Ida Magli, il problema delle donne che non sanno insegnare la cultura e la tv che fa didattica al posto delle femmine

Un giorno qualcuno dovrà fare uno studio serio sull’impatto della televisione in Italia. Cominciando, mi viene da dire, non dal volgo, da sempre accusato di essere schiavo della De Filippi di turno, ma dagli intellettuali. A leggere certi loro scritti, sembra infatti che siano del tutto ed ancora schiavi dell’immaginario televisivo: non perché adorano la De Filippi medesima, va da sé, ma perché sono ancora atavicamente convinti, come degli undicenni cresciuti a pane e tv e poco altro, che lo schermo sia la grande innovazione, il sapere passi necessariamente per un filmato tv e che la vera cultura si possa passare solo ed esclusivamente attraverso questo mezzo: la televisione.

Dopo il geniale Baricco che proponeva lezioni capovolte senza sapere nemmeno gran bene come andassero organizzate, stavolta a suggerire nuove modalità didattiche è Ida Magli, a dimostrazione che in Italia sinistra e destra sulla scuola sono accomunate da un pensiero forte: quello di non capirne un accidenti.

La Magli inizia l’articolo riprendendo un suo grande cavallo di battaglia, ovvero che il disastro della scuola in Italia è attribuibile alla massiccia presenza femminile nell’insegnamento. Con insegnanti femmine, è la sua tesi da sempre, i ragazzi maschi imparano poco e male, perché non riescono ad identificarsi con i docenti di sesso diverso (e questo almeno potrebbe avere una sua qualche validità dal punto di vista del transfert psicologico), ma soprattutto perché, dice la Magli, le insegnanti femmine non sono in grado di trasmettere correttamente le idea della storia, della letteratura, a capire i grandi pensatori del passato e spiegarli perché sono femmine e loro sono maschi. Le donne, insomma, sarebbero antropologicamente inadatte a spiegare la cultura, perché la cultura è maschile. Insomma, in soldoni, una donna non può capire il teorema di Pitagora davvero, e figuriamoci spiegarlo. Tanti saluti se Pitagora stesso ammetteva nella sua scuola le donne, tanto per dirne una, e persino Platone invitava a considerarle pari agli uomini: Pitagora e Platone, secondo la Magli, erano dei noti cretini.

Non è nemmeno ben chiaro come mai la Magli possa occuparsi di antropologia, scienza anche questa fondata da maschi: per le sue stesse teorie dovrebbe non capirla, ed esserle vietatissimo spiegarla, soprattutto ad allievi, o propinare le sue riflessioni ai lettori del Giornale. Ma si vede che per se stessa la signora  fa una eccezione, perché, nonostante sia femmina e docente, non risulta che abbia rinunciato alla cattedra o alla rubrica per evitare di far danni.

Ma la meravigliosa innovazione dell’articolo magliano sta nella soluzione proposta per ovviare al disastroso predominio femminile nell’insegnamento. Cito, perché è impagabile:

“La novità sarebbe invece quella di proiettare cicli di lezioni televisive preparate da una società ad hoc con i maggiori specialisti del mondo nelle singole discipline. Non ci sarebbero più le logore ripetizioni di insegnanti che per trenta o quarant’anni parlano sempre delle stesse cose, ma i più grandi storici, i più grandi matematici, i più grandi architetti, i più grandi musicisti d’Italia e del mondo esporrebbero con la semplicità e la chiarezza che contraddistinguono coloro che sono assolutamente padroni di ciò che dicono, i diversi cicli di lezioni, di cui la Società di edizione curerebbe la traduzione nella lingua italiana per quanto riguarda gli specialisti stranieri. Questo permetterebbe di accompagnare con le immagini adatte ogni argomento e non ci sarebbe studente che non ricordi, anche senza studiarlo, ciò che ha visto: che si tratti di un castello sulla Loira o di un carme di Catullo.

Il ruolo degli insegnanti potrebbe essere quindi quello di assistere insieme agli studenti alle lezioni televisive e poi discuterle e, se necessario, spiegarle nelle ore a ciò predisposte. La scuola sarebbe così, finalmente, ricca di figure maschili, non soltanto nelle lezioni televisive, ma anche nelle aule perché dove il sapere è «sapere», vivo e profondo, i maschi non mancano mai.”

