Grillo, la politica e l’one man show

Adesso che è lì, solo, a meditare dopo aver deciso che è stanco e si ritira, a me Beppe Grillo fa un po’ di tenerezza. Ha passato gli ultimi anni a gridare vaffanculi alla politica, ai politicanti di mestiere, ad inondare di insulti i partiti e quei vecchi dinosauri d’apparato che allignavano per anni nelle segreterie, gestendo il lavorio quotidiano dell’organizzazione. Li ha disprezzati, vilipesi, assieme alle cervellotiche procedure dei congressi, delle tessere, delle mozioni, agli elefantiaci dibattiti interni e bilancini fra proposte di correnti diverse e di spifferi vari.

Son convinta che ci credeva, che la sua rabbia era sincera. E’ quella che prende abitualmente chi sta fuori dalla politica e la vede arenarsi in quelle che sembrano questioni di lana caprina avulse dalla realtà. Pensi, quando sei fuori, che basti dare una spallata, far cadere tutto, perché tutte quelle lentezze sono solo imbrogli e furbizie di chi vuole tenersi il potere e far finta di essere necessario.

Poi però ci entri, in politica, anche solo per fare il consigliere di quartiere. E ti accorgi che no. Che quelle procedure elefantiache e spesso gonfiate sono però necessarie. Perché garantiscono la democrazia, permettono un dibattito in cui si sentono poi davvero tutte le campane. Che per ogni assemblea, compresa quella del pianerottolo, ci vogliono un segretario, un presidente, e qualcuno che presenta le mozioni e gli altri che controllano che il voto si svolga regolarmente. Che per scrivere una mozione, o una delibera, fosse solo per decidere in quale giorno si lavano le scale a turno, ci vuole capacità di mediazione degna dell’ONU, e poi anche abilità tecnica e preparazione giuridica, perché scrivere è scrivere, e scrivere una cazzata è un attimo.

Ti accorgi che dare le spallate non è così semplice e così immediato, soprattutto perché le spallate servono a poco, persino se riescono. Bisogna invece saper giocare di sponda ed accordarsi, proporre 50 per ottenere il 10 che davvero interessa a te, mediare, smussare, talvolta rinunciare a quello che non si può avere ora ma che magari si riuscirà ad avere in seguito, stringere la mano a gente che non ti piace tanto ma è utile, o necessaria. La politica è l’arte della pazienza, non è una gara dei cento metri, è una maratona.

Grillo non è un politico, è un mattatore che va sul palco ed è abituato ad organizzarsi lo spettacolo da solo. E’ lui che scrive i copioni, è lui che si presenta sul proscenio e doma il pubblico. Trascina il popolo, sì. Ma finita la performance basta, il suo compito è finito. E in politica non è così. Quando hai finito lo spettacolo, comincia il tutto. Ed è lì che ti ci vuole dietro la struttura che lavora alle tue spalle, fatta di gente un po’ grigia e nascosta, ma fondamentale: Grillo è il comico che va sul palco, ma il partito è il palco, è il teatro, è la struttura, è quello che resta prima e dopo lo spettacolo, ed organizza i festival, le stagioni e le tourné. E’ una macchina e funziona solo se ci sono compiti ben precisi e distinti, e ognuno fa magari una cosa sola, ma bene.

Ai Grillini, se vogliono sopravvivere e far politica, banalmente, ci vuole un partito. Una struttura, una organizzazione stabile. Ci vogliono tecnici che lavorino costantemente e preparino i materiali, formino le competenze. A tempo pieno e pagati, perché tutto il lavorio dietro le quinte non lo puoi fare quando hai due minuti liberi per collegarti ad un sito e impapocchiare qualcosa alla bell’e meglio, fra il cambio del pannolino del pupo e la cena di lavoro con il capo. La politica è una cosa seria, se la vuoi far bene, non può essere un hobby da ritagli di tempo libero.

I Grillini, è fatale, diventeranno un po’ meno grillini, se vogliono provare a far politica bene, da adulti. Grillo resterà probabilmente Grillo, perché tutto questo non fa per lui. A lui piace il palco, e l’invettiva. E gli riescono benissimo. Ma quella non è politica, è il suo show.

Non aveva capito la differenza. Ora forse sì. Per quello s’è stancato.

19 pensieri su “Grillo, la politica e l’one man show

  1. Lo “Stato liquido” e tutte quelle cavolate new age che piacciono tanto ai wannabe-Zuckerberg da strapazzo. I 5 stelle sono dei dilettanti, per caritá potranno avere i migliori intenti ma dei dilettanti rimangono. Il M5S è andato dal blog al blob. Né poteva essere diversamente per un organismo non in grado di darsi una forma. Già la politica organizzata fa fatica a dimostrare la propria utilità. Figuriamoci dei politici alla “Taverna” che sostengono di non essere dei politici. Nemmeno la speranza di essere utili avevano. Chissà che ne avrebbe cantato Gaber, di questi utopici qui. Molte miserie, senza nemmeno un corpo. Scanzi, prendi nota per il prossimo spettacolo.

