L’istinto

L’istinto è quella cosa che ti dice di non fidarti di una persona. Non ci sono motivi apparenti, né particolari che stonano: ma l’istinto è lì che ti grida un testa no! no! no!
Comincia così di solito un braccio di ferro, perché tu non sai se seguire l’istinto: ti hanno insegnato che non bisogna lasciarsi guidare dalla superstizione,e poi è democratico e prima ancora cristiano dare una possibilità a tutti, e chiudersi a riccio è stupido, da ignoranti, e non è nemmeno logico, perché la logica non vede nulla che giustifichi l’istinto.
Così non segui l’istinto, anche se lui grida sempre più forte no! No! no!
E poi viene fuori che l’istinto ci aveva visto giusto. Ma mica perché è istinto. È che lui, che è più logico della nostra logica, aveva colto meglio le sfumature, analizzato i non detti, colto quei particolari che la logica superficiale aveva trascurato.
Bisogna seguire l’istinto, sempre. È la cosa più razionale che abbiamo, un vero Sherlock Holmes.

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9 pensieri su “L’istinto

  1. Io l’ho sempre sostenuto, che sono inenarrabili e inquantificabili i danni che una educazione di stampo progressista (=dai a tutti le stesse opportunità) o cristiano (=permettigli di essere tuo amici) fanno su una giovane mente, specialmente se femminile. Specialmente se accompagnati alla demonizzazione dell’istinto, tacciato come “ombrosità” o peggio ancora “timidezza”.

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  2. Sono una fan dell’istinto in tutte le sue forme per i motivi che hai elencato. O meglio: sono una fan delle emozioni che troppo spesso siamo educati a ignorare e mettere sotto il tappeto. Ché poi non significa necessariamente avere ragione o meno sulla bontà di una persona, ma comunque significa che con quella persona (o con quella cosa, o situazione, o luogo) per te non può funzionare, e tanto basta.

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  3. Assolutamente d’accordo! Seguire l’istinto sempre! Troppo spesso ci facciamo distrarre dalla ragione, ma la nostra anima ci parla attraverso l’istinto!
    Grazie per il “promemoria”…..sempre utile ^_^
    Buona serata
    Serena

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  4. Hai scritto, cara Galatea, volutamente rimanendo alla superficie del tema, rendendo con freschezza e briosa penna un’esperienza concreta, una sensazione che tutti abbiamo conosciuto. Scrittrice di razza, in questa che è la tua vera opera letteraria fondamentale: il blog. Ma veniamo al tema. Secondo me è una questione di definire, distinguere il lavoro della mente dal lavoro della coscienza. Infatti molto noi pensiamo anche al di sotto, o prima comunque, del livello della coscienza. Il pensiero cosciente, che il grande Damasio localizza più o meno nella corteccia posteromediale, non è altro che una delle funzioni, importante certo, della nostra mente. Ma la nostra mente, e con essa intendo l’evento complessivo della struttura neuronale su cui si incardina la struttura logica (il buon vecchio lògos), non è solo coscienza. Esistono in natura molte menti assai efficaci al loro scopo che non hanno l’autocoscienza. Ma torniamo a noi umani: quando ci viene in mente una soluzione, un «eureka», il lavoro è stato fatto prima, prima dell’affiorare alla coscienza. Del resto la nostra coscienza rispetto agli eventi è in ritardo di ben 300 millisecondi, tanto è vero che molti gesti, tipo frenare se un gatto traversa la strada, avvengono d’istinto. Secondo me sei tu, probabilmente impregnata d’una cultura illuministica, che preferisci non ascoltare l’istinto perchè non lo consideri ragione, anche se nell’ultima frase ammetti l’errore.
    L’istinto non esiste, esistono forme di ragione diverse cui abbiamo dato un altro nome per distinguerle.

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  5. Dane invece mi dice di seguire l’afrore, altri dicono di seguire la forza, io mi sono fatto l’idea che si debba costruire una macchina decisionale che sfrutti l’accoppiamento di algoritmi di ottimizzazione discreta e di classificazione euristica in modo iterativo.

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