Bari, la Puglia e il Medioevo che non ti aspetti

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Non credevo che Bari fosse così bella. Me l’avevano detto, che era bella, ma pensavo che fosse di un bello normale, quello che guardi e pensi: «Che bello!». Invece Bari no, Bari è di quel bello che la guardi e non dici niente. Bari è di quel bello che ti lascia senza fiato.

Ci sono arrivata in una giornata che sembrava nata apposta per farti apprezzare il creato. Il cielo blu, l’aria cristallina e pulita come un panno lavato di fresco. Non ce li abbiamo cieli così al nord, per quanto ci possiamo impegnare: da noi il cielo è celeste, azzurro e terso, per carità, ma resta sempre un po’ pallido e sbiadito; e il nostro sole splende, ma ha un tono di luce più clemente: è un sole nordico e distaccato. A Bari il sole non è sole, è Apollo in tutta la sua apollinea chiarezza: è un sole netto che taglia l’aria con raggi precisi come saette, e la brezza risplende di luce. Un sole da età classica, ma è questo che ti spiazza, a Bari. Che l’antichità non c’è, c’è il Medioevo, ed è ovunque. A Bari Vecchia, nella chiesa di S.Nicola e nella Cattedrale, nei vicoli, nei palazzi, nei bastioni. Ma è un Medioevo inaspettato, quello di Puglia, per noi che veniamo da Nord e dell’età di mezzo abbiamo una visione precisa, fatta di grandi cattedrali oscure ed opprimenti, di freddo e di poca luce: pare quei mille anni siano stati un enorme inverno piombato sull’umanità all’improvviso, stendendo una coltre pesante di nebbie, di piogge torrenziali, di fango che si fa poltiglia nelle strade, di nevi e di venti ghiacciati; come se i barbari, calando, si fossero portati dietro anche il loro clima, oltre che i loro usi e costumi.

Invece il romanico di Bari è chiaro, e caldo. Dà un senso di libertà e di fierezza ma anche di pulizia e di lievità, come un vento leggero che muove le tende di lino di un terrazzo affacciato sul mare.

Ha il colore ocra delle pietre del sud, il romanico pugliese, che i restauri novecenteschi hanno reso ancora più bianche del dovuto, per opera di tal sovrintendente Schettini, gran smerigliatore di cattedrali e abbattitore di sovrastrutture barocche. Ma non è solo chiaro, il romanico di Puglia, è anche lineare, di una purezza che ricorda l’architettura razionalista, e il less is more.

Fa uno strano effetto camminare per Bari Vecchia, su quelle pietre pulitissime che sembrano essere state incerate alla mattina presto da massaie orgogliose. Giri un angolo e hai l’impressione di poter incrociare ancora cavalieri medievali. Ma sono cavalieri particolari, di quelli che fanno su e giù per il Mediterraneo e conoscono l’Oriente e i porti della Siria e della Palestina. Sono gente che tanto ha visto ed ha imparato le sfumature del tutto: non marcantoni che sbraitano in lingue gutturali e mulinano spadacce per sventrare a caso nemici, ma viaggiatori del mondo colti e poliglotti, che hanno imparato altrove molto e molto hanno da narrare. Conoscono i cunicoli delle imprendibili rocche musulmane e i monasteri cristiani arrampicati sulle rocce, il caldo afoso del deserto e le moschee dalle piscine a specchio e i cortili con finestre che sembrano merletti; hanno passato le notti a vegliare sui ponti delle navi sotto un cielo di lapislazzuli, hanno sorseggiato tè con dotti damasceni all’ombra di palme in giardini islamici, comprato pietre brillanti da mercanti persiani, ascoltato i muezzin intonare i loro canti al tramonto, mercanteggiato spezie e tappeti nelle casbe.

C’è un fantasma che aleggia per quelle vie e per tutta la regione: è lui, il Puer Apuliae, lo stupor mundi: Federico. Si fa difficoltà a capire questo strano rampollo di nordica stirpe, mezzo svevo e mezzo normanno, se non si vede la Puglia e non la si bazzica un poco. Perché solo quando vedi dove ha vissuto capisci come poteva ragionare quest’uomo così particolare, che sembra fuori luogo e fuori tempo nel Medioevo che invece lo ha partorito, e fuori contesto nell’Italia che amò follemente senza mai esserne ricambiato fino in fondo.

