Accorpiamo le medie alle elementari? Non mi sembra questa grandiosa idea

Il più grande problema della scuola in questi ultimi tempi sembra sia trovare il modo di ridurre di un anno il percorso formativo. A quanto dichiarano i nostri illuminati governanti è il fatto che i nostri giovani arrivino al diploma a 19 anni che ci frega sul mercato internazionale del lavoro. Personalmente mi viene difficile pensare che, se i nostri giovani si diplomassero 18enni avrebbero la coda di aziende straniere che viene ad assumerli, e che le industrie nostre dicano “Ah sì, guarda, sei bravissimo, peccato che hai già 19 anni, perché se ne avevi 18 ti prendevo subito con contratto a tempo indeterminato.” Ma io sono una professoressa, per cui magari certe dinamiche del mercato del lavoro mi sfuggono, eh.

Quello che invece non mi sfugge è che ridurre di un anno il percorso scolastico sarebbe per lo Stato un bel guadagno: taglio di cattedre e aule dove mettere i ragazzi, costi più contenuti nella gestione. Un risparmio notevole, l’ultimo fatto sulla pelle della scuola, perché non ci vuole un grande esperto di didattica ad immaginare che fare studiare un anno in meno i ragazzi comporterà ovviamente una riduzione del programma o un suo annacquamento. Ma tanto la maggioranza delle persone è comunque convinta che la scuola non serva a nulla e gli insegnanti, tutti, in blocco, stiano in classe a chiacchierare di politica e prendere il caffè, quindi chissenefrega.

Posto quindi che bisogna tagliare un anno, bisogna decidere dove. E qua si sono sbizzaritti: si è pensato di far entrare i ragazzi alle elementari a cinque anni, ma sono insorte le maestre della materna, dicendo i bambini a quell’età sono troppo piccoli per poter affrontare la scuola(mi astengo dal commentare, io ho iniziato la prima a cinque anni e non ne ho riportato traumi, anche se ero in classe con bambini di sei anni e quell’età un anno è un mondo, quindi in classi in cui tutti avessero cinque anni i problemi dovrebbero essere minori ancora, ma sono le maestre le esperte di didattica di quella fascia di età, per cui mi inchino). Hanno provato a proporre di ridurre a quattro anni il liceo, ma qua persino i tribunali hanno dato torto.

Ora la nuova idea, partorita da Berlinguer, è di fondere  e quindi mettere insieme elementari e medie, ovviamente riducendo il tutto di un anno. Cosa abbia in testa Berlinguer dall’articolo non è ben chiaro, perché parla di un riordino complessivo del ciclo della primaria dai 3 ai 16 anni, quindi non sarebbero solo le medie toccate, ma anche il biennio delle superiori. Chiarisce che non vuole toccare la scuola materna per la sua funzione importantissima di “prescuola”, ma non dice esattamente come intenda accorpare elementari e medie, per giunta tagliando un anno dell’una o dell’altra, a questo punto.

Già accorpare così due scuole che però hanno notevoli diversità è una bella grana. Alle elementari, infatti, il personale docente è formato da maestre, tanto per cominciare, alle medie da professori. La formazione dei due gruppi è diversa, e diversa è la didattica: le maestre hanno studiato per avere a che fare con alunni più piccoli e hanno una formazione più generale, il professore è un tecnico di una materia specifica ed è abituato ad interagire con alunni più grandi di età, il che cambia completamente sia l’approccio sia la didattica. Se uniamo i due segmenti, o si lasciano le maestre ad occuparsi degli alunni più piccoli (ma allora non si fonde nulla, semplicemente si accorpano due cose organizzate in modo diverso, il che, peraltro, già avviene negli istituti comprensivi), oppure si deve pensare ad una struttura in cui la “maestra di italiano” possa seguire una classe dalla prima alla attuale terza media, e vabbe’. Però il povero professore di italiano che fa? Non è pensabile che lo si metta ad occuparsi di una prima elementare o di una terza elementare, e non per lui, ma per i suoi alunni: il professore di italiano non è abituato ad interagire con bambini così piccoli, e non ha gli strumenti e la preparazione didattica per farlo. Alle volte potrebbe anche non averne neppure la vocazione, perché ha scelto di andare ad insegnare una materia specifica ad alunni più grandi, e per imparare le tecniche per destreggiarsi con bambini più piccolini gli ci potrebbero volere anni, posto che gli riesca. Sulla pelle di quei piccini che intanto gli capitano in classe, ovviamente. Quindi una riorganizzazione di questo tipo è semplicemente impensabile.