Cioè, spieghiamo bene, e in pratica: siccome le insegnanti donne sono delle cretine monumentali che non sono in grado di spiegare la cultura per ciò che è in quanto femmine, ad onta di anni e anni di studi, superamento di concorsi, spesso anche  approfondimenti in pubblicazioni scientifiche e decenni di pratica didattica nelle classi, la soluzione è ridurle al ruolo ancillare di accompagnatrici della classi (sperando che il compito non sia troppo difficile, chissà se ci si può fidare!), prendere una ditta (privata, magari) che prepari dei filmati/interviste con grandi pensatori (tutti maschi, è naturale: una grande pensatrice, architetta/filosofa/scrittrice/poetessa no, non esiste, non si dà), che le classi, senza alcuna distinzione di età e di curriculum di studio saranno costrette a guardare, per poi, ma eventualmente, discuterne con l’insegnante (anche se non si capisce perché, a questo punto, visto che l’insegnante è una povera cretina incapace).

Non è chiaro, dal passo, se la Magli pensi che questo trattamento vada fatto solo nelle classi con un’insegnante femmina, e se quelle invece con insegnanti maschi potranno essere esentate da questo strazio, avendo un docente che in quanto maschio può parlare di cultura con cognizione di causa (si sa, gli insegnanti maschi sono tutti più bravi e ferratissimi nella loro materia). Nè se le alunne magari, poverine, avranno diritto ogni tanto a vedere almeno un filmato in cui parli una donna, tanto per dar loro la notizia che alle volte anche le femmine possono arrivare a pensare. Ma soprattutto non mi è chiaro, e non sarebbe chiaro nemmeno alla Magli se mai avesse messo piede in una scuola reale fatta di alunni veri, come sia possibile tenere una trentina di ragazzi in età fra i 14 e i 19 anni fermi in un’aula ad ascoltare per ore dei filmati tutti uguali e probabilmente noiosissimi, dove intellettuali a loro in massima parte sconosciuti discettano di alto pensiero senza che sia possibile interagire con loro, fare una domanda diretta, chiedere che sia soddisfatta una curiosità. Immaginiamoci una bella classe di un professionale per la meccanica, per esempio, a cui il Grande Intellettuale di turno spieghi il pessimismo Leopardiano. Un successone.

Mi ricorda molto la noia infinita del mio professore del liceo che ogni tanto, quando non aveva voglia di fare lezione, ci portava a vedere degli orrendi documentari di fisica, durante i quali, approfittando della penombra, noi alunni ci dedicavano ad attività socializzanti quali sedurre i vicini di banco, giocare a battaglia navale, pianificare le feste della settimana o semplicemente dormire. Di fisica in tre anni non abbiamo imparato una cippalippa. E l’insegnante era maschio, eh.

22 pensieri su “Ida Magli, il problema delle donne che non sanno insegnare la cultura e la tv che fa didattica al posto delle femmine

  1. Lo dico sempre io che bisogna ritirarsi prima che si cominci a delirare! Invece ci vogliono far lavorare fino a 90 anni come la Magli, con le modeste performance intellettuali che ne conseguono (per essere gentili e non scrivere “stronzate”)

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  2. E non poteva nemmeno mancare l’accenno al pericolo che la scuola così femminilizzata possa far diventare omosessuali tutti i maschietti.

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  3. Con tutto il rispetto per la Signora Ida Magli, ho apprezzato particolarmente la sua critica all’unificazione dell’Europa, rimango assai perplessa perchè con quest’ultima proposta mi pare contraddire anche se stessa e tutti i gloriosissimi studi che l’hanno condotta ad essere chi è.
    Mi stupisce poi che nonostante i suoi interferenti studi psicologici, non consideri, anche antropologicamente parlando, il fatto che introdurre l’uso del video in via esclusiva nell’apprendimento, può magari apportare vantaggi per le memorie visive (e sopra ogni cosa di quei pochissimi studenti a classe che prestano davvero attenzione all’apprendimento) ma andrebbe ad aumentare il deficit di socializzazione ed interscambio con il professore/professoressa, che di certo fa molto di più che richiamare sterilmente l’attenzione dell’alunno che dal video in corso si distrae per cercare altra interazione.

