Baricco, la didattica, i videogames e la scuola immaginaria

Avvertenza: Questo post sarà una pizza infinita per chi non si interessa di scuola e di didattica. Saltatelo a piè pari, se volete

Ieri Alessandro Baricco, intellettuale di spicco dell’era renziana, ha pensato bene di illustrare al mondo le sue innovative idee sulla didattica a scuola. Naturalmente io non sono un intellettuale di spicco come lui, ma siccome a scuola ci lavoro, assieme a migliaia di altri colleghi, ci tenevo ad esaminare nello specifico i suoi suggerimenti. Diciamo riga per riga, tanto per capire cosa torna e cosa no.

Baricco comincia con il chiedersi: “È abbastanza ovvio che per ripensare il mondo, dobbiamo iniziare dalla scuola. Cosa insegniamo e perché facciamo questo? Sono queste le domande che dobbiamo porci se vogliamo davvero ripensare una scuola efficace“. Ora è curioso che chiunque si metta a discettare sulla scuola parla sempre come se noi insegnanti non ci fossimo mai posti tali quesiti. E’ come dire che un ingegnere informatico non si è mai posto il problema di capire perché sono utili i computer, o un architetto non si è mai chiesto a cosa servano le case. No, l’intellettuale di spicco si sveglia una mattina e decide che bisogna chiedersi cosa insegniamo e perché, mentre il povero docente si dà per scontato che non se lo sia mai domandato. Sennò sarebbe diventato intellettuale di spicco pure lui, ovviamente.

Dopo essersi posto la domanda, Baricco si dà anche la risposta. Le elementari, dice, vanno bene così (questa cosa che le elementari funzionino perfettamente è uno di quei presupposti che si danno sempre per assunti, anche se non è chiaro in base a quali precise valutazioni: a noi alle medie arrivano sempre più ragazzini con gravissime lacune, e spesso le difficoltà alle medie sono causate da “buchi” precedenti, gli invalsi di prima media erano disastrosi, ma le elementari funzionano, si dice, quindi tutti lo ripetono e guai a chi lo contesta). Poi continua: “Ma subito dopo precipitiamo in un buco nero con i ragazzi che sono profondamente diversi da come eravamo noi, vanno a una diversa velocità. È vero, sono più maturi, ma i meccanismi dell’apprendimento sono sempre gli stessi“.

A questo punto vorrei capire: esattamente in base a quali rilevazioni scientifiche Baricco dice che gli alunni delle medie di oggi sono “più maturi”? O meglio, quali sarebbero gli standard per dirlo? E “più maturi” rispetto a chi e a cosa? All’undicenne Baricco, ai ragazzini di dieci anni fa, a quelli del secolo scorso? Perché i nostri nonni a undici e dodici anni lavoravano nei campi ed in fabbrica e le ragazze spesso gestivano fratellini e intere famiglie, che sono attività un po’ più complesse che rispondere in chat o fare chiamate su Skype. Quindi non so, non capisco bene cosa intenda Baricco. Ma, del resto, sono solo una povera insegnante.

Siccome però asserisce che “i meccanismi dell’apprendimento sono sempre gli stessi” confesso che anche il periodo successivo mi è un po’ oscuro: “Ho due figli, di 9 e 16 anni. Mi capita spesso di spiare mio figlio più piccolo e di vederlo giocare con i videogames, risolvere problemi di notevole complessità, per i quali è necessario saper leggere e fare di conto. Poi, quando gli dico di andare a fare i compiti, vedo che deve fare i conti con problemi in cui addizionare 14 mele rosse con altre 8 mele rosse, problemi in cui il livello di complessità è piombato”.

Confesso che non ho idea di che razza di videogiochi usi il figlio di Baricco, ma, siccome vengo anche io da una generazione che ha videogiocato parecchio, so anche che non tutti i videogiochi sono uguali: quindi quelli del figlio di Baricco, a cui non mi stupisce che vengano comprati i videogiochi educativi di ultima generazione probabilmente selezionati con attenzione guardinga da padre e madre intellettuali, saranno intelligentissimi. La maggior parte dei bambini e ragazzini che non sono figli di Baricco giocano agli sparatutto e l’unico problema complesso è capire come fare più morti o distruggere più macchine, e di problemi complessi ne risolvono pochini. Però, visto che ha detto che i meccanismi dell’apprendimento sono sempre gli stessi, non capisco neppure molto bene perché anche il figlio di Baricco non possa risolvere poi qualche problema contando le mele. Alla peggio per modernizzare a far contento Baricco possiamo scrivere nel testo dei problemi che sono alieni da spatasciare con il bazooka laser, e via così.