Si pongono poi anche problemi tecnico burocratici e persino economici. Maestri e professori hanno un contratto diverso, e una diversa retribuzione. Se entriamo tutti a far parte della stessa struttura dovrebbero pagarci uguale, il che per esempio per i professori rappresenterebbe un aumento di stipendio, che forse però le casse dello Stato in questo momento non sono in grado di mettere a bilancio, ma vorrebbe anche dire una revisione completa del contratto delle due categorie, e anche una riorganizzazione totale delle scuole medie e anche dei primi due anni delle superiori: l’unica possibilità per rivedere infatti l’organizzazione generale sarebbe quella di creare un secondo ciclo di 4 anni dopo le elementari, in cui insegnano i professori delle ex medie. Ma questo avrà un impatto notevole anche sulla logistica: vuol dire che in pratica le scuole superiori verranno “smembrate”: il biennio passa alle ex medie, con conseguente perdita di tutte le materie di indirizzo specifiche, o la loro forte riduzione. In pratica i ragazzi fino a 15 anni fanno tutti la stessa scuola, poi negli ultimi 3 seguiranno l’indirizzo scelto specifico. A parte la falcidia di cattedre di noi insegnanti, bisognerà però affrontare il problema che i ragazzi usciranno sì a 18 anni ma sapendo molto meno di quanto sapevano prima del loro settore specifico, perché avranno studiato le materie di indirizzo solo per 3.

Altre strade per una riorganizzazione simile non ne vedo, e questa ha alcuni punti che mi lasciano piuttosto perplessa, non tanto per il rischio di perdere posti di lavoro per noi docenti, ma per il rischio di fornire alla fine un servizio molto più ridotto agli alunni, che si ritroverebbero a studiare le loro materie di indirizzo per meno tempo. Se il problema è che già adesso escono impreparati al mondo del lavoro, non si vede come questa organizzazione dovrebbe riuscire a prepararli meglio o di più.

Inoltre se impostata così non sarebbe, come dice Berlinguer, fondere medie con elementari, ma piuttosto fondere medie con il biennio di superiori (cosa che almeno avrebbe il vantaggio di unificare insegnanti che hanno per lo meno la stessa formazione di base e si occupano di fasce di età affini con una didattica simile). Se invece si pensa di accorparci semplicemente alle elementari, mi vengono i brividi, perché io, e molti altri colleghi, non siamo semplicemente formati per tenere classi di ragazzini di 8 o 10 anni, e quello in realtà non è il mestiere per cui siamo stati assunti. Quindi, molto probabilmente, se passasse questo migreremmo subito alle superiori. Dato che l’abilitazione per insegnare ai più grandi ce l’abbiamo, mentre le competenze per insegnare ai più piccoli no, e sono cose che non si improvvisano se si vuole fare seriamente il proprio lavoro.

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16 pensieri su “Accorpiamo le medie alle elementari? Non mi sembra questa grandiosa idea

  1. Vediamola dal punto di vista del genitore che ha fatto esperienza (con 2 figlie) e della persona che sta nel mondo del lavoro da anni.

