La cosa che non capisco del bonus di 500 euro agli insegnanti 

Quello che mi resta oscuro nel ragionamento che spinge il Governo a darmi un bonus di 500 euro per comprarmi libri e andare al cinema o a teatro è: se tu Governo ti sei reso conto che io come insegnante sono troppo pezzente per potermi permettere con il mio stipendio di comprare libri, andare al cinema o a teatro per aggiornarmi, perché diavolo non mi aumenti, molto semplicemente, lo stipendio?

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9 pensieri su “La cosa che non capisco del bonus di 500 euro agli insegnanti 

  1. Troppa logica, resterei stupita se la applicassero. Le possibilità più semplici e razionali non vengono prese in considerazione e non fanno notizia.

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  2. Galatea, perche’ loro vogliono essere sicuri che poi li usi solo per quegli scopi e non per comprarti una Play 4. Io poi che ho dato 5 tesi sui videogiochi, se avessi anche io i 500 euro (non ce li ho perche’ agli universitari non li danno) la Play 4 me ce la comprerei pure 🙂

    Comunque hai ragione, da vendere. Perche’ un professore di matematica dovrebbe allora andare a teatro? Controllano pure se un professore di arte non compra libri di matematica? Assolutamente ridicolo.

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  3. Allora ho più diritto io di insegnare, che a teatro ci vado regolarmente tutti i mesi, compro libri settimanalmente, leggo due quotidiani e faccio viaggi etnoculturali…tutto senza gravare una lira sullo Stato.

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  4. Perchè un aumento di stipendio sa di lavoro e di diritti mentre un bonus è una concessione per cui devi ringraziare 😉

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  5. @Gian Carlo: esatto! il renzismo non vede di buon occhio i diritti ma preferisce di piu` le concessioni che si notano di piu`, del resto come mai gli 80 euro non sono una detrazione IRPEF tout court? Perche` altrimenti si noterebbe di meno, e poi perche` le concessioni ed i regali si possono togliere facilmente, mentre se provi a togliere dei diritti ci potrebbe essere il rischio che la gente si metta a scioperare.

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  6. tutto sommato non è una buona idea, a me pare che, di questi tempi, uno stipendio da insegnante sia buonissimo rispetto alla condizione in cui versano milioni di lavoratori, di disoccupati e soprattutto giovani laureati con partita iva

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