noi vi seguiranno

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  66. Ma la competizione per cosa ? Per contendersi quella poca ricchezza che resta ai consumatori? Così si ottengono profitti (pochi ormai), Ma non si produce e non si distribuisce quel tantissimo che le tecnologie rendono possibile. Perchè non c’e inteesse del capitale a produrre se non nei limiti del profitto possibile.( poco)
    Cambiamo registro : e se tutti producessiomo per scambiarci reciprocamente i prodotti? Sarebbe la liberazione dal bisogno e staremmo tutti molto meglio,
    Ma è ovvio che così le molto primitive capacità di uno squalo-marchionne o di un barracuda soros non servirebbeo più a niente. Pertanto sipuò affermare che il capitalismo blocca l’uomo ad una antropologia primitiva, inoltre è un poco produttivo residuo storico rispetto alle potenzialità della teecnologia.

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  67. C’è un aspetto sul quale dobbiamo soffermarci. Appare evidente che Galatea (cui diamo atto della grande correttezza nell’accogliere opinioni da cui dissente) coglie nel corpo sociale dei mutamenti, delle modificazioni in profondità di quelle che sono le percezioni diffuse nel mondo del lavoro. È vero che si è gradatamente sviluppata un’ostilità verso chi detiene il lavoro statale a posto fisso (ben diversa è la percezione per gli statali precari). È vero che è tramontata la solidarietà fra lavoratori di matrice ideologica e politica (ma già Gramsci scriveva sul problema delle aristocrazie operaie). Però non sarebbe giusto il quadro se noi non cogliessimo anche i fattori positivi, le nuove prospettive che si possono cogliere. Anzitutto una coscienza collettiva che lo Stato siamo noi tutti e che ogni spreco o regalìa, grande o piccola, la paghiamo tutti noi. Ma il fattore nuovo che mi induce cauto ottimismo è una nuova solidarietà fra produttori, fra lavoratori del comparto privato ed imprenditori onesti. Una coscienza d’esser per molti aspetti dalla stessa parte, avendo da risolvere lo stesso problema di fondo, lo stesso rapporto problematico con lo Stato e soprattutto il colossale debito pubblico. E un problema tutti accomuna: l’evasione fiscale, sia essa nell’insegnante che fa lezioni private il pomeriggio, sia l’imprenditore che tenta di lavorare in nero. Io penso che una nuova consapevolezza collettiva ci farà bene, anche se ovviamente qualche battaglia di retroguardia la dobbiamo mettere nel conto. L’orologio della storia non si ferma, mai.

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  68. Boh, io penso che privato uguale produttività ed efficienza sia un mito che ha scarsa aderenza con la realtà. Questo dal mio angolino di visuale.

    Per dire: ho visto nella PA, specie fra gli insegnanti, tante persone che prendono il loro lavoro come una missione, dando grandi servizi a costo zero, con grande impatto fra gli studenti.

    Non giudichiamo per categorie. Ognuno faccia quanto sa fare bene e ringrazi della presenza degli altri.

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  69. Mi sono stancato di leggere i vari botta e risposta che si sono succeduti a fronte i un post abbastanza chiaro sia pure molto ironico.
    Convengo che il mal comune non è mai un mezzo gaudio. Tutt’altro. Il posto fisso non affossa le potenzialità della gente. Non tutti hanno le capacità, non solo intellettive ma anche e soprattutto economiche, di fare il libero professionista o aprire un’azienda. E comunque sia l’uno che l’altro ha la necessità di avere dei buoni gregari che ricevono il loro fisso mensile. Viceversa sarebbero delle nullità in tutti i sensi.
    faccio un esempio se tutti facessero gli artigiani – singoli – ebbene non avrebbero lavoro a sufficienza per vivere. Il piccolo imprenditore senza operai e impiegati – a stipendio fisso – non sarebbe nulla e non produrrebbe nulla. Chi afferma il contrario vive su Marte.
    Infine lo Stato senza i suoi dipendenti pubblici sarebbe un castello di carta in capace di reggersi in piedi. Tanto per fare un esempio. Se i magistrati fossero dei liberi professionisti, sceglierebbero i processi che interessa loro e che li arricchisca. Ergo la giustizia sarebbe ancora più malandata di quello che è.

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  70. “Io visto nella PA, specie fra gli insegnanti, tante persone che prendono il loro lavoro come una missione, dando grandi servizi a costo zero, con grande impatto fra gli studenti.”

    anche questa è bella: pretendere che certe categorie pensino al loro lavoro come “una missione”. E che lavorino solo per ll piacere di farlo, senza badare allo stipendio.
    A me dà fastidio questo modo di pensare: anche il mio è un LAVORO, non una missione (parola che ritengo oltremodo pericolosa) e come tale va considerato, non solo dalla sottoscritta che deve cercare di svolgerlo al meglio, ma pure dagli altri.
    No, carissimi mi spiace ma io non lavoro per la gloria….altrimenti pretendiamo lo stesso dall’idraulico che si fa pagare lire di Dio per una cosa di venti minuti(anche io ho diritto a non essere allagata pure se sno disoccupata, no?), o dal panettiere (dia gratis il suo pane, tutti hanno diritto di mangiare no?).