    L’etá d’ingresso (5 o 6) dipende dal ragazzo: alcuni a 5 sono già pronti allo studio altri sono ancora bambini.
    Le elementari vanno bene cosí su 5 anni.
    Invece mi sembra opportuno accorpare medie e il biennio (magari lo chiamiamo ginnasio) e in questi 5 anni si fornisce quell’educazione di base che serva poi per la scelta che si farà a 15/16 anni quando il ragazzo è più maturo e sopratutto quando si ha una visione più precisa dello scenario esterno (oggi molto mutevole) che a 11 anni non si puó fare.
    A questo punto, accorpare i tre anni di liceo e due di università per una preparazione specialistica che abbia come sbocco il mondo del lavoro a 21/22 anni.
    Quindi 3 cicli di 5 anni.

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  2. Io spero che, come molte delle pensate di Berlinguer sulla durata dei cicli, anche questa svanisca nel nulla senza lasciar tracce. Senza contare che io, a titolo personalissimo, soffro di una grave forma di Complesso d’Erode per cui i bambini mi danno l’idrofobia e la smania, mentre quando arrivano intorno agli 11 anni li trovo simpatici, brillanti e provare a insegnargli mi piace moltissimo, senza contare che come per miracolo in me nasce una pazienza da angelo.
    L’idea di allungare le medie a quattro anni invece mi ispira abbastanza – tra l’altro rimanderebbe la fatidica Scelta di un anno, che potrebbe avere i suoi lati positivi.
    L’idea di tagliare un anno di formazione mi sembra una gran sciocchezza (sono in un blog altrui e quindi cerco di usare un linguaggio confacente a una signora), e anche anticipare di un anno non mi sembra poi questa gran pensata. Proprio no.

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  3. Sarebbe bello se ognuno facesse la scuola che gli pare, che duri 1 anno o 30 anni, che abbia come materie quelle che preferisce, siano la filosofia tedesca, il machine learning o “diventare maestri nella pulizia del naso altrui”. Scuole interamente fondate sull’igiene nasale o sullo studio e la manipolazione della materia, sull’arte oratoria o sull’osservazione degli astri celesti. Senza più burocrati che impongano programmi di Stato, buoni solo per generare conformismo e disamore per la cultura.

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  4. Ma scusa un attimo.. a parte tutte le assurdità di accorpamenti e robe varie e l’assurdità del finire un anno prima che permette di trovare lavoro (più giovani che cercano lavoro direi che semmai sarebbe il contrario) ..CHI ha detto che in Italia si finisce un anno dopo? In Svizzera si finisce a 19 anni ! E da quel che ne so pure in gran parte della Germania e Austria.

    Sono comunque d’accordo che le riforme scolastiche, avendo lo scopo di risparmiare, sono sempre solo atte a diminuire la qualità della scuola. Qualunque cosa ne dicano gli autori.

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  5. Questa pensata di ridurre di un anno la scuola mi sembra più il frutto di una riduzione di costi che una miglioria per i ragazzi, che già adesso non trovano lavoro o se lo trovano non pare esaltante. Vuol dire che i disoccupati avranno un altro bel balzo in avanti con buona pace di tutti.
    Dico solo una cosa: hanno avuto la pensata (pessima) della laurea breve con risultati zero o giù di lì, perché poi fanno anche gli altri due senza avere niente di più in mano. Le statistiche sono impietose al riguardo.
    I nostri giovani sono bravissimi nei social e nell’uso degli smartphone, ma sul lavoro mostrano tutte le lacune di una preparazione sommaria. Non me ne vogliano gli insegnanti ma loro fanno quello che possono, visto lo stato di abbandono della scuola. Non conoscono l’italiano, tanto meno le lingue, faticano a far di conto. Non parliamo di altre discipline. Vuol dire che andranno a fare i camerieri a Londra, se vogliono un posto di lavoro, più o meno come gli extracomunitari fanno in Italia.