    Mi verrebbe da dire parecchio ma probabilmente direi sciocchezze, perchè il potere della mia parola non è pari al potere della parola maschile.

    Sic.

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  4. Al di là delle uscite sul maschile-femminile, quello che descrive la Magli esiste giá, ed é il fenomeno del MOOC che potrebbe cambiare del tutto il modo di studiare.

    Mentre oggi si va a scuola e si fanno i compiti a casa, con il MOOC si studierá a casa e si andrà a scuola per il tutoraggio, fare i compiti e sostenere esami.

    Da noi, salvo la Federico II e la Bocconi, che hanno lanciato dei loro MOOC, pare che le universitá non abbiano ancora l’importanza di questo nuovo modo di studiare.

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  5. Sì, certo all’università dove hai studenti ventenni e motivati ad ascoltare le lezioni. Vai a impostare una lezione così in una classe di 30 ragazzini annoiati, dicendo che devono ascoltare un filmato, e poi sappimi dire.

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  6. Delirante! Contraddittorio! Ma se la signora è femmina com’è che si permette di insegnare e dare lezioni di sorta? Perché non sta a casa a fare la maglia o i biscottini? Scrive quelle nefandezze solo per dimostrare che ha ragione? Per fortuna non sono tante le donne così anche se sono sempre troppe. Scrive su ” il giornale” ? Ah…bè…

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  7. Sono senza parole, davvero.
    Però a pensarci bene si potrebbe ipotizzare un grandissimo risparmio per la scuola non mandandoci le femmine, che tanto, che ci vanno a fare?
    E già che ci siamo, perché non ripensiamo al ruolo delle madri, diciamolo, totalmente inadatte alla crescita dei figli?

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  8. Fantastico… è uno scherzo, vero?… no…? come no…?! ma dai… ma siam ridotti così male?
    Due sole note:
    1 L’insegnate che più ha influenzato la mia formazione era donna e incredibilmente preparata (latino e letteratura italiana) e pure della vecchia scuola… se non studiavo mi seppelliva di pessimi voti senza tante menate ed essendo mio padre un insegnante non c’erano discussioni, lei aveva ragione… quindi ho imparato a fare il mio dovere e a studiare
    2 Stando all’illuminante teoria della Magli di certo il tuo insegnante di fisica era gay…

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  9. Io i filmati di fisica degli anni 50 li trovavo molto interessanti (e sono fatti molto bene). Forse il fatto che dopo abbia studiato fisica non mi rende un campione statistico rappresentativo. 🙂 Sulla Magli hai già detto tutto tu, non ho altro da aggiungere.

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  10. “Però a pensarci bene si potrebbe ipotizzare un grandissimo risparmio per la scuola non mandandoci le femmine, che tanto, che ci vanno a fare?
    E già che ci siamo, perché non ripensiamo al ruolo delle madri, diciamolo, totalmente inadatte alla crescita dei figli?”

    Sono d’accordo. Basta con queste donne che vogliono pure saper scrivere, era così bello quando il padre o il marito decidevano per loro. E già che ci siamo, eliminiamo pure il suffragio, mica dovrà votare, una donna. Come fa a scegliere un candidato, signora mia.

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  11. i pochi insegnanti pessimi che ho incontrato come discente e come padre di discenti, erano tutti maschi, mentre anche le più mediocri insegnanti femmine erano comunque lontane da certi abissi di cialtroneria, incapacità, malafede e disonestà

    sarà un caso, non posso portarlo come prova scientifica, ma questo posso ricordare e debbo dire che gli insegnanti femmina mai raggiungono gli abissimi di indegnità dei maschi (per fortuna pochi, ma comunque tutti maschi)

    c’è da dire che gli insegnanti ottimi spesso sono maschi, per cui forse è vero che fra i due generi c’è qualche differenza: mediamente le femmine sono decisamente meglio, anche se meno distribuite nei picchi di eccellenza da un lato, indecenza dall’altro

