La scuola con i Carabinieri appresso

La cosa si può riassumere così. Su Facebook una conoscente apre un thread, in cui racconta che nel liceo dove studia il figlio di un suo amico una docente avrebbe più volte e per diversi anni tenuto in classe un comportamento poco corretto, umiliando con frasi pesanti gli alunni a suo dire non all’altezza. Chiede quindi a chi lavora nel settore se può suggerire quale sia la procedura più corretta per segnalare la cosa, dato che a quanto pare parlare con la docente non ha avuto alcun effetto e il Dirigente Scolastico non si è mosso in alcun modo.

Letta la cosa, suggerisco di tornare a parlare con il Dirigente, facendo presente però che il passo successivo sarà rivolgersi direttamente all’Ufficio Scolastico Regionale, per segnalare il comportamento della docente e anche l’inerzia del Dirigente stesso.

Nel thread intervengono anche altri colleghi, tutti sostanzialmente suggerendo la stessa modalità, che è poi anche la più rispettosa delle procedure e quella che, per altro, meglio tutela gli alunni da possibili “ritorsioni”.

Immediatamente arrivano a commentare anche altri, i quali prospettano soluzioni a dir poco preoccupanti. L’ideale, secondo costoro, sarebbe filmare la docente e portare i filmati direttamente alla Polizia. Quando noi docenti si fa notare che non è possibile perché dentro le scuole c’è il divieto di usare i cellulari, tanto più per riprese video, anche perché potrebbero ledere la privacy di terzi presenti nell’aula, ci viene risposto che basta convincere gli alunni a fare le riprese di nascosto, tanto i ragazzi sono furbi e non si fanno beccare di sicuro, e che i divieti, be’, anche ci saranno, per carità, ma tanto non li rispettano neppure loro che sono adulti, figurarsi se sono tenuti a rispettarli i ragazzi. Basterà, dice il commentatore più geniale, prendere da parte il ragazzino che è stato più maltrattato dalla prof e sarà felicissimo di entrare con una telecamerina nascosta, per potersi vendicare.

Inutile far notare che così si fa rischiare ai ragazzi pure una denuncia penale, perché la professoressa ripresa di nascosto e senza autorizzazione, ancorché magari in torto, avrebbe buon gioco a quel punto a passare dalla parte della ragione, e rivalersi sugli alunni.

Quando lo scriviamo, io e le colleghe siamo aggredite, ci viene detto che stiamo difendendo i nostri colleghi docenti, che sono tutti ovviamente ignoranti, cattivi, abituati a maltrattare i ragazzi, e noi li copriamo nascondendoci dietro a leggi e regolamenti.

Il più esagitato inizia proprio ad insultare tutti i docenti, in blocco, tirando fuori le solite vecchie ingiurie: che lavoriamo poco, che è una vergogna che non ci possano licenziare in tronco (l’idea che magari le accuse alla docente potrebbero rivelarsi false o esagerate non lo sfiora nemmeno, eh), che dovremmo anzi tassarci noi e spendere i nostri soldi per fare corsi in cui ci insegnano a rapportarci con gli alunni (perché siamo tutti così, incapaci, non se ne salva uno, evidentemente).

Un altro, che invece è più sottile, comincia a copincollare passi di wikipedia e articoli di quotidiani, per dimostrare che riprendere la docente sarebbe legittimo perché lo ha stabilito la Cassazione (citando in realtà casi del tutto diversi) e che quindi bisogna subito denunciarla con i filmati girati di nascosto, tanto anche se lei dovesse poi controdenunciare  i ragazzi, è ovvio che alla fine il tribunale li assolverebbe. Il dubbio che tutto questo potrebbe durare anni, e potrebbe risultare molto stressante per gli alunni – anche se poi magari si risolve tutto in una bolla, l’idea di ritrovarti con una querela sul groppone e lo spettro di un processo penale non è proprio una prospettiva tranquillizzante per un ragazzino del liceo – non lo sfiora.