No, secondo Baricco il problema è che la scuola “appiattisce sui livelli degli ultimi della classe. Ma quegli ultimi sono bravissimi ai videogames. Il problema, quindi, è che i ragazzi non sanno fondere le due esperienze che hanno, c’è incomunicabilità tra i due mondi in cui vivono”.  Anche all’epoca mia c’erano ragazzini che  a scuola non riuscivano ad imparare un verso a memoria ma snocciolavano tutte le formazioni del Milan senza una incertezza. Solo che poi non posso interrogarli solo sulle formazioni del Milan. Inoltre c’è sempre quel problema che non tutti i videogames sono uguali, e quelli bravissimi a sparare agli alieni si annoiano a morte se chiedi loro di usare un videogames didattico o genericamente istruttivo. Certo, lo so, non i figli di Baricco. Ma io purtroppo, non ho classi fatte solo dalla progenie di grandi intellettuali.

Poi qualche cosa di condivisibile, per carità, la dice: “Abbiamo tolto anche gli esami di quinta elementare. I ragazzi arrivano al primo esame dopo otto anni di scuola con la paura della prova. Ma nello sport e nei giochi vivono di prove e questo non li spaventa affatto”. Ecco, però vorrei anche capire come mai quando l’allenatore sportivo dà loro un ordine o un comando o obbliga a fare un certo tipo di allenamento, nessuno dei genitori fiata e anzi il ragazzo viene sgridato se non si adegua, mentre se io insegnante assegno a lui un compito mi arrivano i genitori a contestare, o gli dicono che tanto non capisco nulla. E gli esami sono stati tolti fra il gran giubilo di tutti, perché “traumatizzavano” gli alunni.

Andiamo avanti, ed arriviamo allo specifico. Baricco comincia ad addentrarsi nei contenuti: “Bisogna insegnare gli strumenti e ribaltare il punto di vista. Per imparare a scrivere, c’è bisogno di leggere. Ma bisogna avere il coraggio di eliminare cose inutili o superate, come la divisione in materie e classi. È impossibile appassionare i ragazzi allo studio della geografia se non si insegna la storia. Ma a scuola i libri sono due e non comunicano tra loro. E ci sono ambiti di sapere che restano fuori dalle pareti scolastiche”. Guardi, Baricco, io insegno italiano: le assicuro che non mi è mai venuto in mente che si potesse imparare a scrivere senza leggere, e che nessun mio collega ha mai pensato qualcosa di simile, per cui grazie per la premura, ma fino a lì direi che ci arriviamo. Il problema è il seguito, che dalle sue parole resta fumoso. Per esempio, le “cose inutili e superate” di preciso cosa sarebbero? E chi decide cosa è inutile e superato? perché dire così è un po’ come chiedere la pace nel mondo: bello, ma un po’ vago.

Quanto poi allo studio della storia scissa dalla geografia, siamo d’accordo. Solo che dovrebbe spiegarlo ai ministri che hanno tolto le ore di geografia (decretandola una materia inutile: siamo sempre lì, vede, caro Baricco, come è complicato?) E noi insegnanti ci siamo attrezzati per colmare il vuoto. Per esempio da diversi anni adottiamo libri che hanno dentro degli approfondimenti di “geostoria”. Quindi questa cosa che i libri non si parlano e non comunicano fra loro, ecco, anche no, basta sceglierli bene.

Quanto ai contenuti delle materie, anche qua, caro Baricco, non è proprio come la racconta lei. Per esempio: “Abbiamo inserito un’ora in più di musica, ma non insegniamo ai ragazzi la lirica, cioè non ‘raccontiamo’ perché nell’Ottocento non avevamo persone che scrivevano romanzi, perché quello che avevano da dire lo sapevano raccontare benissimo in musica”. No, calma: l’ora di “musica” è ora di Educazione Musicale, e si chiama così proprio perché non si tratta di insegnare loro a suonare uno strumento o leggere un pentagramma, ma prevede che si faccia anche storia della musica. Per cui qualche brano di opera lirica si ascolta, e quanto alla cosa che nell’Ottocento l’opera era una sorta di alternativa al romanzo popolare la diciamo, se non altro perché serve da raccordo con il programma di italiano.

