Riflessioni su una borsa nera perfetta e sull’Italia che non innova più

Noi donne siamo alla perenne ricerca della borsa nera perfetta, che è come il Sacro Graal dei cavalieri medioevali. Io la cerco da una vita, convinta, come i cavalieri medievali, che il mio Sacro Graal esista, e prima o poi lo scoverò. Così ho un armadio intero di borse nere, comprate in ogni luogo, ogni volta credendo che fossero loro l’ultima, e poi abbandonate perché i difetti delle borse nere sono come quelli degli uomini: li scopri sempre dopo che li hai presi con te.

Così l’altro giorno, stufa di cercare e delusa persino dai saldi di fine stagione, dall’armadio di mia madre ho riesumato una sua borsa nera, che ha almeno trent’anni: la vide in vetrina in un negozio di firma, e mio padre, nonostante all’epoca costasse un botto, gliela comprò d’istinto in regalo senza pensarci e senza fare un fiato, da quel gentiluomo un po’ burbero che era.

Ora è una settimana che giro con la borsa nera di mamma, che è a quel giusto grado di usura naturale da passare per vintage fatto a posta. E’ perfetta: ci sta il tablet, va bene sia se si è vestite eleganti che sportive, si abbina con ogni nero (sì, stupitevi: esistono varietà infinite di nero, e noi donne maniache degli abbinamenti le conosciamo tutte e passiamo il tempo a dannarci per accordarle fra loro, anche se poi sembriamo sempre vestite dello stesso colore).

L’altro giorno mi è capitato di passare davanti alla vetrina del negozio di gran firma: c’erano in bella mostra tutte le lontane discendenti della borsa di mamma, nuove di pacca ma uguali uguali: stessa forma, stessa pelle, giusto di qualche colore un po’ più di tendenza. Poi mi sono voltata e parcheggiata davanti c’erano un paio di Cinquecento, anche loro in pratica uguali alla loro nonna, che mia mamma guidava. Le ho guardate entrambe, la Cinquecento e la borsa.

Mi sono detta che è vero quello che si dice, cioè che il buon design non tramonta mai, ma, come tutti i classici, resta sempre moderno nonostante passare del tempo. Mi sono inorgoglita un po’ – in modo stupido, non ne ho alcun merito, in fondo – per questa capacità che abbiamo noi Italiani, di creare meravigliosi oggetti che durano nel tempo e diventano opere d’arte. E poi da qualche parte del mio cervello –  quella cattiva, presumo – è emerso un dubbio fastidioso: ma se le uniche cose veramente belle e moderne che si vedono in giro sono quelle vecchie, non è che noi Italiani così creativi le ultime buone idee in fatto di design e di tutto il resto le abbiamo avute almeno trent’anni fa?

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12 pensieri su “Riflessioni su una borsa nera perfetta e sull’Italia che non innova più

  1. ci avrei scommesso, Furla. Io non ho tanti problemi con le borse, giro con una da bambini di HelloKitty … ci stanno giusti giusti il portafoglio e un quadernetto per appunti. La cosa e’ che mi innamoro della borsa che al momento e la uso tanto che poi la distruggo… E la ricerca riparte!

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  2. Per qualcosa di bello in architettura secondo me dobbiamo tornare ancora più indietro. Riguardo ai prezzi di Furla ( e ancora di più Biasia), ritengo siano aumentati in maniera enorme negli ultimi 20-25 anni rispetto all’andamento degli stipendi: 27 anni fa, quando ho iniziato a lavorare full time e a tempo indeterminato, potevo permettermi una borsa di quei marchi anche non in svendita, ora per potersi avvicinare a qualche oggetto, lo sconto deve essere almeno del 50%.

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  3. …Da maschietto, leggendo il tutolo ho subito pensato ad una situazione di profonda crisi alimentare da dopoguerra e tessere ingiallite dell’annona… vabbe’!

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  4. non siamo “noi” italiani a fare belle cose, sono sempre 4 italiani a fare belle cose, 4 italiani a fare ricerca, ecc.
    la maggior parte di noi è mediocre e scansafatiche, però ci piace farci belli con michelangelo o montalcini o munari o piano o perfino valentino… come se ne avessimo qualche merito, come se questa gente non avesse dovuto comattere contro un potere cieco, colleghi raccomandati, pregiudizi e quant’altro
    non siamo capaci di far funzionare un ospedale, un pronto soccorso o un ambulatorio, ma ci sentiamo davvero bravi, come italiani, perché un chirurgo fa trapianti all’avanguardia…
    non siamo capaci a guidare, nel traffico siamo incivili come pochi, compriamo la patente invece di ottenerla regolarmente, ma ci sentiamo tutti partecipi del genio motoristico ferrari…
    temo che il presunto offuscamento del genio creativo italiano sia solo che ‘sti 4 italiani se ne sono andati fuori stufi di raccomandati, burocrazia, banche miopi (cieche, mute e sorde) oppure hanno chiuso bottega
    oppure il michelangelo contemporaneo non sarà mai conosciuto come tale, purtroppo invece che dipingere sta studiando per i provini del grande fratello…

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  5. “E poi da qualche parte del mio cervello – quella cattiva, presumo – è emerso un dubbio fastidioso: ma se le uniche cose veramente belle e moderne che si vedono in giro sono quelle vecchie, non è che noi Italiani così creativi le ultime buone idee in fatto di design e di tutto il resto le abbiamo avute almeno trent’anni fa?”

    No. 🙂

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  6. Certamente l’Italia s’è fermata agli settanta, max ottanta. Poi il vuoto, perché alla generazione di quegli anni dovevano subentrare i figli o le nuove leve. I figli pensavano alle macchine di lusso e località dei vip e avendere l’azienda dei genitori. Le nuove leve, creativi non erano. Morale l’Italia è declinata, salvo qualche rara eccezione.
    Credo che emblematico sono la maison del lusso. Cosa è rimasto in Italia? Solo le briciole.

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