A quel punto, visto l’evidente inutilità del continuare, lascio la discussione. Che non è, purtroppo, come molti diranno, una “discussione di Facebook”, perché poi nelle scuole ci ritroviamo ogni giorno ad avere a che fare con genitori che spingono i figli a fare cose potenzialmente pericolose o a fregarsene delle regole scolastiche convinti che ciò sia un loro diritto, o che si presentano con l’avvocato al seguito e convocano i Carabinieri senza neppure cercare, prima, una soluzione alternativa, seguendo le procedure previste dal sistema, con il solo risultato di rendere tutto ancora più difficoltoso, lungo e spesso traumatico per tutti.

E mi chiedo, per l’ennesima volta, non solo quando siamo diventati così, ma soprattutto perché.

 

 

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32 pensieri su “La scuola con i Carabinieri appresso

  1. “Il più esagitato inizia proprio ad insultare tutti i docenti, in blocco, tirando fuori le solite vecchie ingiurie: che lavoriamo poco, che è una vergogna che non ci possano licenziare in tronco (l’idea che magari le accuse alla docente potrebbero rivelarsi false o esagerate non lo sfiora nemmeno, eh), che dovremmo anzi tassarci noi e spendere i nostri soldi per fare corsi in cui ci insegnano a rapportarci con gli alunni (perché siamo tutti così, incapaci, non se ne salva uno, evidentemente).”

    Sarebbe divertente vedere cosa farebbero costoro se dovessero gestire una classe di ragazzini, non durerebbero nemmeno 30″.

    🙂

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  2. Che i docenti sono malvisti, è vero. Una causa molto secondaria è perchè in effetti ve ne sono alcuni (una minoranza, la maggioranza sono persone per bene) che rubano lo stipendio. Ma questo vale per tutti i dipendenti pubblici (a controprova il fatto che non sono malvisti i docenti, sfigatissimi, delle scuole private).

    Ma la vera causa, la causa principale del disprezzo verso i docenti non è colpa dei docenti ma dell’ascensore sociale che si è fermato. Esempio. Quando il muratore si spaccava la schiena per far diventare il figlio geometra, era convinto che la scuola avrebbe consentito un salto sociale, un miglioramento delle condizioni di vita. Allora quando andava alle udienze, rispettava il professore, perchè suo alleato nel dare un futuro al figlio. Oggi, che il muratore si ritrova il figlio geometra disoccupato, non ama più la scuola, e pensa che il professore prende lo stipendio lo stesso, anche se la scuola non serve più, quindi lo odia. Ovviamente è un esempio, non mi prendano alla lettera geometri e muratori, ma è per capire. Allora, con l’ascensore sociale bloccato, ecco che si disprezza la scuola e chi ci prende la paga dentro. Non è giusto, ma così accade.

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  3. “(una minoranza, la maggioranza sono persone per bene)”

    Non saprei fornire numeri, come si suol dire, ma la mia esperienza diretta – con tutti i limiti del caso – mi induce a pensare che la minoranza è molto, molto lontana dalle dimensioni di un ineliminabile tasso fisiologico.
    Tuttavia, non è sulla minoranza che volevo lasciare la mia caccola; piuttosto sulle “persone per bene”. Perché se è vero che c’è chi parassita con dolo (e, anche in situazioni solari, morire se si riesce a licenziare!) c’è anche chi lo fa in buona fede, a causa di una preparazione e del modellamento di una forma mentis che gli impedisce di rendersi conto della propria inefficienza.

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  4. (questa è colpa mia, non degli insegnanti che ho avuto)

    “a causa di una preparazione e del modellamento di una forma mentis che gli impediscono di rendersi conto”

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  5. Sembra che tutti in questo post si focalizzino sull’insegnante. Il post, nel caso vi sfuggisse, è centrato invece sul fatto che ci sono le procedure previste di segnalazione, ma invece di seguirle, si preferisce inventarsi denunce, intercettazioni anonime, assurdità varie. E pure i commentatori si focalizzano su altro. Interessante, eh.