(Sul fatto che nell’Ottocento non avessimo “persone che scrivevano romanzi” tralascio di intervenire, ma se sentite un leggero tremito sotto i piedi sono i poveri Foscolo, Manzoni, Verga, Fogazzaro e compagnia che si stanno rivoltando nelle tombe).

Ma è sulla didattica digitale che Baricco dà il meglio di sè, perché è ovvio che un paladino del nuovo mica si può astenere dal dare lezioni sul digitale in classe: “Manca la cultura digitale: la scusa è che non ci sono soldi per acquistare computer, creare spazi e formare docenti. Non è vero: il problema è invertire il procedimento. Professori ripetono per anni la stessa lezione: nei paesi anglosassoni hanno avuto il coraggio di invertire lo schema. Il docente registra una lezione perfetta, che i ragazzi guardano a casa. A scuola fanno i compiti, tutti insieme, sveltiscono i tempi e riescono a capire il ‘perché’ di quello che stanno imparando. Questo li aiuterà nel mondo del lavoro, che apprezza chi sa raccontare, chi sa seguire un flusso di informazioni, mescolandole come quando si consultano i link, senza un percorso lineare, ma un inizio e una fine, a più livelli, come un videogame”.

Guardi, Baricco, io non so come dirglielo: ma la didattica digitale NON è questa roba qui. Quello che lei ha orecchiato male e cita a sproosito si chiama Flipped Classroom. Ma non prevede affatto che il docente registri la “lezione perfetta”, anche perché solo un analfabeta in didattica può credere che esista una lezione perfetta frontale che il docente “registra” in assenza degli alunni. Una roba del genere non sarebbe la lezione perfetta, ma solo un video, e non servirebbe ad un beneamato caspita. La flipped classroom prevede che il docente semmai fornisca una serie di materiali di approfondimento agli alunni che possono essere sì link ma anche materiale cartaceo, perché, volendo, per usare questa metodologia non è nemmeno necessario avere computer in classe. Si danno, poi gli alunni li studiano a casa e in classe se ne discute assieme cercando poi di trarne un percorso strutturato, che comunque non è detto che sia un “flusso”, anzi quasi mai lo è, alla fine. E’ una metodologia sperimentale, non ha bisogno di alcun video girato dal professore, ma va anche usata con criterio, perché spalmata su tutto indistintamente non è detto che dia sempre buoni risultati, e su questo ci sono già alcune valutazioni scientifiche, fatte proprio nei paesi anglosassoni. Per giunta, stia tranquillo: da noi la stiamo sperimentando pure in talune classi ed istituti. Ma le assicuro che non c’entra una benamata cippa con i videogames, che devono essere una fissa tutta sua.

Ecco, allora Baricco, che vuole che le dica? Io apprezzo il suo sforzo di darci buoni consigli. Però, guardi, sul serio, prima di mettersi a fare l’esperto di didattica, bisogna che studi un po’ più apprfonditamente la questione. Comunque se ha bisogno di ulteriori chiarimenti e si trova meglio, le registro un video e glielo mando, eh.

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23 pensieri su “Baricco, la didattica, i videogames e la scuola immaginaria

  1. Fantastica come sempre! La seguo da due anni e trovo le Sue osservazioni sempre acute, ironiche, dettagliate e giustamente pungenti. Insegno Lettere in una scuola superiore e ne sento e vedo di ogni genere. Grazie, soprattutto per Didone e per Socrate.
    Al Suo prossimo post.

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  2. quando ero piccolo io, se perdevo il pomeriggio a giocare col flipper elettromeccanico, mio padre, vedendo che non avevo fatto i compiti, mi assestava due sganassoni ed io mi mettevo a studiare per non veder raddoppiare la dose; e non andava a rompere le scatole alla maestra dicendole che doveva insegnare la matematica con il flipper

    il mondo si è fatto complicato, barocco, anzi baricco

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  3. Tutti (proprio tutti, non in senso figurato) si sentono in diritto di proporre o imporre la propria visione di scuola, senza avere nessun’altra esperienza che quella di averla frequentata, spesso ere geologiche prima. E’ una cosa che non càpita in altri campi…
    I governi (mi verrebbe da dire tutti, ma forse è solo qualunquismo) usano la Scuola (e la Sanità) per recuperare denaro e spacciano le loro manovre per riforme: prendono pezzetti di sistemi, li modificano e li re-inseriscono nei sistemi senza progetti organici. Riforme…
    Ogni volta che sento Riforma della Scuola, io tremo; mio figlio sta pagando sulla sua pelle la Riforma Gelmini (scuola elementare… no, così, tanto per far sapere a Baricco che i problemi causati da chi si sveglia la mattina e s’inventa governante, hanno dato frutti anche laddove un tempo le cose andavano discretamente).
    E’ sempre un piacere leggerti! 🙂

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  4. Renzi voleva Baricco come Ministro della Cultura. E i libri di questo tale sono presenti nei programmi scolastici di insegnamento della lingua italiana qui in Germania.
    Posso mettermi a piangere?

