Perché maltrattate il povero Omero così?

Spiegatemi, perché da sola non ci arrivo. Avete un poema, vecchiotto, ok, ma che funziona da una cosa tipo 2000 e passa anni, ha una trama perfetta, un orologino di colpi di scena e di personaggi che si intersecano fra loro come un balletto sincronizzato. E siccome decidete di farne una riduzione televisiva, invece di prenderlo com’è, dando solo un’aggiustatina ai dialoghi, magari, no, lo prendete, lo stravolgete, ci aggiungete particolari a cavolo che ingarbugliano tutto senza portare un briciolo di senso in più, tipo principesse troiane che sono arrivate a Itaca prima di Ulisse, mentre lui no, suoi soldati che stanno nell’isola beati, non si capisce tornati a casa come, e una regina che si lascia smanacciare dal primo aedo di passaggio.

Insomma un garbuglio, un pateracchio, che non bastano a riscattare un protagonista passabilmente figo e una Penelope che pare uscita dalla pubblicità di Chanel.

Spiegatemi, perché da sola non ci arrivo: il povero vecchio Omero, che gli antichi accusavano di essere pieno di incongruenze, è riuscito a scrivere una sceneggiatura che sta in piedi assai meglio della vostra, mentre voi, cari i miei scribacchini, questa robaccia qua, che è più sfracasciata di una telenovela d’accatto. Perché non usate la sua trama originale, santi numi? Cos’è? Avete paura che vi pianti una causa legale per il copyright?

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6 pensieri su “Perché maltrattate il povero Omero così?

  1. Non l’ho visto ma mi sono bastati gli spot pubbliciatri per capire che era peggiore del peggior fotromanzo di vecchia memoria (sono vecchio ma Grand Hotel, e compagnia la ricordo bene come andava a ruba negli anni cinquanta). Quindi non mi stupisco di nulla. Della buona e vecchia Odissea ricordo tutto, anche perché me l’hanno fatta leggere e commentare a scuola.

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  2. Avete fatto caso che Odisseo torna ad Itaca dopo soli 10 anni? C’è questa insopportabile cosa che è il tempo che passa, che secondo i produttori/sceneggiatori rai gli spettatori proprio non sono in grado di digerire. Vent’anni significano troppo, significano un figlio che diventa uomo senza conoscere il padre, una donna che invecchia senza il marito al suo fianco, un uomo che vive la sua esistenza come viaggio. Non una parentesi, per quanto lunga, di 10 anni…ma una vita intera…Deve essere proprio un pensiero insopportabile… Poco meglio di Troy…anche li 10 anni di guerra agli sceneggiatori devono essere sembrati una roba fuori dal mondo…. Sono i piccoli particolari che mi fanno venir voglia di appiccare incendi, ma non in generale, no, proprio sotto l’auto dello sceneggiatore….aridatece Boris!

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