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  6. il risparmio dell’8% circa è consistente, ma preferirei si risparmiasse altrove, in voci di spesa meno sensibili sulla qualità del corpo sociale, magari una limatina ai cosiddetti diritti acquisiti e non un taglio sulla scuola, perchè in fondo si taglia ancora una volta ai penalizzati principali del nostro tempo: i giovani

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  7. Un motivo per accorciare i tempi dell’ istruzione io lo vedo eccome: in quasi tutta europa ci si laurea attorno ai 22, da noi intorno ai 30 (ok, 25 se non la tiriamo in lungo, ma se lo fan quasi tutti non é solo un problema individuale). Il grosso della differenza é il fuori corso in universitá, ma anche la scuola dell’ obbligo quasi ovunque finisce prima.
    Il che da la possiiblitá a chi vuole di comprar casa o metter su famiglia a 22/25 anni, o a chi vuol fare carriera accademica di finire il dottorato a 25/26 anni.
    Non che voglia metter fretta a nessuno, ma a paritá di educazione prima si finisce meglio é.

    Tutti i discorsi sul training e riposizionamento dei docenti sono secondari: importanti, ma se fossimo d’accordo che una riorganizzazione é necessaria troveremmo il modo di superarli. Per esempio tenendo un modello tipo medie con professori a rotazione negli ultimi due anni.
    Sono invece un ottimo motivo per pianificare le cose per bene, senza fretta e soprattutto senza fare una riforma all’anno come si usa da noi.

    Ho pochi dubbi che la proposta venga da considerazioni simili, e che abbia preso piede per i possibili risparmi, per cui non mi aspetto nulla di buono, non tanto per i meriti della proposta quanto per sfiducia nello stato.

    PS: di didattica capisco nulla, son convinto si possa accorciare il percorso semplicemente perché si fa in mezzo mondo senza drammi

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  8. Veramente io mi sono laureata a 23 anni ed a 26 stavo finendo il dottorato. Adesso si laureano a 25 anche perché hanno allungato i tempi dell’università. Quindi non è la tempistica della scuola che lo impedisce. Casomai il problema di chi si laurea a 30 anni è che non è riuscito a dare gli esami in tempo. Magari perché se l’è presa anche molto comoda con lo studio.
    E se non si sposano a 23 anni è perché, anche se hanno seguito il curriculum di studi regolarmente, è ben raro che a quella età abbiano un lavoro fisso, anche se regolarmente diplomati e laureati.

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  9. Da mamma posso dire che attaccare elementari e medie avrebbe reso felici i miei figli, tutti passati da una classe elementare in cui erano ben inseriti a una media difficile – l’inizio dell’adolescenza si affronterebbe meglio col supporto degli amici. Però riorganizzare tutto per fare questo accorpamento, rifacendo di sana pianta programmi e testi, mi pare un rischio notevole, specie perché comunque ci si ritrova con un anno in meno, e…

    … come docente universitaria, non posso certo augurarmi studenti meno preparati. Se si vogliono ringiovanire i laureati, si obblighino tutti a dare gli esami subito alla fine del corso, come si fa in tutto il mondo: si può accedere a una sessione di recupero solo in casi motivati. E per la triennale solo una tesina breve, da fare in un mese o due. In ogni caso, non si vede perché scaricare sui docenti della scuola dell’obbligo i problemi dell’università.

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  10. Mi piacerebbe sapere che modello di scuola hanno in mente Berlinguer e lor signori. È vero, in alcuni paesi europei ci si laurea un anno prima (alla triennale) che da noi, ma la preparazione è mediamente molto più bassa (quando non infima).
    Il livello delle lezioni che tenevo in UCL, di certo non l’ultima delle università inglesi, era più basso di quello di un buon ginnasio nostrale (il problema non era il latino, ma l’inglese e le nozioni -pressoché assenti- di cultura generale e di cultura specifica; per altro lì i danni dell’accorciamento dell’higher education 16-18 sono particolarmente visibili). In Uk finiscono a 22 anni, ma la laurea triennale, che praticamente vale quanto la nostra maturità o poco più (per altro l’MA ha durata variabile di uno o due anni, a seconda delle università).