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  5. Purtroppo per quanto stimi Baricco e abbia amato molto alcuni dei suoi libri, mai come ora è adeguato al contesto in cui si trova. Elenca e specifica cose che non conosce davvero, proprio come i nostri politici, di ogni colore essi siano.
    Di questa sinistra “manageriale” è insopportabile la voglia di apparire “estremamente di sinistra” senza però poi essere davvero. E quindi giù questi polpettoni morali che lasciano il tempo che trovano… Per cui grande stima agli insegnanti che si battono davvero per la Cultura e per appassionare i giovani..tutto il resto è spot!

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  6. Cara Galatea, scrivo solo per precisare: non è che ci sono i (barbosissimi) videogiochi educativi da un lato e dall’altro gli sparatutto, senza niente in mezzo. Esistono mille altri generi, tra cui ad esempio i videogiochi puzzle (elementi dei quali possono comparire, peraltro, anche in giochi d’avventura) in cui si incontrano enigmi spesso di notevole difficoltà; o molti RPG nei quali è richiesta la costruzione di una strategia consistente nel bilanciare le caratteristiche di tutti i personaggi nella propria squadra per ottenere il miglior effetto possibile (e si tratta spesso di numeri nudi e crudi). Fra l’altro, anche un buono sparatutto può presentare notevoli problemi tattici e strategici, specialmente nel gioco competitivo contro altri avversari umani.
    Non sono uno che gioca moltissimo, ma segnalo che forse Baricco aveva qualcosa del genere in mente quando parlava dei problemi che sorgono durante un gioco. Poi sul resto dell’analisi discutiamo pure, ma non facciamoci un’idea distorta di questo postulato.

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  7. se baricco è un intellettuale di spicco dell’era renziana… non è un espediente retorico un po’ bassino?
    non amo baricco né renzi, tuttavia mi pare una frase degna di libero…
    poi per tutto il resto, mi sa che hai ragione abbastanza
    ti invito solo a considerare il fatto che se gli insegnanti avessero un punto di vista più unitario, almeno sulla parte strutturale-amministrativa della scuola sarebbe meglio: non ci sono due insegnanti che dicono la stessa cosa (è facile trovarli/vi d’accordo sulle cose da non fare che il contrario)
    oh, per carità se uno non può dire la propria opinione su settori che non conosce direttamente perché non ci lavora… mi sa che rimangono pochi argomenti

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  8. Mah, sarà un espediente un po’ bassino, ma è lui che si è accreditato come tale fin dai tempi della prima Leopolda. Marcello, mi sa che ogni volta che commenti dimostri di aver poca memoria di quello che è successo in Italia negli ultimi anni. Vivi forse in un universo parallelo?

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  9. la scuola deve essere nietzschianamente inattuale, non deve inseguire i tempi, le mode; deve essere un argine saldo alla decadenza dei valori portanti della comunità nazionale; la scuola deve essere la scuola, una struttura votata al sapere, al fornire ad ogni figlio della nazione il bagaglio culturale ed etico minimo indispensabile; se la scuola si piega alla moda dei tempi, ne è una goffa e costosissima cassa di risonanza; una scuola ufficio marketing della modernità son soldi buttati via, tanto vale far finanziare la scuola da chi decide i target di mercato; la scuola deve essere sovversiva verso la decadenza e reazionaria verso ogni degrado spacciato per modernità

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  10. il punto più divertente è quando baricco deduce la necessità di rivoltare i metodi didattici in auge perché suo figlio dopo essersi ammazzato di videogame, dovendo studiare alcuni vocaboli inglesi mostra di non sapere cosa significhi “play”. da cui si ricava che perfino un intellettuale di spicco come lui, di fronte ai limiti di del figlio anziché dire: ma quanto sei tonto, si comporta come il più grezzo dei genitori. mio figlio è un genio, è il prof che non è capace…