E invece lì, passeggiando fra le navate bianche e lisce, nitide e nette come templi greci, in quella terra dove i busti antichi non si distinguono da quelli più recenti e i bassorilievi medioevali sono un tutt’uno con quelli classici che li precedevano, e i ghirigori bizantini sfumano in quelli arabi, in quella terra dove l’impero romano sembrava essere proseguito senza scosse, passando nelle mani dei Bizantini per poi essere raccolto da quelle dei Normanni, Federico si capisce e si spiega, e la sua mente cessa di apparire una anomalia, ma si manifesta come una logica conseguenza. È questo flusso che spiega Federico, il suo regno, la sua cultura e la sua vita. Il suo sentirsi dentro il tempo come erede di una tradizione più antica che era giunta a lui intatta e che doveva non far rivivere, perché non era morta, ma solo rinverdire. Il suo sentirsi ponte fra le due sponde del Mediterraneo che erano nella sua mente ancora un tutt’uno, il suo non riuscire a vedere come nemici o avversari o anche solo come “altri” gli ebrei, i musulmani, i bizantini, perché per lui non erano e non potevano essere estranei o altri, ma solo vicini di casa, compagni di vita, gente con cui era cresciuto, giocando a nascondino per gli anfratti dei palazzi, fra i cortili e i giardini di ulivi, palme e fichi d’india.

Ci sono pietre che spiegano mondi, e in Puglia spiegano la storia.

Ci sono terre che vanno lette come antichi manoscritti. Ecco, la Puglia è quella roba lì.

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18 pensieri su “Bari, la Puglia e il Medioevo che non ti aspetti

  1. È già da tempo che mi ero prefissato di andarci ma dopo la lettura del tuo pezzo è maturato ancor di più il forte desiderio di programmare un blitz quanto prima.
    Sei super fantastica . Il tuo stile e così coinvolgente da farti leggere giornalmente tra le prime cose che mi cadono sotto gli occhi , da leggere . Number ONE .

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  2. Non avresti potuto scattare una fotografia più nitida e scegliere un’inquadratura più artistica di quella che hai fatto. È davvero incantevole. Perfino un barese come me non era riuscito a vedere la propria città come l’hai vista tu. Meraviglioso articolo! Grazie infinite.

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  3. Ero andato a Bari alcuni anni fa per lavoro. Prima pioggia e cielo grigio, poi il sole come Galatea lo ha descritto e ogni giorno la bellezza della città.

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  4. ciao
    scusa ma a me pareva che Federico avesse vissuto dai primi anni fino ai suoi 14 a Palermo e lì avesse imparato ebraico e arabo oltre che siciliano, da cui la prima scuola di poesia italiana, ben prima di quella toscana.

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  5. Belle sensazioni, comunicate con il cuore e con la mente, da me pienamente condivise, Federico e gli Svevi in Italia è un soggetto a cui sono atavicamente interessato. Ho ricordi simili di Bari, come di Castel del Monte, mi perdo talvolta a fantasticare sulle giornate a caccia con il falcone tra Foggia e la Capitanata o a rivedere a Brindisi il ricevimento di Manfredi per la sua sposa Elena che arrivava d’oltremare, fantasticare e sentirlo attuale, ancora visibile, come i tuoi cavalieri evocati a Bari. È anche vero che per comprendere appieno Federico e gli Svevi è necessaria, ancor più della Puglia, la Sicilia. La sua infanzia e l’adolescenza passate lì sono state decisive per la sua formazione, per la tolleranza nonché per il suo amore per l’Italia. La Puglia è stata il suo amore giovanile ed adulto, appassionato e consapevole, così lo ha trasmesso a chi gli era caro, come il figlio Enzo “Va’ canzonette mia … … … e vanne in Puglia piana, la magna Capitana, ov’è lo mio core nott’ e día”

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  6. Confermo quanto detto nei commenti da Valentina. Mio nonno Federico, detto lo Stupor Mundi è nato e cresciuto nel cuore di Palermo. Qui, tra i vicoli della mia città, giocava con bambini musulmani, ebrei e di altre culture, maturando e sviluppando capacità che da lì a poco, lo hanno portato alla guida del sacro romano impero. Dal palazzo reale di Palermo, organizzò la sesta crociata per la liberazione di Gerusalemme, raggiungendo un accordo pacifico tra le due culture. Nelle mura di Giaffa fece imprimere delle iscrizioni sia in arabo che latino. All’interno del castello della Zisa a Palermo è custodita una lastra di marmo con quattro iscrizioni in arabo, greco, latino ed ebraico, un esempio unico di convivenza e tolleranza tra culture. Il sarcofaco di Federico II è esposto al pubblico all’interno della cattedrale di Palermo. Da recenti indagini di laboratorio è emerso che Federico all’interno del sarcofago si trova sotto i corpi del madre e della madre.

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  7. bel racconto, che non tiene in considerazione del fatto che Federico ha condotto uno crociata…altro che “ponte” tra le sponde mediterranee…

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  8. Mi sono re-innamorato della mia città che già amavo profondamente, grazie alle tue meravigliose, perché colte da meraviglia, parole.
    Grazie.

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  9. Lino, fu una crociata che finì con un accordo diplomatico, perché Federico con i Musulmani preferiva fare la pace. Che fece arrabbiare tantissimo il Papa, perché invece il cristianissimo pontefice voleva stermini di infedeli. Vedi un po’ tu.

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  10. bellissima e veritiera descrizione…parola di una pugliese trapianta al nord…est…per l’esattezza… attendo altre analoghe brillanti descrizioni della regione…tutta da scoprire…

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