Le materie inutili e lo sviluppo della civiltà

Un luogo lontano, nella preistoria.

Ukh: Che fai oggi di bello, Akh?

Akh: Pensavo di andare al lago, stamattina.

Ukh: Ah, peschi?

Akh: No, ho scoperto l’altro giorno che l’argilla del lago è utilissima. Se la comprimi, tiene la forma e ci puoi fare dei piccoli recipienti per portare le cose. Solo che quando si bagnano, si rovinano e si sciolgono. Allora ieri ho raccolto dei legnetti e voglio provare a mettere le ciotole di argilla vicino al fuoco, così si cuociono e indurendosi non si sciolgono più.

Ukh: Santi dei, con queste tue manie! Sono giorni che traffichi con questa roba! Hai sprecato un sacco di legno per fare questi inutili esperimenti, e nel frattempo non cacci e non peschi! Pensi che noi della tribù ti potremo mantenere all’infinito mentre fai tutte queste cose idiote?

Akh: Be’ posso sempre ripagarvi la carne che mi date come al solito, disegnando i muri delle vostre caverne e raccontandovi le mie storie la sera. VI piacciono tantissimo.

Ukh: Senti, Akh, io non so più come dirtelo. Devi smetterla. Ogni giorno ne hai una. Ti metti lì tutto il giorno e perdi tempo. L’anno scorso avevi la fissa di studiare i vari semi perché ti eri messo in testa di capire in quanto tempo germogliano e se era possibile invece di buttarli via piantarli noi e coltivarli. Hai speso un intero anno a guardare le piante!

Akh: Ma poi adesso comincio a ottenere qualche risultato!

Ukh:Capirai! Quattro piantine striminzite invece di quelle belle rigogliose che si trovano nella foresta naturalmente. Basta! Devi imparare a vivere, ragazzo mio! Tutte queste stupidaggini qua che perdi tempo a studiare non hanno ritorni immediati, sono grandissime perdite di tempo. Come quella cosa che inventi…come li hai chiamati? Poemi? Sì, quelle robe che ci racconti alla sera davanti al fuoco! Divertenti, non dico di no, ma sarà mica un mestiere! Tu devi metterti a cacciare e pescare, come tutti. Quelli sono lavori che hanno un futuro, che rendono! E pazienza fosse una fisima solo tua, ma ci stai rovinando le giovani generazioni. Il figlio di Buck, l’altro giorno, invece che andare a pesca ha deciso di studiare con te tutto il giorno i semi. Il figlio di Ceck, poi, un disastro, va in giro guardando e disegna per terra delle cose che dovrebbero riprodurre il terreno qua attorno: le chiama “mappe”. Ma ci può essere qualcosa di più idiota, dico io? Come se non bastasse guardarsi attorno quando si caccia per sapere dove si è! E l’altro, Yuck, che sta tutta la notte a guardare le stelle perché dice che si possono raggruppare in una roba che chiama “costellazioni”? Si è sentito mai una cosa più idiota? No, ma veramente, ci stai tirando su una generazione di deficienti! Io mio figlio Puck gli ho detto che se lo becco a fare queste stupidaggini lo prendo a calci nel sedere e gli taglio i viveri! Bisogna dirlo, ai ragazzi, che non è tempo questo per i grilli per la testa. Basta sognatori come te! Imparate a cacciare e pescare, investite saggiamente il tempo e piantatela ci ciucciare le risorse della tribù a sbafo! Altrimenti se dopo diventate dei falliti senza arte né parte non venite a piangere da me, che io pezzi di cacciagione gratis non ve ne do più, sia chiaro!

Akh, fortunatamente, non si fece scoraggiare dalle critiche, e mise le basi per lo sviluppo della nostra civiltà.

Ukh divenne un economista.

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10 pensieri su “Le materie inutili e lo sviluppo della civiltà

  1. da un antico manoscritto ritrovato sul pianeta Barbacucù, dalle parti della via lattea, a pochi anni luce da un pianeta chiamato Terra (traduzione dal barbacuiano)

    «molti millenni fa c’era un pianeta bellissimo, che i suoi abitanti chiamavano Terra, ma ad un certo punto un bipede glabro e presuntuoso, innescò un processo distruttivo, chiamato civiltà, e in poche centinaia di anni, da bellissimo pianeta di oceani e lussureggianti foreste, divenne arido, velenoso e desolato, per fortuna su Barbacucù quel brutto bipede glabro non è mai apparso»

