Come veneto a primavera

Ripubblico oggi l’articolo apparso ieri, che WordPress pare si sia “mangiato” stanotte, facendolo scomparire. Oppure era un hacker della Lega che non vuole si sappia che noi Veneti passiamo il tempo cazzeggiando al bar, non so. 

C’è il sole. Ti stupisce sempre il Veneto, quando c’è il sole. Per quella luce che piove dal cielo terso, di un azzurro che pare finto e uscito da un quadro del Tiepolo (quale Tiepolo? Boh, uno a caso). E’ un azzurro che abbiamo solo noi, un cielo che pare fatto d’acqua e specchiarsi nell’acqua anche quando l’acqua non c’è, un cielo che ti fa vedere le montagne come se fossero dietro Venezia, e forse chissà Venezia come se fosse ai piedi della montagna, non ho mai provato a controllare, ma può darsi.

C’è un’aria di primavera e di calore che esce dalle pietre bianche come se fosse anche lui voglioso di mostrarsi dopo tutto l’umido invernale, e noi Veneti usciamo tutti e ci riversiamo nei nostri campielli e nelle nostre piazze, per passeggiare e prendere gli aperitivi, e chiacchierare con gli amici con un bicchiere in mano, che in questa regione così efficiente, poi, è la cosa che ci riesce meglio.

Quando la primavera bussa, noi rispondiamo. Con l’entusiasmo mediterraneo di chi è pur sempre un popolo del Nord, e quindi lavora e fatica quando il tempo è brutto, ma appena gira si ricorda di essere lì, affacciato sul mare, e i geni bizantini e levantini si risvegliano tutti assieme, e chiedono di godersi la vita.

E allora via, al tavolino del bar, in piedi, sorseggiando gli spritz, sbocconcellando i cicchetti, a parlare e sparlare di noi e del mondo che ci passa accanto ed anche un po’ sopra, ma noi Veneti, siamo gente di laguna e come le canne con la piena lo facciamo passare.

E quindi niente, c’è il sole, la primavera è in arrivo, cin cin.

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