Ravenna, la città immaginata

a Linda Landi, ringraziandola per tutto

Ravenna è una città per cui ci vuole fantasia. E’ un insieme di contraddizioni, e io le ricordo tutte, perché per qualche tempo è stata la mia città, quindi la conosco come la conoscono quelli di casa. E’ un porto senza più mare, è una capitale che non è più capitale, un centro del mondo che  è stato scelto per esserlo proprio perché era periferica rispetto a tutto. E’ aperta al mondo e chiusa, burbera eppure in qualche modo desiderosa di attenzione, ricca ma allo stesso tempo decaduta. Quando ci arrivi e quando ci stai il senso di straniamento è dietro l’angolo, in agguato. Non te ne fai una ragione, puoi solo farci i conti.

E’ lì, con i suoi monumenti bellissimi che sembrano appoggiati alla terra come se fossero calati dall’alto: gli ori, i mosaici di lapislazzulo e vetro iridato, i volti solenni dei funzionari bizantini, che assieme sono realissimi e distanti, fissi e che ti fissano. L’arte li ha pietrificati e il tempo conservati, sono istantanee del passato rimaste immobili mentre attorno tutto è cambiato ed è stato stravolto.

Ravenna è una macchina del tempo, più di ogni altra città: varchi le soglie dei suoi monumenti ed entri in una dimensione in cui i Romani, i Goti, i Bizantini sono ancora lì, vivi e vitali, con le loro ricche vesti svolazzanti, le loro barbe e i loro gioielli, le spade, i mantelli, persino le occhiaie che contornano i loro sguardi e le ombre che accompagnano i loro piedi, colte dai chiaroscuri delle tessere di mosaico. Come varchi la soglia di S.Vitale, del Mausoleo di Galla Placidia, di S.Apolilnare Nuovo sono lì, che ti aspettano, in gran spolvero.

Fuori una città che è cambiata in tutto: era sul mare, ora è distante, era fatta di canali come Venezia ed ora è terraferma. La puoi intuire, la puoi immaginare, vedere no. Ma non c’è altro posto come Ravenna dove varcare la soglia di una chiesa, di un palazzo, di uno scavo, ti dà il senso di varcare la soglia del tempo, annullare lo spazio, piombare in una dimensione altra ed antica dove tutti gli strati sovrapposti sono annullati. E’ una Pompei senza vulcano, perché il tempo si è dimenticato di lei, non è più stata capitale, non è più stata nulla nella storia, in pratica, e quindi è rimasta intonsa, per noi.

4 pensieri su “Ravenna, la città immaginata

  1. buongiorno prof, sabato ho comprato per i miei due figli i sui libri sperando si appassionino alla classicità e al liceo classico che ritengo l’unica scuola veramente formativa per la vita

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  2. Ravenna? Sì, in qualche modo l’hai descritta bene. Da un lato i suoi monumenti, che sono vivi, come hai ben scritto tu, dall’altro una città sonnacchiosa o sonnolenta, dove il tempo pare fermo e tutto un ovatta di nebbia.

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  3. Poteva essere capitale europea della cultura 2016, aveva presentato un bel progetto. E’ andata diversamente.

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