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  11. no galatea, non vivo in un universo parallelo. probabilmente il panorama che vedo io è diverso da quello che vedi tu, non è difficile immaginarlo, mi chiedo solo perché sia così difficile immaginarlo per te
    i miei commenti arrivano, quasi sempre, dopo una serie di commenti adoranti quindi penso di sottolineare le parti dei tuoi post che mi piacciono meno
    in ogni caso, per me, “poi per tutto il resto, mi sa che hai abbastanza ragione” la vedo come una convergenza sostanziale (a parte il trucchetto retorico nei confronti del duo baricco-renzi) sulle tue critiche a baricco
    comunque se tu avessi lavorato in un paio di aziende del settore privato per le stesse ore e per lo stesso tempo che io ho impiegato lavorando (anche) in una scuola forse il nostro affaccio sull’universo sarebbe (forse) simile
    se preferisci:
    standing ovation per te (come direbbe vasco rossi)

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  12. Che Barico non sia quel mostro che gli fanno credere di essere è risaputo. I suoi libri giacciono sotto due dita di polvere e credo che ne accumulerà altrettanto.
    Sono passati molti anni, troppi, e tutti propongono la loro riforma. Da studente ne ho passato un paio, da genitore molte di più e per fortuna che la figlia è grande, perché al pensiero degli ultimi vent’anni mi vengono i brividi.
    La leggo da tempo e non perdo un post, emmeno quelli come questo.
    Che dire? Ha ragione e Baricco fa sgonfiato come un palloncino.

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  13. Grande Galatea! Secondo me il problema di base di base è che ci sono troppi ‘intellettuali’ a cui si dà il diritto di parlare per dare aria alla bocca. Sei un esperto di (=ricercatore in, laureato in, lavoratore nel settore di) scienze dell’educazione, pedagogia, psicologia infantile? Allora ok, puoi dire la tua. Se no, abbi l’umiltà di ammettere che stai sparando a caso solo per darti un tono…..

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  14. Cara Galatea, complimenti, io le sale insegnanti le frequento solo da supplente, e per giunta di Religione, ma trovo davvero necessario che i tuoi post ricordino ogni tanto che se la Scuola non è ancora implosa su se stessa nonostante le tante sforbiciate lo deve alla professionalità della maggior parte dei docenti… Non mancano i piagnoni e gli svogliati, ma sono una minoranza. Sottoscrivo in pieno la tua visione.

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  15. Cara Galatea,
    arrivo per caso su questo blog, linkato da minimalessandro.blogspot.it, e leggo questo stupendo post.
    Grazie per l’ironia, e per aver rimesso ogni cosa, ed ogni “intellettuale”, al suo posto.
    Non se ne può più di tutti quelli che “sanno” com’è, ma soprattutto come dovrebbe essere la scuola.
    Un saluto cordiale.

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  16. Pingback: Scenari / A Baricco piacciono i videogiochi (ma la scuola non si sente tanto bene)

  17. Condivido da insegnante e condivido da genitore. È anche vero che non c’è solo Baricco, ma c’è tutta una pletora di pensatori improvvisati, benpensanti di professione, che ha un irrefrenabile bisogno di parlare sulla scuola e sulle necessità di cui essa ha bisogno, naturalmente essendo entrata in una scuola almeno vent’anni fa e solo come studente. Il mese scorso l’ultima perla, un tipo (laureato, lavora in un’azienda privata) che approvava la riforma perché… mette in riga gli insegnanti che fanno 4 (sic!) mesi di ferie. Di fronte a tale profondità di analisi si rimane senza parole, rimarrebbero le mani, ma non sono quel tipo, non ancora… per il momento…

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  18. Concordo sul fatto che Barrico di pedagogia capisce molto poco e da bravo tuttologo invece presume di avere la ricetta. Per il fatto che affermi che suo figlio faccia problemi di livello troppo basso per lui lo trovo un sincero antidemocratico, la scuola dovrebbe partire da un livello più basso per permettere a tutti di salire partendo dallo stesso livello e non da un livello più alto comprensibile solo a quelli che oltre a un patrimonio scolare hanno anche un patrimonio familiare, per dirla alla Bourdieu.

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  19. Baricco sta al contenuto come il museo della Tappezzeria sta alla gre D’Orsay.
    Ho molti pregiudizi, uno di questi riguarda Baricco. L’ho letto poco e niente perchè mi viene l’orticaria. Lo chiamo barocco, secondo me ha l’horror vacui e parla o scrive. Io invece ho l’horror Baricchii

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