Gli stereotipi della storia: Ravenna e il libraio goto

La prossima settimana, se tutto va bene, sarò a fare un corso di formazione con Antonio Brusa, dove si tratterà degli stereotipi della Storia.

Gli stereotipi sono quella cosa che uno ha in testa e non sa bene perché. Sono come gli scaffali in cucina, che servono per tenere in ordine le cose, perché se cerchi il sale e lo zucchero non devi tutte le volte pensare dove lo hai messo, ma basta che ti ricordi: «Ah sì, l’ho messo sul terzo scaffale!». Funzionano benissimo quindi quando ti serve ricordare in fretta un particolare, un po’ meno quando, abituata a ragionare con gli scaffali della cucina, pensi che tutto il mondo sia fatto di scaffali o che tutte le cucine debbano essere per forza organizzate con gli scaffali come li hai messi tu, e se per caso no allora è la fine della civiltà.

Gli stereotipi sono la bestia nera dello storico: per ricreare nella sua testa ( e quindi spiegare agli altri) un periodo storico, un personaggio, deve in qualche modo riuscire a “tipizzarlo”, a trasmettere una immagine riconoscibile e facilmente memorizzabile di quel periodo li. Deve insomma creare qualcosa che è simile ad uno stereotipo. Ma nella sua testa questa immagine è viva e lui sa, di solito, anche quali sono i suoi limiti. Mentre quando viene poi trasmessa agli altri, e poi passano gli anni, diventa sempre più mummificata, morta, fissa, e gli altri la assumono come un dato di fatto e non per ciò che è: una immagine rielaborata e semplificata di ciò che la realtà era.

In questo periodo in cui per divertimento (sì, ok, non ridete, so che il mio concetto di divertimento è bizzarro) sto leggendo una marea di cose sul tardo antico e sui primi anni di quello che chiamiamo Medioevo, sto sfoltendo stereotipi a bizzeffe.

Nella testa dalla maggioranza delle persone il Medioevo è quella roba che inizia quando cade l’Impero Romano, e le parti dei buoni e dei cattivi sono distribuite chiaramente: da una parte ci sono i Romani che erano decaduti, però civili, cristiani e “buoni”; dall’altra i barbari che erano barbari appunto, per cui sono immaginati come pezzi di marcantoni feroci, con gli elmi cornuti in testa, le barbe e le pelli come vestito, e si lanciano contro i confini dell’Impero con orde disordinate che portano morte e distruzione. Sono illetterati e ignoranti, mentre i Bizantini che arrivano poco dopo sono un po’ levantini e melliflui, e come generali nemmeno granché, però colti, e gran signori.

Poi cominci a leggere le fonti e fare i conti con i fatti reali, e gli stereotipi saltano come i tappi delle bottiglie di spumante, Perché i Barbari raramente si presentano ai confini dell’impero assediandoli, dato che erano già dentro da mo, ed erano assai spesso generali romani. Alarico, Attila stesso erano tribuni militari dell’esercito legalmente inseriti nei ranghi dell’impero, e riconosciuti: non vengono da “fuori”, casomai s’incazzano di brutto perché non vengono regolarmente pagati come era stato loro promesso, e quando assediano città romane e devastano il territorio non sono poi diversi dai generali romani come Vespasiano, o lo stesso Cesare, quando portavano i loro eserciti contro il Senato di Roma.

Scopri che le donne romane erano abituate a sposarsi i barbari e qualche volta, come mariti, li preferivano: e per una Onoria che si offre in sposa ad Attila, ma viene costretta poi ad impalmare un vecchio e bolso senatore in tutta fretta, una Galla Placidia, che poi di Onoria era la mamma, aveva sposato un Goto e ci aveva fatto pure un figliolo, ed un Eudocia imperatrice preferisce farsi rapire dai Vandali piuttosto che essere costretta a maritarsi con un Romano, che la vuole per garantirsi il trono.