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  2. Io credo che lui ci crdesse davvero, ma che sia rimasto del tutto spiazzato da quel 25%. Penso che si aspettasse un 8/10%, tanto per poter entrare in Parlamento e fare caciara.
    Insomma, quando la gente gli ha detto: “Beppe, pensaci tu” si è un attimino cagato sotto pensndo: “Vacca boia! E mò che ci faccio con centosettanta sciammannati???”

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  3. hai ben inquadrato la psicologia del genovese, non credo avesse un lucido programma da perseguire con astuzia, ma uno slancio sincero ma inadeguato alla complessità della politica

    anche persone che lo conoscono di persona da prima della politica, lo descrivono come lo descrivi tu

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  4. Io credo che abbia un merito fondamentale, che pochi (ri)conoscono: aver messo in evidenza che l’onestà è una qualità fondante, che ha la precedenza su tutto.
    Se non sei onesto, anche intelletualmente, potrai esser competente o intelligentissimo, ma porterai male a tutti.
    E’ un dettaglio che a me, prima di Grillo non era mica tanto chiaro. Credo che i suoi elettori abbiano avuto una prima comprensione finalmente esperienziale del problema.

    Sarebbe idiota dimenticarcene, e parlo di noi tutti, non dei grillini….

    Fra le altre cose sei onesto, forse competente lo potrai diventare. Direi che ha sottovalutato i tempi e i modi, in cui questo potrebbe accadere. Francamente io resto grato che si sia mosso e sia entrato in politica.

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  5. «Io credo che abbia un merito fondamentale, che pochi (ri)conoscono: aver messo in evidenza che l’onestà è una qualità fondante, che ha la precedenza su tutto.»

    secondo me sbagli, buon giampaolo44,

    perchè siamo d’accordo che l’onestà e fondamentale, condivido l’affermazione, però il Grillo finisce per dimostrare che non basta, che non è efficace, rischia un’eterogenesi dei fini, per cui l’onestà appare impotente a sbrogliare i problemi, alla fine la spregiudicatezza altrui finisce per apparire «concretezza»

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  6. Non so Diego, potresti aver ragione naturalmente.

    Io credo che lui abbia identificato con molta accuratezza il problema, e lo abbia comunicato molto bene –e si tratta di un problema fondamentale– ma forse non la soluzione. Però non mi sembra poco: fino all’altro ieri i più guardavano da un’altra parte, e oggi mi sembra che ci sia maggior consapevolezza del fatto che il problema invece esiste, eccome.

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  7. Ps: In matematica si direbbe che l’onestà, come notava Diego è “Condizione necessaria, ma non sufficiente.” E come in matematica, il concetto di necessaria è… assoluto.

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  8. È probabile mi sia perso qualcosa, ma non solo Grillo non si ritira — mantenendo ancora il ruolo di garante — ma ha imposto ai cittadini tutti uguali per definizione dell’«ognuno vale uno», cinque personaggi che valgono un po’ di più.
    Per carità, niente di strabiliante, è roba che nei partiti tradizionali è la prassi, ma in questo caso è interessante perché con un sol colpo Grillo ammette che fino ad ora le decisioni le prendeva tutte lui (probabilmente col suo socio) e che ora dunque è stanco di questo ruolo in solitaria, tanto da affiancarsi cinque co-garanti imposti alla rete che democraticamente ha potuto rispondere solo sì o no.
    Per il resto, l’articolo centra il punto.

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  9. Mah !

    Persino Obama, tanto ammirabile “idealisticamente” pare abbia fallito nella mente degli americani per la sua scarsa pratica gestionale (ma forse un partito degno di questo nome avrebbe dovuto fornirgli uno staffa abile; inoltre vorrei vedere chiunque con quei bei tipi del Tea Party, cosa avrebbe potuto concludere), mentre ora un vecchio marpione parlamentare, un maneggione della politica politicante come L. B. Johnson passa per un gigante, proprio per la sua capacita, con mezzi leciti e pure illeciti, di fare concretamente.

    Certo che l’unico fatto certo è che Grillo, col suo 25 % e il suo rifiuto di fare alleanze, ha di fatto ucciso la vittoria possibile di un Bersani che aveva la capacità dimostrata di amministrare bene, con un gruppo di collaboratori capaci.
    E ci siamo ritrovati a pendere dalle labbra di Renzi, che questa capacità realizzativa mi pare l’abbia ancora da far vedere. E dipende criticamente da un simil-Berlusconi come Alfano (detto CEPU) e, peggio, dal placet di Silvio per far passare qualsiasi cosa appena pesante (riforme, tagli ai privilegi etc).

    Grazie, Grillo e grillini tutti ! E ora vi viene il sospetto di “essere stanchini” ? Ma vaff….

    Anonimo SQ

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  10. Ah beh, a vender Bersani come amministratore capace e dimostrato, ce ne vuole!
    Haha “è sempre colpa di qualcun altro”, vero anonimo? Facile facile, ma di solito falso.
    Quantomeno se proprio vuoi dar la colpa ai grillini (che poi mica lo hanno scelto loro Renzi, ci avevi fatto caso?) cerca di dir qualcosa di più convincente.