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  6. Chiedo venia, per non aver denunciato l’OT, commentanto Diegod56.

    Per farmi – per così dire – perdonare, ecco la caccola IT.

    Ritengo moralmente contemplabile combattere l’inerzia dei canali leciti, rispettosi delle norme (quelli che, per esempio, rendono pressoché impossibile licenziare un insegnante perfino se se lo merita al di là di ogni ragionevole dubbio), nella speranza seppur flebile di ottenere un risultato che ineluttabilmente non arriverà.
    Tuttavia ciò va fatto con lo spirito giusto, cioè con predisposizione al “sacrificio” e la consapevolezza delle conseguenze (potremmo citare le figure di Socrate e di Antigone).
    Certo è che troppo ottimistico aspettarsi un atteggiamento del genere in un ambiente in cui la rigidità e la repressione necessari al buon funzionamento delle attività sono, tranne qualche eccezione, sempre più blande.

    (Se l’ultimo periodo suonasse a qualcuno come una giustificazione, trnquillizzo subito: non vuole esserlo).

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  7. Galatea, si faceva scherzosamente notare che coloro che sollecitano i ragazzini ad adottare metodi fuorilegge, come la ripresa di nascosto tramite cellulare (e tutti sanno che non è possibile utilizzare il cellulare durante le ore di lezione), sono i primi che sparano a zero dicendo che gli insegnanti sono una corporazione, che lavorano poco etc. etc..

    E coloro che dicono che gli insegnanti dovrebbero imparare a insegnare, non durerebbero più di 30″ se dovessero trovarsi a gestire un gruppo classe composto da ragazzini “vivaci”.

    Per il resto, è ovvio; si rispettino le normali procedure e non s’inventino scorciatoie che potrebbero rivelarsi controproducenti soprattutto nei confronti degli studenti.

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  8. Se l’intervento a reiterare di JT è per caso stato sollecitato dal mio commento, desidero precisare che non sarei tra quelli che esorterebbero il proprio figlio a infrangere le regole di cui sopra. Quello che ho genericamente descritto come moralmente ammissibile è frutto di una scelta da affrontare in prima persona, non col didietro di altri.

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  9. Mamma mia… che si insegni a dei ragazzini ad essere dei piccoli farabutti invece di seguire le regole e’ oltremodo inquietante… se poi diventano adulti aggressivi e violenti, convinti di avere esclusivamente diritti e facendoli valere in ogni modo, a costo di ledere quelli altrui non bisogna lamentarsene…

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  10. gli eccessi sono conseguenza di eccessi, non rifugiamoci nelle formulette burocratiche e stiamo alla sostanza delle cose

    il problema cara Galatea è la certa consapevolezza che con le «procedure previste di segnalazione» in tanti anni non si è mai visto licenziare nessun insegnante, per quanto pessimo sia, di qui la sfiducia e l’invito (pessimo, sono d’accordo che è pessimo) a farsi giustizia da se

    se effettivamente i fannulloni e i pessimi soggetti (minoranza, lo ribadisco, la maggor parte son persone per bene, secondo me) fossero ogni tanto licenziati e non protteti a vita da potentissimi sindacati di categoria, allora non avverrebbero certi fatti sgradevoli

    chi è causa del suo mal, pianga se stesso

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  11. in ambito lavorativo esistono un sacco di tutele, tutti i lavoratori ne traggono beneficio (o dovrebbero), non si licenzia facilmente un tranviere né un magazziniere né un insegnante. per farlo bisogna rispettare determinate procedure, strano no?
    intendo strano voler gare rispettare le procedure.
    però, chissà perché, quando si tratta dei nostri figlioli la giustizia sommaria nei confronti di un insegnante va benissimo. genitori che in un colloquio di 5 minuti riescono a capire perfettamente carattere, capacità didattiche e pedagogiche di un qualunque insegnante.
    qualunque insegnante sa bene che i ragazzi, soprattutto a scuola, sono ben diversi da quelli che conoscono i genitori a casa.
    e se i genitori si attenessero ai fatti, senza alzare inutili polveroni, si potrebbero far perseguire davvero gli insegnanti colpevoli di qualcosa
    ochei, la pianto qui

