Charlie Hebdo, la libertà di parola e il problema di Barbara D’Urso.

Che poi, secondo me, tutti questi problemi con la satira di Charlie Hebdo e le vignette blasfeme si potrebbero capire meglio se cambiassimo per un attimo il soggetto.
Sostituiamolo, per dire , con Barbara D’Urso.
Ora io Barbara D’Urso, è più forte di me, non la reggo. Non guardo i suoi programmi, li critico, mi sta proprio antipatica lei, troverei migliore un mondo in cui le sue trasmissioni non andassero più in onda.
Ma non perché le vietano. Perché non le guarda e non le trova guardabili più nessuno. Mi piacerebbe che tutto il pubblico che ora pende dalla sue labbra improvvisamente si rendesse conto di quanto è brutto il programma e dicesse: “O mamma mia, sta roba non la voglio vedere più!”
Finché ci saranno persone che la guardano, e non la trovano orribile, io continuerò a schifarmi, eh, però continuerò anche a dire vabbe’ amen.
E c’è di più: se qualcuno un domani proporrà di chiudere la trasmissione di Barbara D’Urso solo perché ha deciso che a lui non piace o è indecente sarò la prima a dire no, Ciccio, se vuoi non la guardare tu, esattamente come faccio io, e scrivi e cerca di convincere l’universo che fa schifo, come faccio io, ma non rompere i cabbasisi al mondo chiedendo che la vietino.
Ecco, io le vignette di Charlie Hebdo non le avevo mai viste prima: sono ignorante e poi non conosco bene la cultura francese.
Non me ne frega nemmeno di sapere se facessero ridere o no, se fossero satira, se fossero blasfeme, di destra o di sinistra, se fossero più o meno offensive per i musulmani o per altre religioni. Potevano anche essere pessime, chissenefrega.
Per me chiunque ha il diritto di dire quello che vuole, prendere in giro le divinità altrui e le proprie, la società, le squadre di calcio, i politici.
Se proprio la cosa mi offende, al massimo ti rispondo con un attacco a testa bassa con altre vignette, altre parole. In cui non te ne risparmio una, eh, perché sono in grado di essere cattivissima.
Quindi fatemi un santo favore, voi che state lì a sofisticare distinguo, dicendo che sì, insomma ci vorrebbe anche una legge per frenare chi fa satira così, perché in fondo offendere è una provocazione gratuita e andrebbe fermata o regolamentata.
Cioè, capitemi: io sono anni che subisco Barbara D’Urso.
Eppure credo ancora fermamente nella libertà di parola e nella democrazia.

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13 pensieri su “Charlie Hebdo, la libertà di parola e il problema di Barbara D’Urso.

  1. Finalmente.
    Dopo giorni e giorni, un vero post sull’argomento.
    Per giunta condivisibile, anche da parte di un becero reazionario islamofobo come me.
    Sono rinfrancato.
    Inchino e baciamano.
    Ghino La Ganga

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  2. Bel post!
    Condivido in pieno!
    Sia il discorso su Barbara D’Urso ^_^ sia il tuo credere nella libertà di parola!
    Magari nessuno volesse più guardare ‘sti programmi da zombi…..significherebbe che siamo un popolo “sveglio” e non manipolabile con queste distrazioni di massa!
    Per il resto del discorso, trovo sia assolutamente indispensabile difendere la libertà di pensiero, di parola, di stampa, se vogliamo essere persone civili!!!
    Come dici tu, non è importante se le vignette di Charlie Hebdo fossero belle, brutte, offensive, blasfeme, divertenti o meno…..importante è che ognuno deve poter essere libero di esprimersi, sempre!
    Una famosa frase attribuita a Voltaire (ma ci sono pareri discordanti) riassume questo concetto: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perchè tu possa continuare a dirlo”
    Ciao, buona serata
    Serena

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  3. Che dire. Su Barbara D’Urso hai la mia piena convergenza. Non la guardo e basta. Per me non esiste. E’ in onda perché qualcuno la guarda? peggio per loro.
    Torniamo al caso delle vignette, della satira, ecc Che esistesse quel settimanale non lo sapevo e non cambierà nulla nel futuro. Ovvero non lo leggevo, né lo leggerò. Per quanto riguarda la satira. Sarà ma la concepisco in modo diverso. Per me è mettere a nudo vizi e virtù delle persone. Loro pensono di fare satira così? Personalmente non me ne importa. Lo li leggevo, né li leggerò in futuro. Solo sono liberi di pubblicare quello che vogliono, io di non leggere quello che non mi va di leggere. Ognuno esprime a modo suo le proprie opinioni.

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  4. Mi fa` un po` ridere (o direi quasi piangere) tutto questo scrivere “Je suis Charlie”
    Piangere soprattutto
    Di disperazione.
    In realta`, alla gente non gliene importa molto di chi viene ucciso, se gliene importasse qualcosa si alzerebbero per primi a condannare quando sono i nostri alleati ad uccidere
    Ma non gliene frega niente e e` tutta una commedia, questa e` la verita`
    “Je suis Charlie”.. che ridere?
    E questi dove erano quando i bambini venivano squartati a Gaza la scorsa estate?
    E` tutta una commedia, signori, per farci sentire tutti piu` uniti e piu buoni.
    Come mangiare il panettone a Natale

    Che tristezza!!

    Gigi

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  5. Io il panettone a Natale lo mangio perché mi piace, e non faccio nessunissima commedia quando lo mangio e lo rimangio, al massimo mi faccio un indigestione (ma senza rimpianti).
    E non mi piace l’idea di un mondo dove tre cretini qualsiasi entrano in un giornale e sparano perché il giornale non gli piace. E probabilmente non piace nemmeno ai defunti bambini di Gaza.

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  6. Peccato che pero` quando venivano uccisi i bambini a Gaza noi stavamo zitti (o quasi) ..
    E nessuno (o pochi) hanno fatto cortei per loro
    Certo non i governi occidentali che sono alleati di Israele
    Se vi piace fare commedie sulla pelle dei morti dell` una e dell` altra parte, prego..
    Io mi chiamo fuori

    Gigi

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  7. @Ghino La Ganga
    piu` che Gigi, mi basta non essere come il Sig. Ghino, che usa l` esempio delle bambine kamikaze nigeriane per giustificare i crimini di Israele
    Se e` lo stesso utente che commenta da Malvino

    Gigi

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  8. patto chiarissimo…..ma non è , per caso, un pò contradittorio con quello scritto sopra….??? è solo una domanda di una francese che non ha la voglia di fare concessione ipocrite alla libertà di espressione!

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