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  12. Schiavo del linguaggio televisivo-cinematografico suggerirei una riscrittura alla Gaetano Ma-ria Barba-gli del pezzo della Ma-gli.
    “L’Italia ha diritto alla sua espansione anche in verticale. […] Non la Luna, pallido sasso rivoltante di romanticherie per lagrimosi e pagliazzi sodomiti; ma Marte, per Dio! Marte che, da rossa, ha da si far nera.”
    Rogra

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  13. Secondo me è tutta colpa dei matrimoni gay.
    Tra il caldo e il terrore di veder passare il progetto delle unioni civili, alcuni hanno veramente perso il ben dell’intelletto.
    Sarebbe il caso di far passare il disegno di legge al più presto, così i poverini smetterebbero di vivere sotto l’ala del terrore e potrebbero ricominciare a vivere e ragionare, almeno un po’.

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  14. Il merito della sig.ra Magli, se di merito si può parlare, è quello di rendere esplicita quella che è la direzione verso cui procede congiuntamente certa politica e certa pseudo- didattica, rendendo tangibili gli stereotipi medievali che ne sono alla base: fare delle donne- insegnati, ridotte a percepire stipendi sempre più bassi proprio in virtù di un pregiudizio di genere ( le donne lavorano, in base a questa ideologia, giusto per acquistare una pelliccia o una borsetta, è l’uomo, il marito, il padre a portare lo stipendio a casa; la donna non sposata e indipendente non viene neanche presa in considerazione, anzi è da scartare a priori, sarà certamente una snaturata…), dovranno semplicemente fare le badanti dei ragazzi, che con internet, tablet e DVD registrati ad hoc ( pubblicati con quotidiani e settimanali sotto la direzione dei grandi baroni universitari, dai quali i ragazzi comprendono mediamente pochissimo senza l’introduzione e i chiarimenti dei docenti) potranno apprendere tutto da soli, la cosiddetta didattica del self learning; l’importante è che l’insegnante, da brava madre di famiglia, la sola qualità necessaria per adempiere a questo compito, “tenga la classe”, che nessuno si faccia male… anche alcuni Dirigenti scolastici la pensano allo stesso modo: il bravo insegnante è quello che non si fa vedere e sentire, non importa che cosa faccia…. Ancora una volta, si tratta di una campagna mediatica di diffamazione volta a dequalificare e sminuire il lavoro dei docenti, a ridurne ulteriormente il prestigio sociale, con lo scopo di colpire i docenti sotto il profilo psicologico, infondendo un senso di insicurezza, di “inefficacia” , se non addirittura di “inferiorità”, tutti fatti che tendono a determinare una mutazione antropologica del ruolo e della funzione della scuola pubblica nella percezione comune, in linea con la recente riforma della “pessima scuola” di Renzi. Ma Ida Magli è una donna? perché qualcuno dovrebbe riconoscerle autorevolezza, se il suo teorema di base è che essere donne non sia compatibile con l’essere persone di cultura capaci di trasmetterla?

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  15. Crede un buon analista saprebbe risolvere i conflitti di identità della Magli. È chiaro infatti che soffre di complessi di inferiorità rispetto a quello che lei chiaramente ritiene il sesso dominante. Qualcuno le dovrebbe spiegare le cose non stanno propriamente così è che il complesso di inferiorità è solo un problema suo perciò CURATI!!!!

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  16. Saltando a piè pari il commento sulle posizioni poco degne di nota della Magli, concordo con cannedcat: I MOOC stanno rivoluzionando il mondo dell’istruzione. Nel mio piccolo propongo spesso brevi filmati da discutere in classe e seguo interessanti corsi online per migliorare la mia formazione.

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  17. Eh eh, ho appena scoperto questo blog e ne sono felice.

    Il metodo “magliaio” esiste già, senza tirare in ballo la tv o i grandi esperti che spesso sono dei pessimi insegnanti (con buona pace delle teorie di Croce): consiste nello scegliere uno o più libri, farli studiare agli allievi accompagnandoli con lezioni esplicative. La Magliaia propone l’acqua calda, annacquandola.

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