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  12. e se i genitori si attenessero ai fatti, senza alzare inutili polveroni, si potrebbero far perseguire davvero gli insegnanti colpevoli di qualcosa

    Questa è bella. Me la segno.

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  13. Secondo me il problema consiste nel fatto che oggi chi insegna – e mica solo chi insegna – non trova come interlocutori dei genitori con maturità da adulti, ma degli strani individui emotivamente coetanei dei figli alunni.
    Gente che ha come stella polare Jovanotti, invece di andare una volta per tutte al Piripicchio a vedere come funziona davvero il mondo.
    Oh.
    😀
    Ora però vado dietro alla lavagna.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  14. Scusate, ma a me sembra una gran bella discussione basata sull’acqua.

    Partendo dal presupposto che le tutele scolastiche non funzionino (e qui gli esempi si sprecano), la via più comoda e semplice è quella di una serie di denunce da parte dei genitori degli alunni che fa scattare l’obbligo di azione penale (se il giudice non ci sentisse da quell’orecchio si può anche integrare con una lettera a più quotidiani ). Saranno poi i sopra citati CC a condurre le indagini e a fare eventualmente le indagini.

    D’altra parte, però, la registrazione della lezione e di eventuali è considerato dal garante della privacy come uno strumento didattico in tutto e per tutto. La limitazione e l’eventuale reato di cui si macchierebbero i pargoli sarebbe solamente riguardo la pubblicazione dello stesso su un mezzo di diffusione (come YouTube, Facebook etc.). Ovviamente, qualora vigesse il divieto di usare un apparecchio cellulare in classe, nulla vieta il ricorso ad apparecchi atti solamente alla registrazione audio su supporto magnetico o digitale.

    Nel caso, questa registrazione perfettamente legale secondo il garante della privacy, potrebbe essere portata a supporto della denuncia e verificata dal giudice (sperando che non ne faccia pubblicare la trascrizione a causa delle solite “fughe di notizie ” a cui la nostra amatissima magistratura ci ha abituato da decenni di pratica indefessa, ma questo non potrebbe essere ascritto come reato del pargolo) nel corsi di ulteriori indagini.

    Le registrazioni in ambito scolastico/universitario sono pienamente legittime, è nella divulgazione senza permesso che si incorre nel reato. Secondo voi, ogni studente universitario che registra una lezione per risentirsela a casa è un criminale?

    Cordialità

    Attila

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  15. @Attila Ah, quindi sul “non funzionamento delle tutele scolastiche” gli esempi si sprecano? Interessante!
    A parte che non si capisce bene con cosa le vorresti sostituire… comunque sono sicuro che di questi “esempi che si sprecano” non solo sarai in grado di fornirne più di qualcuno, ma anche di fornire una fondata valutazione numerica di quante volte funzionino / non funzionino in rapporto al totale.

    Sperando che le tue approfondite fonti siano un po’ meglio di “a mio figlio è successo che…”, “il mio prof di matematica…”, o di qualche caso di cronaca, attendo incuriosito di conoscerle.

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  16. Per quanto riguarda il sistema che non funziona posso citati tranquillamente il caso del professore di tecnica di Montebelluna licenziato a marzo del 2015 per manifesta incapacità, per arrivare ad un caso analogo bisogna scorrere il calendario e giungere al 1987.