Scopri che i Barbari poi, col cavolo che erano tutti analfabeti e buzzurri, perché Teodorico è allevato alla corte di Bisanzio e parla correntemente e scrive  greco e latino, mentre lo stesso non si può dire di alcuni sovrani bizantini, tipo Giustino, lo zio di Giustiniano, che era un contadino con le pezze al culo nato a Skopije. Aveva fatto carriera perché grande e grosso come un bue, ma non sapeva neppure leggere e scrivere ancora meno, tanto è vero che il nipote Giustiniano doveva fargli da consulente, e Dio solo sa cosa gli facessero firmare.

Scopri che il più grande generale dell’epoca era un Bizantino, Belisario, che non era granché raffinato e gran singore proprio no, perché umanamente molto meschinello. E che alla corte di bizantinissima di Ravenna, chi aveva i soldi per far costruire chiese era un pratico e tosto banchiere probabilmente greco, tal Giuliano detto l’argentario, ma il libraio più famoso, sopraffino editore di codici preziosi che poi venivano venduti in tutto l’impero, era un Goto.

E piano piano, più leggi, più gli stereotipi ti si sgretolano nella testa, per fare posto a quel flusso meraviglioso, confuso e guizzante che è la realtà .

Ed è bellissimo, eh.

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10 pensieri su “Gli stereotipi della storia: Ravenna e il libraio goto

  1. A proposito di Giustiniano imperatore, hai mai pensato di citare come fonte storiografica lo storico Procopio di Cesarea?

    Da storico di corte a feroce critico dello stesso Basileus.

    Saluti by

    JT

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  2. Cara, è sempre un grandepiacere leggere i tuoi pezzi. Vedo che farai un corso con Antonio Brusa.Puoi salutarlo per me ? Se non si ricordasse digli che lavoravo negli anni ottanta all’Istituto della resistenza di Milano, nella Commissione insegnanti.

    Grazie e buon lavoro

    Ornella Clementi- Milano

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  3. Cara Galatea, chissa’ quante storie ci sono da raccontare sulla nostra bellissima Ravenna! Non vedo l’ora di leggere i prossimi posts! Un abbraccio, Giovanna

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  4. Jazztrain: Procopio è stato già citato nei precendenti post su Giustiniano e Teodora. In questo caso però le notizie sul libraio non provengono da fonti letterarie ma documentali, in particolare dal bel catalogo Santi, Banchieri e Re, Ravenna 2006.

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  5. È così, vero; è anche vero che per un Teodorico (o altri) educato educato, consapevole della romanità e promotore di un dialogo fra culture, ve n’erano a fiotti di quelli che di romanità non ne avevano preso che gli aspetti esteriori, formali; non credo ci sia molto da comparare tra un Alarico, Attila, Genserico ed altri come Stilicone, Ezio, Teodorico, perfino il povero Giustino.

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  6. Non ci trovo proprio nulla da ridire sul tuo concetto di divertimento, anzi. Ce l’hai un paio di titoli un po’ generali e soprattutto freschissimi da consigliarmi? Sono rimasta a una ventina di anni fa, mentre in teoria è uno dei miei periodi preferiti… 😦

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  7. Veramente, che i Romani fossero civili, e cristiani, poi!, e i barbari dei selvaggi, è uno stereotipo giusto per chi si è fermato alla terza media; più in generale, mi pare che lei sopravvaluti la cultura, se pensa che Carlo Magno era analfabeta.

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  8. “Veramente, che i Romani fossero civili, e cristiani, poi!, e i barbari dei selvaggi è uno stereotipo giusto per chi si è fermato alla terza media; più in generale, mi pare che lei sopravvaluti la cultura, se pensa che Carlo Magno era analfabeta.”

    Carlo Magno era Re dei Franchi, nulla a che vedere con i Visigoti di Alarico o gli Ostrogoti di Teodorico…
    Non so se lei conosce la differenza tra Visigoti ed Ostrogoti o tra Franchi e Longobardi, tanto per fare un esempio, ma credo che a lei non interessano queste sottili distinzioni e nemmeno il periodo storico in cui si affermano i Franchi (salici e burgundi) che va ben oltre il V secolo A.C. secolo nel quale si dissolve definitivamente l’impero romano.

    P.S. Carlo Magno era cristianissimo, i Visigoti di Alarico erano cristiani seguaci della dottrina di Ario.

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