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  11. Io sono molto in sintonia con ciò che dice Giampaolo44 a proposito di onestà, e del fatto che sia condizione necessaria (per questo il PD è SQUALIFICATO in partenza, e non cito nemmeno, per pudore, FI o NCD e gli altri) ma non sufficiente.

    Ritengo però che il “non sufficiente” fosse ben chiaro fin dagli inizi anche e soprattutto a Grillo medesimo, infatti credo sia questo il vero motivo per cui non è sceso in politica…non aveva intenzione di impegnarsi nelle “riunioni di condominio” che ben descrive Galatea.
    Quel compito però l’ha demandato a chi si è fatto eleggere, e sbagliate se pensate che siano (ancora) degli incapaci.
    Chiaramente per giudicare il loro operato non si può semplicemente ascoltare un servizio in tivvù… 😉
    Ma basta visionare una Settimana in Parlamento (es.: https://www.youtube.com/watch?v=AzYFeCO5j5M) per capire che in realtà a mio parere sanno come muoversi, ora.

    PS per Anonimo: Bersani…aveva proposto alleanza a Grillo ?!?!? Ancora a credere alle favole ?!?!? magari dalla sua viva voce smetti di crederci: guarda il video postato qui: http://www.ciwati.it/2013/11/14/non-ci-abbiamo-provato-sul-serio/

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  12. Ecco, giampaolo44:

    come sai, e tutti sappiamo tristemente, l’Emilia-Romagna, dove Bersani è stato presidente per qualche anno, è una delle più disastrate regioni italiane.

    Sanità, sicurezza, servizi sociali la situano ai più bassi livelli della società civile, assieme all’attività economica, stagnante e dominata da mafia e camorra, a causa del malgoverno comunista e proprio in particolare di Pier Luigi B., che l’ha condannata al sottosviluppo industriale ed a un’agricoltura di sussistenza.

    Altro che esempio per le altre regioni: Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria guardano ai loro sfortunati fratelli ( ?) emiliani come vittime del blocco di Varsavia per molti ancora anni a venire.

    Non parliamo della burocratizzazione nascosta nelle famose “lenzuolate” di P.L.B. quando, da ministro di Industria, sviluppo economico etc ha imprigionato in lacci e lacciuoli degni dell’ancient regime la vita economica della nazione intera, introducendo elementi di puro stalinismo e corruzione nelle attività economiche tutte.

    La storia seppellirà Bersani tra i rifiuti, glorificando le capacità, la saggezza e le capacità amministrative di ben altri grandi statisti italiani, primi fra tutti Silvio Berlusconi e Beppe Grillo.
    Viva la Repubblica, viva l’ Italia !

    Anonimo SQ

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  13. Ehm…. Bersani? Si proprio un vero statista.
    Il fatto che la gente di Romagna et Emilia fosse gia’ smart, competente, lavoratrice e poco incline ad assuefarsi a logiche mafiose in effetti e’ irrilevante. Certo, contavano molto di piu’ le macchie e i leopardi che ci stavano sotto.

    Ma la sua vera statura la ha mostrata quando ai grillini che gli offrivano Rodota’ presidente e una alleanza, ha saputo rispondere: Prodi!
    E di fronte agli sberleffi, visto che un presidente PD onesto non si poteva proprio accettare, in mancanza di meglio, dico, piuttosto che avere uno dei suoi, doveva proprio abdicare e allearsi con Berlusconi di nuovo. Un vero genio.

    Per questo si, passera’ alla storia.

    Rimpiangilo pure tu.

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  14. Non lo avevo visto Giulia, ed è una perla. Grazie davvero di averlo postato e fatto notare.

    Mi spiace solo che Civati sia caduto in quella trappola di quei giorni. Se avesse avuto il coraggio di staccarsi dalla posizione “ufficiale” e chiedere alle persone oneste nel PD di votare per Rodotà secondo me non sarebbe finita così. Ma la sua fedeltà al partito ha prevalso.

    Di tutta quella storia quel che mi fa più tristezza è vedere che quelli che li hanno votati stanno ancora inventandosi le peggio scuse per giustificare se stessi e i loro eletti, cosa che mi fa temere che rifaranno lo stesso errore per malcompresa pretesa di coerenza.

    Invece il video dei grillini in parlamento lo ho trovato molto carino. Dimostra che sono cresciuti molto. Non so quando riusciranno a mettere in pratica quanto appreso, ma sta emergendo una classe dirigente alternativa. Di quella vecchia io non ne posso più.

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  15. @giampaolo44: grazie mille, e ciò che dici vale anche per me.

    Mi imbarazza sentire gente che sa ragionare spaccare il capello in 4 pur di non ammettere la verità: Renzi sta riuscendo dove persino B aveva fallito !!!
    E grazie ai voti dei fedelissimi al partito e ai valori della sx… traditi due volte poveretti !!!

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  16. 🙂 🙂 🙂
    Grazie a te di esserti espressa… A volte mi sento davvero solo e mi pare di sbagliare, mentre so che non è così. Sapere che qualcun altro vede mi conforta molto.

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