    Dunque la statistica mi pone ad un bivio: o tutto il corpo docente presente sul suolo italico è composto da insegnanti perfetti (ma qui andiamo a scontrarci con altre analisi come i test invalsi e pisa oltre che varie indagini a campione sulla preparazione degli alunni) oppure il sistema non può che essere fallace (2 soli casi in un arco temporale di più di 25 anni).

    E questa è solo la prima statistica. Non mi faccia essere pedante ed elencarne delle altre, la prego.

    Inoltre, vorrei ricordare che siamo sempre totalmente fiduciosi nell’operato della magistratura, o non è così in questo caso? Cosa c’è di sbadigliato nell’adire alle vie legali? Siamo o non siamo la culla del diritto?

    Rinnovo le cordialità

    Attila

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  17. Attila lei ci fa sempre scoprire cose nuove: quindi i test INVALSI (che non misurano neppure come dice lei la preparazione degli alunni, ma altro) servono a capire se i professori in classe hanno un comportamento corretto. È meraviglioso tutto ciò. LOL.

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  18. E viene da domandarsi come facevano, prima dell’invenzione della cinematografia, a tutelarsi contro gli abusi. Ma insomma, se davvero il comportamento dell’insegnante è tale che solo a vederlo scatterebbe la denuncia e si vogliono scomodare i Carabinieri, non converrebbe ricorrere alla buona, vecchia e banalissima testimonianza fatta a voce e confermata dai compagni? Che senso ha infrangere le regole se non c’è necessità o vantaggio nel farlo, anche a prescindere dalle infinite rogne che nascerebbero da riprese clandestine?
    Certo che la gente è proprio strana.

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  19. Mi scuso, ma sto aspettando in aeroporto un volo notturno per Francoforte per cui ho tempo da passare, per cui mi sono fatto una bella panoramica sul sito dell’Invalsi scaricandomi anche le 216 pagine del rapporto derivante dalle prove del 2013 e mi sono letto con cura tutte le parti esplicative : è testuale la “misurazione del livello di apprendimento” dell’alunno “migliorare l’offerta formativa del singolo istituto” con tanto di polemica verso le regioni Sicilia, Calabria e Basilicata per presunte irregolarità nello svolgimento. Tra l’altro questo test va a integrare la votazione finale. Mi scuso, magari io non sono proprio del settore, ma l’apprendimento non deriva in molta parte anche dal metodo/livello di insegnamento? Sennò perché prefiggersi come scopo il “miglioramento ” della formazione?

    Per quanto riguarda le prove registrate, come scrivevo sopra, non si infrange alcuna regola se non lo si fa con mezzi vietati dal regolamento scolastico: nessuna scuola può impedire di portare dei registratori all’interno dell’edificio, in quanto materiale didattico (non so se qualcuno ha presente le aule universitarie piene di registratori e nessuno sta commettendo un reato). Ovviamente potrebbe bastare una semplice denuncia, che potrebbe essere, però, corroborata da un documento reso su supporto magnetico / digitale, il quale non fornirebbe alcun elemento automatico di prova, ma ulteriore notizia di reato e potrebbe essere valutato rilevante dal magistrato. Non c’è nessun film e nessun comportamento contrario alla legge. Come una telecamera davanti ad un asilo nido che filma uno scippo per intenderci.

    Giustamente se lo fa con il telefonino, va incontro alle giuste limitazioni del regolamento scolastico. E lì è un abuso.

    Non penso che i genitori preoccupati dal comportamento dell’insegnante non possano fare una colletta di 30 € per comprare un registratore digitale mettendolo nello zaino di uno dei pargoli.