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  71. Pienamente d’accordo con Tiziana, questa cosa della missione non si può sentire, siamo professionisti in stra-grande maggioranza ci facciamo un notevole mazzo e non lavoriamo per la gloria come chiunque!

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  72. @tiziana – La mia osservazione non era per dire che bisogna lavorare gratis, cosa che non ho mai detto né pensato. La mia osservazione era per dire che non è vero che nella PA sia pieno di lazzaroni scansafatiche.

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  73. “voglio confessare un orribile peccato: io sono una statale con il posto fisso”. Inizi così e mi vieni a dire che parli di tutte le categorie di lavoratori? Certo che non capire manco ciò che si scrive…

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  74. @Tiziana: io credo che si volesse dire che ci sono persone, tra i dipendenti pubblici che considerano il proprio lavoro importante per tutti i cittadini, e cerchino quindi di svolgerlo al meglio, dato che essendo dipendenti dello stato, i loro azionisti sono i cittadini stessi e la collettivita`.

    Si tratta di cosa diversa, ma tutte le volte che sono andato a fare lo scrutatore da giovane studente, lo facevo non tanto per le qualche decina di migliaia di lire che prendevo, ma perche` lo consideravo un dovere civico, un po’ come il servizio militare e civile.

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  75. Mi piace questo post, per lo spirito di unità e senso della realtà che intravedo.
    Vorrei sottolineare però che la frase “è anche vero che spesso sono gli statali a pagare tutte le tasse” in realtà non è corretta.
    Gli le tasse sul reddito o i contributi, sono trattenute a monte nella busta paga dal datore di lavoro, che è lo stato, ed è una gabbola contabile. Potremmo anche non conoscere mai l’ammontare di quei soldi dal cedolino.
    Non c’è possibilità di evasione, ma lo stato non si mantiene di certo con le tasse trattenute dallo stipendio degli statali.
    lo stato mantiene, con la sua macchina, e con i dipendenti statali quindi, tutto l’apparato che fa sì che le aziende, di tutti i tipi, gli artigiani, i professionisti possano lavorare, produrre ricchezza, da cui estrarre, in base alla sua efficacia e all’onestà dei cittadini, il suo sostentamento. Dipendenti pubblici, dipendenti privati, autonomi, siamo parte tutti dello stesso, a mio modo di vedere meraviglioso, ingranaggio.

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  76. Per sorridere un po’.

    Sagredo sostene tesi un po’ bizzarre: “Avevo provato a fare un riassunto:
    ” faccio un riassunto per chi non ha potuto leggere tutti i commenti: lavoratori… precario… posto fisso…. stipendio… ferie….. mutuo…. invidia…. diritti….. io…. voi…. pubblico… privato…. artista…. blog…. GIORNALIERA… stipendio…. Stato…. Figlio di… … sistema”. Ma non le è piaciuto ed allora è arrivato il sig. Train, fingendosi Nicola, a darle manforte.”

    Hai capito Nicola? Mi sono spacciato per te….

    Scusa Galatea, ma quando ho letto questa scemenza mi è venuto da ridere, non pensavo che Sagredo fosse pure paranoico.

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  77. @uoitiua:
    A me però il Tuo “meraviglioso ingranaggio” un tantino inquieta.
    Mi aspetto di trovarlo presto in qualche tirata di quel tipo cresciuto a Rignano sull’Arno.
    😀
    Osta, già che c’è qualcuno che non ama le faccine.
    Vabbé: m’è scappata, su.
    Inchino e baciamano alla Padrona di casa.
    Ghino La Ganga

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  78. @Ghino
    Beh, hai ragione, m’è scappato.
    Oppure mi faccio assumere come ghosto writeroso, e durante i discorsi appalto a te lo slideshow.
    Prendi quel meraviglioso come: opperbacco, mi meraviglio che ancora funzioni!

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  79. Ti leggo da un po, mi piace come racconti con ironia, intelligente, vite storie, personaggi che in fondo ci ricordi quanto oggi assomigliamo a loro. E ne è passato del tempo.
    Non mi aspettavo quanto scrivi sul “posto fisso”.Se sei una insegnante,e un po ti fai conoscere con i tuoi scritti, cosa centri tu con quando vediamo e sentiamo sui dipendenti “fannulloni”.
    Credimi, non centri proprio nulla, se non per la categoria.
    No non mi sei piaciuta, Sei una persona speciale e lo sei anche come insegnante e dipendente Statale.
    Buon lavoro e……….auguri per i tuoi prossimi scritti……..Sergio

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