Platone o l’economia, il dilemma della riforma della scuola in Spagna

Sia ben chiaro, io li capisco, i banchieri spagnoli. Non è che il ragionamento sia del tutto sbagliato. Tu sei un banchiere, in un paese che sta andando economicamente a catafascio. Hai centinaia di padri e madri di famiglia che non riescono più a versarti una rata del mutuo a fine mese, o l’affitto. Dei deficienti, dal tuo punto di vista, che si sono indebitati e non hanno idea di come venirne fuori. Sì certo, non è colpa loro se la crisi in realtà l’hanno scatenata in parte anche le banche e i banchieri come te, e loro han perso il lavoro un po’ per colpa dell’immensa stupidità tua: resta il fatto che i cretini che non sanno ora come pagare il mutuo e l’affitto sono loro, mentre tu, che sei banchiere, i soldi per quietare le urgenze ce li hai, perché sapevi come metterli da parte. E se sono cretini i padri, pensi giustamente, figuriamoci quanto lo possono diventare i figli, affidati a questi imbecilli qua. Roba che crescono, diventano adulti, ed invece di essere consumatori in grado di saldare le scadenze, non solo non consumano, ma tocca pure aiutarli con sussidi presi dal bilancio dello Stato, foraggiati da tasse che, da ricco, devi versare tu.

Allora che fai? Visto che un tuo uomo è Ministro dell’Istruzione pensi ad una bella riforma, mettendo economia finanziaria come materia obbligatoria in tutte le scuole. Che è sacrosanto, eh, intendiamoci. Hai visto mai che un domani qualcuno di quegli alunni sia un po’ più ferrato in bilancio di quando non siano stati babbi e mamme odierne, che si sono fatti infinocchiare da te. Solo che, per evitare di pagare qualche soldo in più e assumere altri insegnanti, la soluzione è tagliare qualche altra materia. Di quelle inutili, che non servono a nessuno. E che si taglia? Filosofia, ovviamente.

Diciamocelo fuori dai denti: qualcuno ha mai capito a che cazzo serva la filosofia? A parte che a dare qualche cattedra all’Università ai filosofi, intendo. Cioè, andiamo, ragioniamo seriamente: il mestiere di un filosofo è stare ore e ore e ore a pensare, attività che si può fare anche gratuitamente, e a casa propria. Non produce nulla salvo che qualche idea, o classificazione astrusa di idee, che è pure peggio.

Quindi, via filosofia. E al suo posto esercitazioni di economia finanziaria per i pargoli, chiamati ad imparare che ci sono spese rinviabili e non rinviabili, cui bisogna trovare il modo di fare fronte. E ad imparare anche la classificazione della varie spese in categorie. Per esempio, fra le “non rinviabili” ci sono il mutuo e l’affitto, mentre fra quelle rinviabili il riscaldamento e il cibo.

Come classificazione è interessante, filosoficamente parlando, perché in pratica la riforma pensata dai banchieri ti fa imparare sui banchi di scuola che devi, devi assolutamente pagare il mutuo che hai stipulato con la  loro banca, e non puoi pensare nemmeno di chiedere una dilazione, non importa se per farlo crepi di freddo e di fame. Ed implica, sempre filosoficamente parlando, che è giusto che tu crepi di freddo e di fame per saldare le rate del mutuo.

L’inghippo, secondo me, sta tutto qua: nel fatto che i banchieri non stanno affatto così facendo solo economia finanziaria, stanno facendo filosofia vera e propria. Spiegano la loro visione del mondo, un mondo in cui i mutui vanno pagati anche se questo comporta il fatto che la gente muoia di freddo e di fame. Un mondo dove se hai perso il lavoro sono cazzi tuoi, ci dovevi pensare prima a comprarti una casa per non trovarti strangolato dall’affitto e a mettere da parte i soldi per continuare a versare il mutuo. Un modo in cui se ti capita una disgrazia o lo Stato va a rotoli ti devi arrangiare da solo, e non importa se questo ti distrugge, perché le spese sono “non rinviabili” e se tu le vuoi rinviare non hai scusanti. Un mondo in cui tu sei un “consumatore” prima di ogni altra cosa, quindi se non hai i soldi per continuare a consumare non hai nemmeno più una tua vera identità o una banale ragione di esistere: non sei cittadino, non sei nemmeno essere umano. E dove nessuno deve e può mettere indubbio che magari tutto questo modo di ragionare è ingiusto e soprattutto nemmeno tanto logico, perché, in fondo in fondo, le grandi leggi del mercato le hanno inventate gli uomini, e quindi possono anche ritoccarle quando serve.

Quindi io i banchieri li capisco. Hanno bisogno di consumatori accorti, che sono sempre in grado di consumare, e quindi devono essere educati finanziariamente meglio, per capire come mettere via i soldi che poi devono spendere sul mercato. ma capisco soprattutto perché fra tutte le materie tolgano o riducano proprio la filosofia.

Non perché è inutile, ma perché è concorrenziale.