    Il modo di accorciare il percorso di studi ci sarà sicuramente, ma implicherebbe ristrutturare completamente la scuola italiana (compreso la materna, dove in molti paesi si comincia già a scrivere e leggere), ma questo si può fare solo se c’è una visione generale dietro, non a colpi di ‘geniali pensate’ che si succedono una dopo l’altra.
    Credo che la mossa più intelligente nell’immediato, se proprio l’età è questo insormontabile problema (cosa che non credo) sarebbe quella di abolire il 3+2, che molto spesso è solo una ripetizione e obbligare, come diceva il commento qui sopra, a dare gli esami in tempo, con una sola possibilità di ripetizione in caso di fallimento (a me fa un po’ rabbia che sulla carta il mio 110 e lode ottenuto in 4 anni invece che cinque abbia lo stesso valore di quello ottenuto da colleghi che, senza lavorare ma solo prendendosela comoda, hanno raggiunto il medesimo risultato in 10 anni).

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  11. contemporaneame si propone di avere i super geometri triennali.

    http://www.tecnicadellascuola.it/item/7889-dal-2015-il-super-geometra-con-laurea-triennale.html

    Peccato che um… i laureati triennali in Ingegneria Civile ed Edile ed i corsi di Architettura possono da anni sostenere l’esame di stato ed iscriversi all’ordine nella sezione B.

    http://www.ordineingegneritn.it/ordine/albo/iscrizione_allalbo.html

    Da un lato si cerca di accorciare il corso di studi e dall’altro lo si allunga, andandosi a sovrapporre ad altri corsi di laurea ed ad altri oridini professionali.

    Un giorno o l’altro devo raccontare la storia du un ingegnere meccanico che conosco, che si è progettato la sua casa ed ha chiamato dei carpentieri per farsela costruire. E la casa è su da 40 anni…

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  12. Qui in UK comprare casa o sposarsi a 23/25 anni è normale più o meno come da noi a 30. Molti preferiscono aspettare, ma per motivi personali.
    D’accordo che non è solo questione di ciclo scolastico, e che pure lì il problema riguarda più l’università. E che questo può essere risolto come dice bf.
    Resto dell’ opinione che se non ci sono solidi argomenti pedagogici per non farlo un accorciarmento è una buona idea
    @citoyenflorelle lo sento dire spesso, ma non trovo riscontri nei miei incontri e men che meno nei confronti internazionali, dove l’Inghilterra ci surclassa regolarmente nonostante il livello infimo delle scuole nei quartieri popolari (primo problema sociale del paese imho)
    @galatea
    Complimenti, io a 29 e me ne assumo la piena responsabilità.
    Ma ne faccio una questione di numeri, e il laureato medio è più vicino a me che a te.

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  13. Se davvero serve una riorganizzazione della scuola dall’infanzia all’università, andrebbe pensata a lungo, seriamente e coinvolgendo esperti di tutti questi settori. Altrimenti sono più i danni che i vantaggi.

    Vorrei aggiungere anche un commento sui laureati fuori corso: potrebbe essere che uno si laurei più tardi degli altri perché lavora tutto il giorno per pagarsi l’università (retta, libri e tessera dei mezzi) e magari nel frattempo ha avuto anche dei figli.

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  14. non sono del settore, ma penso semplicemente che guardino solo al risparmio senza pensare a i pro e a i contro se non che, ed è solo un mio pensiero, una delle cose a cui tengono di più è la proliferazione dell’ignoranza totale e la creazione di cloni, che poi questo favorisca o no l’ingresso al lavoro per certi politicanti è irrelevante, anzi, più precariato e disoccupazione c’è e più ottengono quello che vogliono.. o almeno sperano…

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