    Rinnovo nuovamente le cordialità

    Attila

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  20. perche’ siamo diventati cosi’? perche’ l’italiano medio si beve la televesione come se fosse la maestra di vita, perche’ abbiamo generazioni di adulti impreparate a gestire sistemi di livelli superiore a due. e questo succede perche’ a tutti piace rapportarsi alle cose facili, semplici da capire che si risolvono in un colpo solo. solo che la palestra di vita che ci insegna che la realta’ intera (dal materiale all’immateriale) semplice non e’ l’abbiamo abdicata, e preferiamo le cose semplici – come descritte in tv. vedasi che se il docente non viene arginato a livello 1 (il dirigente) andiamo tutti dal giudice. si perche’ i sistemi non hanno punti e contrappunti costruiti, o meglio ce li hanno solo se quelli che sentono vento sul cornicione sono persone con cui ci possiamo identificare. per gli altri, la mannaia va benissimo. vedasi che il post viene letto come invito al dibattito a cosa fare con la docente, invece che come invito a riflettere su cosa fare per ri-educare alla convivenza civile questa massa di aggressivi frustrati con severi problemi di uso della logica.
    approssimare, semplificare e cianciare sono scambiati per metodi di analisi, e cio’ succede quando si confonde l’intrattenimento con la formazione, e si smontano le sane propozioni tra le due, nella gestione del tempo di generazioni intere. la televisione non come oggetto di per se, ma come strumento di formazione di una cultura di disvalore semplicistico e’ il piu’ pervasivo mezzo di “intronamento” all’opera sulle teste degli italiani, almeno dagli anni 80. l’Itailia da questo punto di vista e’ un paese-laboratorio, con meravigliose sacche di resistenza che ormai manco piu’ stanno nelle torri d’avorio: direttamente sull’aventino.e’ un paese che si e’ bevuto la narrativa che non funziona niente, che sono tutti contro di te, che va tutto male e nessuno e’ onesto quindi tanto vale (non pagare le tasse, menare il vicino se ti fa un torto, fregare il prossimo prima che freghi te). narrative distorte che creano la realta’, non la descrivono. e che fanno da traino a venti repressivi, fascistoidi e ignoranti. di storia, soprattutto. ma anche di solidarieta’ umana.
    (argh, m’e’ uscito tutto in un botto. scusa Galatea, non sapevo quanto fosse scoperto questo nervo finche’ non ho cominciato a scrivere. apologies for the rant.).

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  21. Per quanto riguarda le prove registrate, come scrivevo sopra, non si infrange alcuna regola se non lo si fa con mezzi vietati dal regolamento scolastico: nessuna scuola può impedire di portare dei registratori all’interno dell’edificio, in quanto materiale didattico (non so se qualcuno ha presente le aule universitarie piene di registratori e nessuno sta commettendo un reato). Ovviamente potrebbe bastare una semplice denuncia, che potrebbe essere, però, corroborata da un documento reso su supporto magnetico / digitale, il quale non fornirebbe alcun elemento automatico di prova, ma ulteriore notizia di reato e potrebbe essere valutato rilevante dal magistrato.

    Non diciamo sciocchezze per cortesia; non ha senso paragonare le università con le scuole di ogni ordine e grado; il sistema universitario è completamente diverso da quello scolastico.

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  22. Se c’e’ una cosa che non capisco della scuola è il perchè non si possano registrare in audio le lezioni: la privacy non c’entra perché l’aula della scuola è un luogo pubblico frequentato da decine di persone e non un gabinetto o spogliatoio. Sarebbe anche a vantaggio del docente nel caso ci fossero comportamenti anomali da parte dei ragazzi.

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  23. Se c’e’ una cosa che non capisco della scuola è il perchè non si possano registrare in audio le lezioni: la privacy non c’entra perché l’aula della scuola è un luogo pubblico

    Non siamo all’università, siamo all’interno di un’aula scolastica e di un gruppo classe. Se le aule fossero pubbliche chiunque potrebbe entrarci.