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  2. è sempre una questione di equilibrio: se tutti i primitivi fossero stati cacciatori-raccoglitori la civiltà non sarebbe mai cominciata, ma se fossero stati tutti cantastorie o pittori di caverne si sarebbero estinti.
    vale anche per noialtri: servono economisti e insegnanti d’italiano, scrittori e meccanici, medici e raccattamonnezza, webmaster e blogger, ecc.
    e un governo dovrebbe (anche) governare i flussi, di studenti, di immigranti, ecc. poi, ‘sta cosa si può fare bene o male…
    personalmente ho particolare simpatia per i pittori di caverne

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  3. “governare i flussi” potrebbe voler dire, nel caso degli studenti, incentivare l’iscrizione a corsi di laurea trascurati o dove si pensa che ci sia più necessità in futuro.
    ricordo, anni fa, che c’era carenza di infermieri e si facilitò l’arrivo di infermieri dall’argentina o cose così.
    se ci fossero, mettiamo il caso, pochi studenti di materie scientifiche il governo dovrebbe incentivarne lo studio, ecc.
    preferirei un sistema soft, prima di arrivare al numero chiuso per altre facoltà.
    naturalmente inviare poliziotti armati a uccidere studenti di facoltà umanistiche per sfoltire certe facoltà non è governare i flussi…

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  4. Arrivo qui per caso, leggo un po’ di post precedenti sulla famosa e annosa polemica tra materie umanistiche e tecnico-scientifiche, leggo questo e (da professoressa di Scienze delle Superiori) mi viene un po’ da sorridere, rendendomi conto che, a parte raccontare storie e dipingere i muri delle caverne, tutte le altre attività apparentemente “inutili” di Akh sono appunto pertinenti all’ambito scientifico-tecnologico. 🙂

    La verità è che l’annosa polemica è sterile e speciosa: approccio “umanistico” e approccio “scientifico” sono solo due modalità diverse di interpretazione del e riflessione sul mondo, di quell’attività, cioè, che è ciò che ci rende specificamente umani. E come diceva Terenzio, “sono un uomo: niente mi è estraneo di ciò che è umano”. Entrambi gli approcci quindi hanno la funzione di “aprire la mente” e “abituare alla logica e al ragionamento” (parlatene con Aristotele, di logica, volete?). Ciò che distingue i due approcci sono il campo di studi (il mondo materiale e i suoi fenomeni per la scienza, il modo di utilizzarlo e modificarlo per gli scopi umani per la tecnologia; l’essere umano e le sue diverse manifestazioni ed espressioni, dall’organizzazione sociale agli eventi storici, dal pensiero all’arte, per le materie umanistiche e sociali), gli strumenti di formalizzazione del discorso (che per scienze e tecnologia DEVONO essere di tipo statistico e matematico, anche quando si parla di scienze della vita) e le modalità di indagine (che per scienze e tecnologia non possono solo basarsi sul ragionamento o l’argomentazione logica, per quanto basata, nel caso di materie letterarie, sull’analisi dei testi, ma passare necessariamente per una verifica sperimentale o quanto meno basarsi su prove materiali, in entrambi i casi con risultati statisticamente rilevanti). Ma entrambi gli approcci servono all’uomo per conoscere il mondo e ri-conoscersi nel mondo. E ci sono le cosiddette “scienze” umane (Economia, Giurisprudenza, Scienze POlitiche, Storia, Sociologia, Psicologia) che vengono dette così proprio perché costituiscono un ponte tra i due approcci: il loro campo di studi è la realtà umana, ma il linguaggio formale (anche se non in tutte le materie) e il metodo di indagine sono quelli delle Scienze propriamente dette.

    Non dovrebbe esserci quindi opposizione tra i due ambiti, ma continuità: se siamo uomini, entrambi i campi di indagine, ed entrambe le modalità di indagine ci appartengono. Non dovrebbe esserci una “specializzazione” troppo spinta troppo presto, specie nei primi anni di scuola superiore, quando gli studenti sono ancora in cerca della propria vera strada (e compito degli insegnanti dovrebbe essere anche e soprattutto quello di aiutarli a trovarla). Ma ciò che forse bisognerebbe insegnare, in un campo e nell’altro, a scuola, sono proprio i metodi e le peculiarità di ciascun ambito. Perché l’uomo, fin da quando è possibile rilevare tracce di cultura, ha sempre usato ENTRAMBI gli approcci. A che serve l’uno e a che serve l’altro. E quanto all'”utilità” dell’uno o dell’altro approccio… dipende dalle situazioni contingenti: sociali, politiche, economiche… umane. Appunto.

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