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11 pensieri su “Platone o l’economia, il dilemma della riforma della scuola in Spagna

  1. Vorrai mica che i pargoli imparino a pensare con la loro testa?
    Vorrai mica che qualche filosofo inutile insegni loro Campanella o, peggio, Marx? Vorrai mica che qualcuno insegni che “bisogna usare l’uomo come un fine e non come un mezzo”?

    No, no. Se filosofia deve essere, al massimo si insegnino Macchiavelli e Hume. Ben interpretati, però.

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  2. Abbiamo bisogno di entrambe le materie: filosofia ed economia non sono così lontane. L’economia non è una scienza astratta che si occupa solo di calcoli, ma anzi si occupa prima di tutto dei rapporti tra le persone: io ti do, tu mi dai, io ti prometto di restituire, tu mi presti. A te qualcosa piace, lo desideri e sei disposto a pagarlo, a me non piace o ne ho fin troppo e sono disposto a vendertelo…
    E prendo a prestito una zappa per poi ridare 1 zappa e due patate solo se penso di poterne usare la zappa per cavare 2, 3 o 10 patate.
    Dovrebbe essere chiaro a tutti gli studenti delle superiori, ad esempio, che prendere a prestito del denaro per pagarsi le vacanze e rimborsare il prestito in 12 mesi significa ritrovarsi l’anno successivo di nuovo senza i risparmi per pagarsi le vacanze.
    Dovrebbe essere spiegato a tutti i maggiorenni cosa sia e come si imposti una pianificazione finanziaria personale, così che comincino anche a riflettere su quali sono i traguardi che ritengono prioritari e quali secondari, nella loro visione della vita (filosofia). E’ sorprendente vedere quanti adulti vadano avanti a lavorare, risparmiare e spendere un po’ come capita, non “sapendo di non sapere”, ma proprio “ignorando di ignorare”. Così come sorprende vedere chi guadagna 800 euro al mese girare con giubbotti da 700 euro e telefono da 500, implicitamente dichiarando che la forma prevale sulla sostanza.
    Degli elettori che capiscono un minimo di economia, anche se ignorano del tutto la finanza, non cadrebbero nei tranelli populisti dei “no euro” o della “tassa fissa del 15% per tutti” o del “vi tolgo l’IMU”, o di quelli che, con una spesa pubblica in _continuo_ aumento, si lagnano dell’austerity. Magari capirebbero anche che la crisi del settore immobiliare viene dall’aver costruito molte più abitazioni di quelle richieste e non da un’imposta dello 0,7% annuo.
    Ma il senso critico degli elettori non si formerà certo attraverso giornali e tv: economia e filosofia vano insegnate a scuola.

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  3. ” qualcuno ha mai capito a che cazzo serva la filosofia?”

    La butto lì: a non diventare pessimi banchieri?

    Infatti: “Non perché è inutile, ma perché è concorrenziale.”

    92 minuti di applausi.

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  4. Niente di strano se le decisioni in ambito educativo continuano a prenderle persone che non se ne intendono, con buona pace di chi credeva che l’istruzione servisse a “formare una testa ben fatta”.

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  5. È una scelta politica. La visione dei banchieri è una visione politica, una scelta di campo. Da questo punto di vista è giusta l’osservazione che l’eliminazione della filosofia è perfettamente coerente con questa scelta. La filosofia non è priva di ampi territori di pensosa inutilità, ma, nella sua essenza, è l’unico antidoto alle visioni di parte che pretendono di essere «lo stato di natura». Sono in gran parte d’accordo con il post.

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  6. Sottoscrivo in pieno quel che ha scritto Fabio e ricordo che Adam Smith, “padre” dell’ economia politica moderna, insegnava filosofia e, prima della “Ricchezza delle nazioni” scrissr la “FilosofiaTeoria dei sentimenti morali”
    Non mettiamo steccati fra le branche del sapere, ma ibridiamole

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  7. Io tanti anni fa dovetti studiare economia politica, in cui si insegnava in sommi capi le teorie economiche di Adam Smith e di Karl Marx, fra le altre cose – tradotte in formule per fare contenta la platea di ingegneri – e trovai il corso assolutamente interessante.
    Per Scienze dell’informazione esisteva il famoso corso di Ricerca Operativa e Gestione Aziendale – gli ingegneri avevano il corso spezzato in due – ecco magari insegnari agli allievi dello scientifico un po’ di ricerca operativa non sarebbe male, credo anzi che in qualche liceo sperimentale venga spiegata….

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  8. La scuola, come dice o ha detto qualcuno nel nostro cortile, non deve insegnare a ragionare, leggi la filosofia, la storia e anche la geografia, ma stare nel mondo virtuale e a consumare, perché le teste pensanti sono pericolose ed eversive. Sì, eversive, perché rompono la quiete immobilità dello stagno.
    Nulla da stupirsi se la rivoluzione scolastica spagnalo va a braccetto con quella abortita italiana.

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