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  24. In un contesto culturale alto (laureati, tutti), informato, consapevole, io e una mia amica siamo state le uniche due persone a segnalare al resto del gruppo che in tribunale un video/audio autoprodotto privatamente, ancorché inequivocabile, non può essere (per fortuna, aggiungemmo noi) accettato come prova. Di che ci stupiamo se questo non viene né saputo né capito nemmeno sulla scuola, che fa parte del mondo e della vita sociale come il resto?
    L’idea che una competenza del diritto sia necessaria alla vita di relazione di cittadinanza sfugge ai più, insegnanti inclusi; e, ripeto, anche in contesti sociali in cui questa ignoranza (ma nemmeno la sua idea teorica) non dovrebbe essere contemplata.

    Sull’insegnante (vado OT), credo che la considerazione sul fallimento attuale della scuola come ascensore sociale sia molto pertinente, e infatti la considerazione sociale dell’insegnante adesso arriva, ancora, mediamente per gli stranieri, per i quali la scuola esercita il luogo se non di ascensore sociale almeno di trampolino di appartenenza. E molti genitori di figli nati qua o cresciuti qua da piccolissimi ne sono consapevoli. E dunque grati.

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  25. Cara ‘povna nel suo contesto culturale alto probabilmente non c’era alcun laureato in giurisprudenza, sennò le avrebbe risposto che l’art. 234 del codice di procedura penale prevede la prova derivante dalla registrazione di una conversazione tra due o più soggetti anche occultando l’apparecchio di registrazione. I limiti sono derivati dalla partecipazione del registrante (non può essere ritenuta valida una registrazione effettuata da un soggetto terzo). Questo per il processo penale. Sul procedimento civile, le regole sono un po ‘ più complesse.

    Una lezione in una scuola aperta al pubblico (gli studenti e gli insegnanti sono il pubblico) è assimilabile secondo la legge italiana ad una conversazione tra più soggetti, tutti partecipanti (si spera). Ciò vale anche a tutela dell’ insegnante, sia ben chiaro. E in tutto questo la registrazione di una lezione è prevista quale strumento didattico per l’ordinamento italiano. Senza differenziazione tra università o scuola dell’obbligo. Caro JT, se un suo alunno fotocopia integralmente un testo scolastico o uno studente universitario fotocopia integralmente un testo universitario, secondo lei, la legge italiana prevede due diverse tipologie di illecito perché ci sono due sistemi diversi? Anche qui stiamo parlando sempre di strumenti didattici.

    Rinnovo le cordialità

    Attila

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  26. A chi cita a sproposito il test INVALSI, vorrei ricordare che questi sono adottati nelle scuole elementari, medie e al biennio superiore (ma non al triennio perché si dà per scontato che gli studenti abbiano acquisito competenze che dovrebbero servire per verificare le competenze in italiano e in matematica), non nelle altre materie curriculari (storia, geografia, scienze naturali, storia dell’arte etc.).

    Si può discutere all’infinito sul valore dei test INVALSI, ma credo che non siano affatto la panacea dei problemi della didattica contemporanea e che questi non abbiano funzione salvifica per il futuro della scuola italiana di ogni ordine e grado

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  27. Caro JT, se un suo alunno fotocopia integralmente un testo scolastico o uno studente universitario fotocopia integralmente un testo universitario, secondo lei, la legge italiana prevede due diverse tipologie di illecito perché ci sono due sistemi diversi? Anche qui stiamo parlando sempre di strumenti didattici.

    Rinnovo le cordialità

    Attila

    Che domande fa? Copiare un testo per intero è reato perché viola i diritti d’autore; mai sentito parlare di SIAE, monsieur Attila?

    Visto che rinnova le cordialità, riprendo la mia amata formula burocratica che fa incavolare delle teste marce di mia conoscenza

    Con Osservanza

    JT

    😀

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  28. Non è particolarmente rilevante fare ermeneutica della presenza, e nemmeno essere laureati in legge per avere una competenza di diritto tale da orientarsi nelle regole elementari di cittadinanza quale questa è. Quanto al diritto scolastico, è prevista la registrazione, ma ci vuole (anche all’università, dove insegno) il consenso dei soggetti presenti (di tutore legale se del caso di minori).

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